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Agricoltura | 26 febbraio 2019, 07:16

Prea: l’agricoltura eroica dell’azienda nata dal coraggio di mamma Domenica e ora gestita dai figli laureati Claudio e Paolo (FOTO)

L’Agricola Basso cura quindici giornate di castagneto nei terreni della località “I Suardi Sottani” a 1050 metri di quota. Ma ha recuperato, con fatica e impegno, i terrazzamenti che furono costruiti nel 1800 dai trisnonni. Su quelle strisce di campo, in totale cinque giornate, coltiva frutta e verdura di stagione. E nel borgo del Comune di Roccaforte Mondovì ha il laboratorio in cui trasforma le colture, l’agriturismo e il punto vendita

Paolo, mamma Domenica e Claudio davanti all'ingresso dell'agriturismo

Paolo, mamma Domenica e Claudio davanti all'ingresso dell'agriturismo

Valle Ellero. A 838 metri di quota, incastonata su un colle, c’è Prea: una delle frazioni più incantevoli del Comune di Roccaforte Mondovì dove, ogni anno, in occasione delle festività natalizie, si svolge il Presepe Vivente. Tutto attorno la spettacolare cornice delle montagne, con la cima Durand che svetta imponente, rende il piccolo paese di un centinaio di residenti ancora più suggestivo. Si respira l’aria di montagna pura e incontaminata. La neve è caduta abbondante, ma a inizio pomeriggio il sole luminoso scalda il cuore e il corpo.

Al centro della borgata c’è una struttura rimessa nuovo dove ha sede l’Agricola Basso, con l’abitazione, il laboratorio in cui si trasformano la frutta e la verdura, il grazioso agriturismo e il punto vendita. A fondarla è stata mamma Domenica, 66 anni. Lei è in pensione, ma dà ancora una mano e dispensa preziosi suggerimenti ai figli i quali, adesso, portano avanti il lavoro con coraggio e passione. Sono Claudio e Paolo, 41 e 37 anni: il primo laureato in lingua e letteratura polacca; il secondo in lingua e letteratura cinese. Ma lì c’è solo una parte dell’azienda: le coltivazioni agricole, che si possono definire eroiche, le svolgono quattro chilometri più in alto, ai 1050 metri di quota della località “I Suardi Sottani”. Sempre nella frazione di Prea.  

UNA STORIA  CHE AFFONDA LE RADICI NEL 1800

A partire dal 1800 nella località “I Suardi Sottani” ci vivono e lavorano diverse generazioni della famiglia Basso. La loro è un’economia di sussistenza: alcuni bovini e quindici giornate di castagneto, in pendenza, all’interno del quale costruiscono dei piccoli terrazzamenti per coltivare patate e cereali. Giuseppe e Margherita, genitori di Domenica, proseguono l’attività, acquistando anche la casa nel centro di Prea. Lei e i figli Claudio e Paolo abitano a Mondovì, ma vanno spesso a trovarli e a raccogliere le castagne. 

Raggiunta l’età della pensione, i nonni continuano a tenere pulito il bosco a “Suardi”, abbandonando, però,  il lavoro agricolo. Nel 1995 Margherita se ne va nei cieli dell’infinito e quattro anni dopo lascia l’esistenza terrena anche Giuseppe. Domenica si trova di fronte a un bivio: proseguire l’attività di commerciante nel negozio di Mondovì o salire a Prea. Il cuore le suggerisce quest’ultima strada. Nel 2001 inizia ad effettuare alcuni lavori ai “Suardi” occupandosi del castagneto e delle prime colture. Nel 2003 avvia la ristrutturazione della vecchia casa nel centro abitato della frazione.

“Avevo in mente - racconta - di recuperare i terrazzamenti per coltivare frutta e verdura. Però mi sono detta: è inutile che produco se, poi, non so come mettere in commercio il fresco. Allora ho pensato che sarebbe stato utile un laboratorio di trasformazione e poi anche un punto dove vendere le confezioni e un luogo dove farle assaggiare. Così, nell’intervento sono stati aggiunti il locale di smercio e l’agriturismo. Ma ho iniziato con il nulla in mano, perché nessuno sapeva spiegarmi quali fossero le norme per il laboratorio e quelle sull’attrezzatura da utilizzare”.

