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Agricoltura | 15 marzo 2019, 07:45

Sui possibili tagli dei fondi europei all’agricoltura italiana abbiamo raccolto le opinioni di Coldiretti, Confagricoltura e Cia (FOTO)

Da parte delle tre organizzazioni di categoria emerge la sostanziale preoccupazione per una “sforbiciata” che metterebbe a rischio lo sviluppo del mondo rurale e gli investimenti futuri. Soprattutto nelle aree più svantaggiate. Il loro impegno è di lavorare perché la Ue riconosca il ruolo strategico del settore

Un terreno agricolo nella campagna cuneeese con le montagne a fare da cornice

Un terreno agricolo nella campagna cuneeese con le montagne a fare da cornice

L’agricoltura italiana potrebbe trovarsi di fronte a una brutta sorpresa nella programmazione dei fondi europei 2021-2027. Infatti, la proposta della Commissione Ue prevederebbe un taglio di 5,1 miliardi di euro al mondo rurale del nostro Paese. Nel settennato 2014-2020 l’Italia ha ricevuto 41,4 miliardi di euro: 27 miliardi per i pagamenti diretti; 10,5 miliardi per il Programma di Sviluppo Rurale (Psr) e 4 miliardi per l’Organizzazione Comune dei Mercati (Ocm). In quello 2021-2027 si scenderebbe a 36,3 miliardi di euro: 24,9 miliardi in pagamenti diretti; 8,9 miliardi per il Programma di Sviluppo Rurale e 2,5 miliardi per le misure di mercato Ocm.

Nelle settimane scorse, il ministro, Gian Marco Centinaio, i presidenti e i capigruppo delle Commissioni agricoltura della Camera e del Senato e gli assessori regionali del comparto hanno ricevuto il Commissario Ue, Phil Hogan, per esprimergli le loro preoccupazioni. Ma la trattativa sulla Politica Agricola Comune (Pac) parrebbe essere piuttosto complessa.

Cosa ne pensano le organizzazioni di categoria del mondo rurale della provincia di Cuneo?  

IL PARERE DI COLDIRETTI CUNEO  

Cosa significherebbe il taglio per la nostra agricoltura? “Dopo anni di progressivi tagli al budget Ue destinato al settore, un’ulteriore riduzione di risorse, se confermata, lo condannerebbe al blocco dello sviluppo e degli investimenti. Minerebbe la sopravvivenza del mondo rurale nelle aree svantaggiate, toglierebbe fiato all’imprenditoria giovanile e agli investimenti, ostacolerebbe lo slancio delle nostre imprese oltre confine. Al contrario, servono più risorse per innovare le nostre aziende, per promuoverne i miglioramenti delle prestazioni economiche e ambientali, per tutelarne l’impegno nelle aree montane, per sostenere l’insediamento dei giovani, per incoraggiare, con adeguati finanziamenti, la stipula di polizze assicurative, sempre più importanti con i cambiamenti climatici in atto. Le nostre imprese hanno anche bisogno di maggiori risorse per l’internazionalizzazione, a fronte di un mercato sempre più globale, competitivo e ricco di sfide, ma anche attratto dal brand agroalimentare del Made in Italy”.

Cosa possono fare le organizzazioni di categoria per limitare o evitare la riduzione delle risorse disponibili? “Coldiretti è in prima linea nell’azione di pressing perché le Istituzioni comunitarie riconoscano all’agricoltura il ruolo strategico che merita, non solo dal punto di vista produttivo, ma anche per l’azione cruciale svolta nella gestione e nella cura del territorio contro i rischi idrogeologici e l’abbandono. Al momento sono migliaia gli emendamenti alla riforma della Politica Agricola Comune (Pac)  sul tavolo del Parlamento Ue e serve una discussione approfondita e ragionata. Tempo e condivisione sono i presupposti fondamentali per scongiurare i tagli. L’agroalimentare europeo non può permettersi un esito approssimativo che potrebbe condurre a una Pac sbagliata, senza gli adeguati strumenti per produrre cibo di qualità in modo sostenibile, da un punto di vista ambientale, economico e sociale. Per questo motivo, da mesi chiediamo che non sia un’Istituzione a fine mandato ad approvare la programmazione dei futuri fondi europei all’agricoltura, ma che a votare la riforma Pac sia il nuovo Parlamento europeo che uscirà dalle urne a maggio. Un appuntamento elettorale strategico per il nostro mondo rurale, che richiede anche una responsabilizzazione di partiti e movimenti nel scegliere la migliore classe dirigente per la difesa degli interessi del Paese. Il futuro delle risorse Ue all’agricoltura sarà senz’altro uno degli elementi che sottoporremo all’attenzione dei candidati alle votazioni europee”.  

