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Cronaca | 20 febbraio 2019, 15:30

Compravano vini, ma poi non li pagavano : legale rappresentante di una ditta fossanese a processo per bancarotta fraudolenta

Vittime alcune aziende che dopo il fallimento non sono più riuscite a recuperare i loro crediti

Foto generica

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Quando nel 2015 il curatore fallimentare si era recato presso la sede della “Venus srl” a Fossano non aveva trovato nulla. Così come erano spariti registri e scritture contabili. L’unico documento ad essere recuperato il bilancio societario al 31 dicembre 2013.

E.C., legale rappresentante dell’azienda fossanese, è a processo per bancarotta fraudolenta distrattiva. In tribunale il curatore ha ricordato che all’epoca aveva richiesto per raccomandata un incontro con C., senza ricevere risposta. Era invece riuscito a contattare S.B., direttore commerciale, ma anche lui non si era più fatto trovare.

S.B. è imputato in un altro procedimento per truffa perché avrebbe raggirato alcuni imprenditori ai quali si presentava come un commerciante che acquistava i loro prodotti per rivenderli. Uno di loro l’aveva denunciato dopo che nel 2014 gli aveva venduto oltre 1.000 bottiglie di Barolo delle quali solo 150 gli furono pagate.

Oggi un luogotenente della Guardia di Finanza di Cuneo ha spiegato che E.C. è il figlio della convivente di S.B.: “Nel maggio 2014 C. si era intestato le quote della società e aumentato il capitale sociale, passato da 10 mila a 109 euro utilizzando le riserve straordinarie”.

A luglio 2014 la “Venus” fece un ordine di una piccola fornitura per 2.700 euro di bottiglie”, ha raccontato uno dei fornitori rimasti con crediti inevasi nei confronti della società fallita. “Siamo andati sulla fiducia, consegnandogli la merce e aspettando il pagamento che doveva avvenire con ricevuta bancaria. Fecero un secondo ordinativo, per 4.000 euro. Alla consegna mi diedero un assegno a pagamento della prima, che però risultò inesigibile. Provai a contattare S.B. che cercò di tranquillizzarmi. Ma quando ritornai alla sede di Fossano non trovai più nulla”.

Una storia simile l’ha raccontata anche un altro commerciante di vini: “Richiesero varie forniture. Il primo assegno lo incassammo senza problemi, ma i successivi tornarono indietro. Ci è restato un credito di circa 35 mila euro, dal fallimento abbiamo recuperato soltanto l’Iva”.

L’udienza è stata rinviata al 6 novembre anche per la discussione.

Monica Bruna

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