Sono trascorsi neanche vent’anni, ma allora mamma Domenica è stata davvero un’anticipatrice dei tempi e di un modo di praticare l’agricoltura, trasformando i prodotti, che, attualmente, trova parecchio seguito. La sistemazione dei fabbricati termina nel 2005 e l’attività può iniziare a pieno ritmo.

Claudio, dopo aver provato alcune esperienze lavorative da altre parti, la segue subito. “Non è stato un cambiamento dirompente - spiega - perché con mio fratello abbiamo sempre dato una mano ai nonni a pulire il bosco. Se guardavo fuori dall’ufficio e vedevo splendere il sole, il tempo non passava. Quando si è creata l’opportunità di aiutare mia madre non ho avuto dubbi. Ho lasciato tutto il resto, perché solo qua mi sono sempre sentito libero”. Claudio vive a Prea con la mamma.   

Nel 2008 entra in azienda Paolo. “Per me - dice - vale lo stesso ragionamento. Ho lavorato in una ditta di export, però nel fine settimana il mio mare era qua. Quindi mi sono chiesto: perché non farlo diventare un mestiere? E così è stato. Pur con tanti sacrifici è un’attività che mi piace molto”. Paolo abita a Mondovì con la moglie Natalie e i quattro figli: Sophie; David; Nicole e Clhoe di pochi mesi.

Ma l’Agricola Basso è protagonista ancora di un’ultima svolta. Nel 2011, mamma Domenica va in pensione e lascia l’attività ai figli: Claudio diventa titolare; Paolo si inserisce come coadiuvante.  

COME E’ STRUTTURATA L’AZIENDA

Mamma Domenica è sempre presente e ha la supervisione su tutto affinché, grazie anche alla sua lunga esperienza, ogni dettaglio venga curato nel modo migliore. In particolare, dà una mano nella cucina dell’agriturismo. Claudio segue, ai “Suardi”, la parte produttiva delle colture, le castagne, la pulizia e la preparazione dell’ortofrutta fresca. Paolo si occupa soprattutto della trasformazione e del confezionamento dei preparati, con l’etichettatura dei vasetti e la loro vendita. Ma i due fratelli sono comunque interscambiabili nei ruoli come l’agricoltura, soprattutto quella di montagna, necessariamente richiede. Durante il periodo estivo della raccolta danno loro una mano alcuni tirocinanti.  

PRODUZIONE BIO E I TERRAZZAMENTI DA AGRICOLTURA EROICA

Ai “Suardi” il castagneto, con duecento esemplari, rappresenta il “re” della parte produttiva dell’azienda. A una quota al limite per la sua sopravvivenza. Lo scorso anno sono stati raccolti quaranta quintali di castagne di antiche varietà: soprattutto ciapastre; bastè e servaj. E spesso spuntano anche i funghi.

Ma quasi all’ombra degli alberi, che occupano il terreno in pendenza, la famiglia Basso ha realizzato un miracolo: il recupero degli antichi terrazzamenti già costruiti dai trisnonni nel 1800. Sulle quindici giornate disponibili, cinque le hanno rese utilizzabili. Con fatica e impegno, anno dopo anno, sono state portate in piano, ai bordi delle piante, delle superfici larghe alcuni passi. Gli appezzamenti sfruttabili per le coltivazioni sono separati da rive alte qualche metro.

Tutto viene lavorato a mano o con le poche attrezzature che si possono impiegare in quelle condizioni estreme. Dove è possibile si usa il telo biodegradabile per non far crescere l’erba. Nell’azienda le sostanze chimiche non esistono. I pochi trattamenti sono solo naturali. Il terreno è reso fertile dal letame di cavallo, messo a disposizione dal centro equestre “La Canunia” di Lurisia. Concime frutto di un cibo senza manipolazioni fornito agli animali. Inoltre, viene adottata la rotazione delle colture per evitare l’insorgere delle malattie.

I prodotti crescono e maturano in un ambiente incontaminato a 1000 metri di quota. A dimostrazione che l’agricoltura eroica esiste. Vengono prodotti piccoli frutti, mele, ciliegie, pere e tanti ortaggi. Senza forzature. Seguendo il ritmo delle stagioni. E nella parti più impervie del terreno “corrono” i mirtilli rossi rampicanti. Inoltre, si sfruttano le rive, fra i terrazzamenti in piano, con la coltivazione delle erbe aromatiche: salvia; salvia rossa; rosmarino; origano, santoreggia, lavanda.    