LA PAROLA A CONFAGRICOLTURA (a rispondere è il direttore di Confagricoltura Cuneo, Roberto Abellonio)  

Cosa significherebbe il taglio per la nostra agricoltura? “Siamo molto preoccupati per la situazione che si sta profilando e la seguiamo passo dopo passo da molti mesi e ormai con particolare attenzione, tant’è che l’assemblea nazionale di Confagricoltura dello scorso luglio si è svolta proprio a Bruxelles. Alla discussione hanno partecipato, tra gli altri, il Commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Gian Marco Centinaio, proprio per dibattere della nuova Pac e per cercare in tutti i modi di non ridurre il budget previsto per il nostro Paese. Tematica affrontata anche nel corso dell’ultimo Global Food Forum di Confagricoltura e a Farm Europe con tutti gli stakeholder del settore dei vari Stati membri. In quell’occasione i rappresentanti degli agricoltori europei hanno evidenziato la necessità di avere un approccio più completo alla Pac, spiegando meglio l’importanza della Politica Agricola Comune ai cittadini e mettendo in luce le garanzie che dà alle imprese del comparto e all’intera collettività. Siamo ancora in una fase interlocutoria dove nulla è definito e confidiamo ci siano i margini per migliorare la situazione ipotizzata”.

Cosa possono fare le organizzazioni di categoria per limitare o evitare la riduzione delle risorse disponibili? “Confagricoltura è attiva a ogni livello territoriale con un’attività di lobby costante per far comprendere, innanzitutto, che i fondi europei non sono un contributo alla produzione, quanto più un sostegno alle pratiche agricole, necessario alla salvaguardia del reddito in caso di crisi di mercato e di calamità naturali. Inoltre, parliamo di fondi che servono per continuare ad accompagnare lo sviluppo rurale nel solco della sostenibilità dell’ambiente. La trattativa è ancora in corso e Confagricoltura vi partecipa portando le istanze del territorio. Alcuni dei correttivi avanzati dovrebbero servire, in particolare, per rimettere il sistema in equilibrio. Buona parte dei Paesi dell’Est-Europa, ad esempio, beneficia di fondi Pac molto consistenti, ma contribuisce alle casse dell’Unione Europea in maniera decisamente inferiore rispetto all’Italia. Questo crea disequilibri inaccettabili ed evidenti. Oltre al fatto che l’incidenza del contributo europeo varia a seconda dello Stato e dello specifico contesto nazionale. È chiaro, infatti, che mille euro dati ad un agricoltore polacco abbiano un peso maggiore rispetto alla stessa cifra destinata a un’azienda italiana, chiamata soprattutto a fare i conti con costi di gestione molto più elevati. Non si possono mettere in competizione prodotti ottenuti con metodi produttivi diversi in termini di sicurezza alimentare, protezione dell’ambiente e tutele sociali”.  

IL PUNTO DI VISTA DELLA CIA-AGRICOLTORI ITALIANI (a rispondere è il direttore di Cia Cuneo, Igor Varrone)  

Cosa significherebbe il taglio per la nostra agricoltura? “Il taglio, nonostante sia di un importo inferiore a quanto preannunciato lo scorso anno, comporterebbe un importante danno dal punto di vista degli investimenti (soprattutto per le piccole medie imprese) e della vitalità delle stesse aziende. Per la nuova riforma Pac e la relativa riorganizzazione, siamo riusciti a destinare i fondi in modo ugualitario basato sul presupposto dell’equità. Il rischio dei tagli è che le aziende il cui ruolo è fondamentale nella salvaguardia del territorio, come quelle delle aree montane, senza gli incentivi a fondo perduto, possano diventare non più sostenibili economicamente. Altra conseguenza rispetto alla riduzione delle risorse sarebbe un possibile aumento della burocrazia: l’agricoltura italiana, e in particolare quella piemontese, dati i maggiori controlli e le limitazioni del mercato globale, parte svantaggiata perché ha maggiori costi”.

Cosa possono fare le organizzazioni di categoria per limitare o evitare la riduzione delle risorse disponibili? “Devono allearsi e percorrere insieme al Governo una strada che porti ad avere una voce comune a livello europeo e a ridurre il taglio previsto. Si dovrebbe lavorare insieme anche nell'ottica di una razionalizzazione della burocrazia”.               

Sergio Peirone

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