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Cronaca | 13 marzo 2019, 14:35

Continua il processo contro cinque imprenditori agricoli a processo per presunte truffe dei contributi europei

Secondo l’accusa avrebbero indebitamente percepito oltre due milioni di euro

Immagine di repertorio

Immagine di repertorio

L’inchiesta denominata “Heidi” aveva portato nel 2015 all’arresto dell’intera famiglia titolare della cooperativa agricola “Il Falco” di Marene, che si erano assicurati un notevole numero di terreni, di proprietà comunale ma anche da privati, nella Granda e nel nord d’Italia. Alle aziende agricole socie della cooperativa, fra le quali c’erano anche quelle riconducibili agli imputati, avrebbero offerto un "pacchetto documentale" completo, utile per poter chiedere all'Unione Europea ingenti finanziamenti per attività di pascolamento (i cosiddetti PAC).

Secondo la tesi accusatoria varie sarebbero state le modalità dei raggiri: più aziende sarebbero risultate utilizzatrici dello stesso appezzamento o avrebbero attestato l’uso di terreni non pascolabili in quanto irraggiungibili dagli animali. O, ancora, avrebbero fatto risultare il pascolamento di animali da parte di margari che in realtà non avevano portato nemmeno un animale.

Un pastore ha raccontato che nel 2013 aveva firmato un contratto con uno dei titolari della cooperativa “Il Falco” per far pascolare le sue mucche nella malga del comune di Traversella: “Ma non ci sono mai andato perché nello stesso posto c’erano già le vacche di un altro che mangiavano l’erba”.

In contestazione sono alcune domande di contributi per terreni nei comuni di Entracque e Valdieri, non ammissibili perché nella fase di controllo era stato rilevato il mancato rispetto dei requisiti per l’erogazione del finanziamento. Oltre 2 milioni di euro sarebbe l’ammontare dei contributi che i percipienti non avrebbero avuto diritto a ricevere.

Il responsabile dell’ufficio di recupero debiti dell’Arpea (Agenzia regionale piemontese per le erogazioni in agricoltura), costituita parte civile, ha spiegato che nei confronti di G.B. sono in corso due procedimenti per il recupero di più di un milione di euro comprensivi del contributo erogato per una sola particella di pascolo (393 mila euro per l’anno 2014), mentre A.B. ha già restituito la somma contestata 14 mila euro. Invece A.G. aveva presentato garanzia fidejussoria per il debito che dovrebbe essere recuperata.

Il processo continua il 3 aprile.

Monica Bruna

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