“L’azienda - dicono Claudio e Paolo - ci piace definirla bio-diversa. Siamo partiti subito con la certificazione biologica, quando nessuno ne parlava. Sui nostri prodotti possiamo dare la garanzia assoluta della sicurezza alimentare e della qualità”.

Una filosofia introdotta da mamma Domenica. “Quando ero commerciante - afferma - ho sempre confezionato, con passione, conserve e marmellate per la famiglia. Facendo attenzione alle materie prime usate e a come le preparavo. Ho voluto trasferire lo stesso modo di lavorare nell’azienda agricola: al cliente posso raccontare il barattolo dalla A alla Z in quanto so cosa contiene. E glielo vendo volentieri perché lo consumiamo anche noi. Le persone non si prendono in giro con le bugie”.    

Ai “Suardi”, poi, scorrazzano liberamente i cani da pastore Sven e Olaf e diversi animali da cortile.   

LA VENDITA DIRETTA, LA TRASFORMAZIONE E L’AGRITURISMO

Il fresco coltivato dall’azienda prende tre strade. Una parte viene venduta nel punto di smercio a Prea e il mercoledì al mercato di Genova. Le castagne anche attraverso i grossisti.

Una buona quantità è trasformata nel laboratorio. Le confezioni disponibili sono un centinaio e comprendono diverse marmellate, sughi, salse, sottoli, sciroppi e succhi. Tra le “chicche” dell’Agricola Basso spiccano la crema di castagne e le confetture di erbe aromatiche, tra cui quella di ortiche selvatiche raccolte dove crescono spontanee. In Alta Valle Ellero. “La nostra caratteristica - spiegano Claudio e Paolo - è che facciamo trasformati insoliti. E li lavoriamo appena c’è del fresco disponibile sufficiente. Per cui hanno delle colorazioni e dei sapori diversi in base al periodo della raccolta: ciò che li distingue dai vasetti industriali. Le poche materie prime non nostre le acquistiamo selezionate e certificate. Come lo zucchero di canna, che arriva dal mercato equosolidale attraverso l’importazione dal Brasile e dall’Ecuador. Non utilizziamo addensanti, conservanti e acidi. Sterilizziamo a 190 gradi in autoclave: quindi, anche in questo caso, qualità e sicurezza alimentare sono garantite”.

Il trasformato prende soprattutto la strada delle fiere domenicali - una ventina durante l’anno - e quella di alcuni rivenditori a Torino, in Veneto e in Liguria.

Un’altra parte di colture serve per la cucina dell’agriturismo, che si chiama “I Suardi Sottani” per ricordare l’antico luogo dove si svolge tutta l’attività produttiva. I posti sono una trentina. Solo su prenotazione. Mamma Domenica, oltre alle pietanze tradizionali, se ne inventa sempre di nuove, però tutte rigorosamente cucinate da lei. Anche in questo caso le materie prime non aziendali vengono comprate da altre ditte della zona di cui si conoscono i processi produttivi. E il vino arriva da Barolo.  

I PANNELLI FOTOVOLTAICI E IL LAGHETTO PER IRRIGARE

Per l’Agricola Basso l’innovazione è fondamentale. Infatti, ha collocato dei pannelli fotovoltaici sul tetto dell’intera struttura di Prea che rende l’azienda autosufficiente dal punto di vista elettrico. Il riscaldamento dei locali avviene con la caldaia a legna e nell’agriturismo c’è una bella stufa. Il tutto alimentato attraverso il materiale ottenuto dalla pulizia del castagneto. I pannelli fotovoltaici sono poi stati installati a “Suardi” per fornire energia alle recinzioni elettriche che tengono lontana la fauna selvatica dalle produzioni. Ma non solo. Servono anche all’attrezzatura utilizzata per irrigare con il metodo a goccia. In quale modo? L’azienda ha incanalato l’acqua piovana che viene recuperata e raccolta in un laghetto di 35 mila litri di capienza da dove, poi, l’impianto la distribuisce alle colture. Nel bacino artificiale nuotano le oche e le anatre. 

