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Cronaca | 18 marzo 2019, 13:13

Alleanza tra 'ndrangheta e Cosa Nostra per il controllo del territorio: 17 arresti

Insieme per gestire traffico di stupefacenti, estorsioni e altre attività illecite in provincia di Torino e Cuneo. Uno degli arrestati è residente a Camerana

Alleanza tra 'ndrangheta e Cosa Nostra per il controllo del territorio: 17 arresti

La 'ndrangheta e la mafia insieme, alleati per controllare la provincia di Torino e quella di Cuneo, attraverso spaccio di droga, estorsioni a altre attività illecite. È il dato preoccupante emerso dall'operazione "Carminius", condotta dalla Guardia di finanza e dai carabinieri, che ha portato all'arresto di 17 persone accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata alla produzione e al traffico internazionale di stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, emissione di fatture per operazioni inesistenti e truffa.

Tra i 17 arrestati, uno è residente a Camerana. Si tratta di Bruno Pistoia, classe 1957. Deve rispondere di estorsione in concorso, aggravante al fine di agevolare l'associazione mafiosa; precedenti penali: porto abusivo d'armi, truffa, falsificazione di monete, spendita e introduzione nello stato, falsi in genere, ricettazione, riciclaggio, reati commessi con frode, appropriazione indebita, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.

A dirigere le operazioni la 'ndrangheta, con i referenti piemontesi costantemente in contatto con le famiglie calabresi insediate nella provincia di Vibo Valentia, gli Arone e i Defina, entrambe riferibili alla 'ndrina Bonavota.

In meridione venivano elaborate le strategie per assicurarsi il controllo del territorio, un'ampia area che comprende, fra gli altri i comuni di Moncalieri, Carignano, Carmagnola, Alba, Sommariva, attraverso attività illecite quali traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, riciclaggio, truffe, controllo di cantieri edilizi, contrabbando di monete false e alcolici, servizi di "protezione" e recupero crediti.

Le indagini hanno preso avvio nel 2012, dopo gli attentati subiti da due concessionarie, il cui titolare risulta oggi tra gli indagati. Da ulteriori accertamenti è emerso che fra gli arrestati figurano anche i responsabili degli attentati subiti, tra il 2016 e il 2018, dal vicesindaco di Carmagnola Vincenzo Inglese e dall'assessore Alessandro Cammarata, a cui furono incendiate le rispettive automobili. Un gesto intimidatorio conseguente, nel caso di Cammarata, alle iniziative intraprese dalla giunta comunale volte a limitare l'utilizzo delle slot machine, in larga parte gestite dall'organizzazione criminale.

Fra gli indagati figura anche un giovane consulente del lavoro, capace di strutturare società ad hoc chiuse nel giro di poche settimane, che acquistavano macchinari senza poi pagarli. I proventi venivano quindi inviati in Calabria e investiti in attivitá illecite. 

Complessivamente, la Guardia di finanza ha sequestrato beni per oltre 45 milioni di euro, fra immobili, societá, autoveicoli, conti correnti e cassette di sicurezza.

Oltre 60 le perquisizioni eseguite nelle province di Torino, Cuneo, Genova e Vibo Valentia.

"La criminalitá organizzata in Piemonte - ha commentato il procuratore vicario Paolo Borgna - non è un cancro invadente come in alcune regioni del meridione, ma una febbricola permanente che, se non repressa con efficacia, puó svilupparsi in una malattia piú grave. Voglio ringraziare le forze dell'ordine e in particolare l'amministrazione comunale di Carmagnola, che ha collaborato con gli inquirenti. Ora ci aspettiamo qualcosa in piú dalla societá civile".

Marco Panzarella

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