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Attualità | 17 marzo 2019, 13:19

Bra, grande interesse per l’incontro sulla TAV di venerdì 15 marzo al Polifunzionale

Paolo Foietta: “Riuscire a trasferire la metà dei Tir su treno è sicuramente un grande progetto ambientalista”

Bra, grande interesse per l’incontro sulla TAV di venerdì 15 marzo al Polifunzionale

Grande risposta di pubblico al Polifunzionale G. Arpino di Bra per l’incontro dedicato alla TAV, organizzato dal Gruppo Ferrovieri locale. Numerosi partecipanti si sono ritrovati nella serata di venerdì 15 marzo per conoscere meglio ed approfondire un tema molto dibattuto.

Alla conferenza sono intervenuti Paolo Foietta, già commissario governativo alla Torino-Lione, Giovanna Giordano e Roberta Castellino, due delle sette “madamin” che hanno dato origine al comitato civico “Sì, Torino va avanti”, il professor Beppe Gillio ed i rappresentanti sindacali Davide Masera e Massimiliano Campana.

Lo scopo dell’appuntamento è stato quello di fornire un’informazione chiara su un argomento spesso non sufficientemente descritto e considerato nelle sue reali accezioni. Ha aperto i lavori il sindaco di Bra, Bruna Sibille, seguita da Gianni Milanesio, ex macchinista che ha fornito valide considerazioni tecniche sulla TAV Torino-Lione, visto che per decenni ha percorso la linea della Val di Susa. “Sono favorevole all’opera, perché la tortuosità del percorso e la forte pendenza non possono consentire velocità adeguate. La difficoltà di far salire un treno merci pesante ai 1350 metri del Frejus e la ridotta dimensione delle gallerie esistenti non consente il transito dei treni merci moderni. Sono ancora da considerare l’assenza di sistemi di aerazione, l’inesistenza di uscite di sicurezza, la difficoltà di raggiungere la sede ferroviaria con la viabilità stradale, almeno per il tratto peggiore da Bussoleno a Salbertrand. Per un treno merci pesante servono tre locomotive, due in testa ed una di spinta in coda, mentre in pianura ne basta una e nemmeno a piena potenza. Questi elementi rendono oneroso il trasporto su quel percorso tanto da abbandonarlo, utilizzando il traforo del Gottardo per il Nord Europa ed i Tir per l’Europa dell’Ovest”.

Il tema dell’impatto ambientale, dato dalla linea ferroviaria in parola, è stato illustrato dal professor Beppe Gillio, che si è alternato al microfono con gli altri ospiti, fornendo un quadro più dettagliato dell’opera in cantiere. Sono stati, quindi, definiti i benefici degli investimenti in infrastrutture, con tutta una serie di informazioni chiave sulla nuova tratta. Si è discusso di stato dei lavori, del tunnel storico del 1871, della rete europea Ten-T e delle implicazioni occupazionali dell’infrastruttura che sarebbero certamente positive. A stimolare il dibattito ci hanno pensato Giovanna Giordano e Roberta Castellino, attiviste della TAV, decise ad andare avanti, soprattutto dopo le manifestazioni di piazza con oltre 30mila persone a Torino: “Con il nostro movimento abbiamo ottenuto il fatto che ci siano le manifestazioni di interesse. Per noi è un piccolo passo, però si sta muovendo la società civile, i cittadini si muovono ed è già qualcosa!”.