I PROBLEMI? LA MANCANZA DI TURISMO

Paolo: “Metto in cima ai problemi il turismo inesistente. Questa è una valle chiusa, che non scollina da altre parti. Quindi non è conosciuta, pur avendo una ricchissima biodiversità. Ma non c’è passaggio. La difficoltà maggiore è la vendita al dettaglio perché ci metti tanto tempo nella produzione però, dopo, dovresti impiegarne altrettanto, che non hai, per valorizzarla al di fuori della nostra zona. E le ore di lavoro non si contano, compresi i sabati e i giorni festivi”.  

LE SODDISFAZIONI? I PRODOTTI APPREZZATI E NON SOLO

Paolo: “Partendo da zero, arrivare a vendere un prodotto trasformato incassando l’apprezzamento del cliente è una bella soddisfazione. Con l’orgoglio di non proporre solo una marmellata, ma il lavoro che sta dietro a quella marmellata e il territorio dal quale proviene. Scrivere sull’etichetta di una confezione il nome di Prea è un’altra grande soddisfazione. Sono contento della scelta fatta, anche se sarebbero necessari dei maggiori ritorni economici”.

Claudio:Non tornerei assolutamente indietro. Già vivere attorniato da un paesaggio straordinario vale la decisione presa. Inoltre, poter gustare la differenza tra un prodotto artigianale che coltivi con le tue mani e uno industriale omologato, come sapore, a centinaia di altri, è una soddisfazione enorme”.

Mamma Domenica: “La gioia più grande è vedere in Claudio e Paolo la continuità dell’azienda costruita con tanta fatica. Sarebbe stato un peccato doverla chiudere”.  

LA CURA DEL TERRITORIO DI CUI NESSUNO SI ACCORGE

Paolo: “Dalle Istituzioni servirebbe lo snellimento delle pratiche a livello burocratico, perché il nostro primo lavoro è coltivare e produrre e non fare carta. Inoltre, i politici parlano spesso del ritorno dei giovani in agricoltura, del dissesto idrogeologico, del recupero dei boschi e dei castagneti, dell’aiuto alle aree marginali. Belle parole che non diventano mai concrete. Il nostro lavoro di cura dei territori montani è utile anche alla pianura, per evitare i disastri prodotti dall’acqua e non solo. Sarebbero necessarie agevolazioni e formazione. Invece, ci dobbiamo sempre aggiustare da soli. Forse, però, è colpa nostra che non ci facciamo sentire abbastanza”.     

PROSPETTIVE FUTURE CON LO SGUARDO RIVOLTO A “INTRECCI”

“Le prospettive future dell’attività - sottolinea Paolo - sono quelle di far crescere la vendita al dettaglio, mantenendo la strada della qualità e del biologico. E, se riusciremo, costruire ai “Suardi” un altro laghetto per recuperare l’acqua del disgelo”.

L’Agricola Basso e altre cinque aziende agricole e artigiane monregalesi sono state protagoniste, lo scorso anno, del progetto “Intrecci Solidali”. La Carta Etica che hanno firmato, le impegna a “intrecciare” i percorsi, le conoscenze e i prodotti di qualità per favorire lo sviluppo della zona in cui operano, la solidarietà e l’integrazione. “Intendiamo proseguire in modo determinato su questa strada - conclude Paolo - proprio per confrontarci e lavorare insieme, condividendo gli stessi principi imprenditoriali. Con l’obiettivo anche di risolvere i problemi comuni. A breve, si dovrebbero aggiungere altre attività”.  

Al termine della chiacchierata, mamma Domenica ricorda che, nel periodo iniziale dell’avventura, in molti le dissero di lasciar perdere in quanto quell’attività non avrebbe avuto futuro. Al contrario, grazie anche al coraggio, alla passione e al cuore di Claudio e Paolo, sempre pronti ad aiutarla, è stata una scelta lungimirante. Adesso tocca a loro sviluppare ancora l’azienda. Consapevoli di produrre dei cibi unici ed “estremamente” buoni come unico ed “estremo” è il loro lavoro. Un’agricoltura che è quasi una missione e consente al territorio montano di vivere.   

Sergio Peirone

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