Il quadro economico è stato rimarcato da Paolo Foietta: “Finire la TAV per la parte di competenza italiana costerà circa 2,9 miliardi. Fermarsi qui, invece, costerà al Paese circa 4 miliardi di euro. Insomma, poco meno del doppio. Senza contare altri effetti collaterali pesanti, come, ad esempio, il tunnel attuale non più adeguato e fuori mercato”. L’ex commissario governativo alla Torino-Lione ha ancora parlato di costi e benefici: “Secondo Marco Ponti (già professore di Economia applicata al Politecnico di Milano, ndr) i costi sono molti di più, però la sua analisi è un’analisi truffa che è stata confezionata esclusivamente per dare la risposta che il Movimento 5 Stelle voleva sentire. Infatti, tutto il mondo accademico e scientifico degli esperti sta entrando nel merito per una ragione complessiva: secondo Ponti, che utilizza una sua metodologia e non la metodologia che deve essere utilizzata secondo l’Unione Europea e anche secondo lo Stato italiano, i costi più elevati sarebbero le mancate accise sul carburante. Quindi, paradossalmente, la perdita per lo Stato italiano è quella di raggiungere l’obiettivo ecologico di togliere camion sulla strada. Più ci sono camion sulla strada, più è un vantaggio per il contribuente italiano. Questa è una provocazione che ci coprirà di ridicolo anche nella trattativa con la Francia e con l’Unione Europea e, pertanto, un assurdo. L’analisi costi-benefici che i 5 Stelle hanno commissionato e che contrasta con quelli che sono stati i risultati di ben sette analisi costi-benefici, di cui tre fatti dall’Unione Europea, che erano positive, sta rivelandosi un boomerang ed una provocazione. I vantaggi sono sicuramente più rilevanti. Ci sono vantaggi dal punto di vista economico: in un’area che, comunque, sta registrando il massimo del numero di Tir che passano i confini con la Francia, nel 2018 noi superiamo i 3 milioni e 600mila Tir e se li figuriamo tutti insieme farebbero una fila lunga 800 chilometri. Stiamo parlando di 12mila Tir al giorno, cioè 600 chilometri di Tir che passano ai confini francesi”.

Quindi, Foietta ha allargato il discorso al tema ecologico: “Togliere la metà dei Tir non può che fare bene a questo Paese. Oggi, in cui si tiene finalmente conto dell’emergenza ambientale del pianeta, condividendo le parole di Greta (Greta Thunberg, ndr) e di tanti ragazzi, una soluzione di transizione ecologica per il trasporto delle merci, che produce un terzo dell’emissione di CO2, è necessaria. Al di là di quello che dicono alcuni soloni, la decarbonizzazione si fa, come politica europea, con il trasferimento del trasporto delle merci dai Tir, che utilizzano i diesel, con dei veicoli che trasportano elettronicamente. Ed i treni sono gli unici veicoli che oggi esistono in grado di trasportare le merci con un decimo delle emissioni che sono prodotte dai Tir. Perciò, visto che le merci esistono, sono tante, i Tir sono troppi e producono congestione ed inquinamento, riuscire a trasferire la metà dei Tir su treno è sicuramente un grande progetto ambientalista, quello che possiamo fare più correttamente nell’interesse dei nostri figli”. A chi dice che il progetto della TAV è vecchio, Foietta risponde: “Il progetto della TAV è stato approvato dalla conferenza di servizio nel 2015. La politica europea che definisce la TAV come un anello mancante dei corridoi europei è del 2013. È chiaro che si sta parlando di sostituire il vecchio tunnel del Fréjus direi da trent’anni e forse anche da più tempo, ma la soluzione che viene prospettata è la soluzione più efficiente e più moderna ed è stata progettata pochi anni fa”.

Paolo Foietta, classe 1956, laureato in architettura al Politecnico di Torino, dal 1983 al 1987 ha lavorato al Consorzio per il sistema informativo Piemonte. Cura il coordinamento delle attività rivolte alla gestione, progettazione e realizzazione per i diversi enti pubblici piemontesi dei loro sistemi informativi su tematiche territoriali ed ambientali. Dal 2000 al 2004 è stato direttore dell’Area territorio e trasporti della Provincia di Torino. Dal 2005 al 2006 ha ricoperto il ruolo di coordinatore della segreteria tecnica della Commissione ministeriale linea ad alta capacità Torino-Lione presieduta dall’arch. Luigi Rivalta (Commissione Rivalta). Dal 2004 al 2007 è stato dirigente del Servizio pianificazione ambientale e ciclo integrato dei rifiuti e dall’aprile 2005 all’aprile 2007 anche direttore dell’Area pianificazione ambientale della Provincia di Torino. Dal 2007 al 2009 è stato vicedirettore generale della Provincia di Torino. L’ultimo incarico rivestito è datato 2015 in qualità di commissario straordinario del Governo per la realizzazione dell’asse ferroviario Torino-Lione, un’infrastruttura strategica ed attenta alla sostenibilità ambientale. Esattamente come ha dimostrato la conferenza braidese.

Silvia Gullino

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