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Attualità | 19 marzo 2019, 18:53

Io, salvata a 17 anni da un trapianto di fegato dopo aver assunto mezza pasticca di ecstasy

Sala gremita di studenti questa mattina al Cinema Vittoria di Bra per la toccante testimonianza di Giorgia Benusiglio sulle conseguenze della droga

Giorgia Benusiglio, ospite stamattina al Cinema Vittoria di Bra

Giorgia Benusiglio, ospite stamattina al Cinema Vittoria di Bra

Sala gremita di ragazzi all’incontro con Giorgia Benusiglio organizzato al Cinema Vittoria di Bra nella mattina di oggi, martedì 19 marzo.
Giorgia ha raccontato la sua storia: miracolosamente salvata a 17 anni, grazie a un trapianto di fegato, dopo aver assunto una mezza pastiglia di ecstasy, tagliata con veleno per topi e piombo, da allora ha trasformato questa drammatica esperienza in una lezione di vita, impegnandosi in una lunga attività di prevenzione e di sensibilizzazione contro le droghe.

L’iniziativa, che ha permesso di assistere in anteprima, per la provincia di Cuneo, alla proiezione del film “La mia seconda volta”, era inserita nel progetto “CineGuala”, finanziato dal “Piano nazionale del cinema per la scuola” con il bando “Cinema per la scuola – buone pratiche, rassegne e festival”, col patrocinio del Miur e il Ministero Beni e Attività Culturali e Turismo.

Lo scopo è stato quello di far arrivare agli studenti degli istituti braidesi E. Guala, V. Mucci e San Domenico Savio l’appello di una giovane che è stata adolescente come loro. È brava, comunica in maniera diretta con parole semplici, ma incisive.

In sala non vola una mosca quando comincia a raccontare la sua storia: “Per un divertimento effimero, mi sono rovinata completamente la vita, sono diventata la nemica numero uno di me stessa, l’artefice della mia disfatta. È qualcosa che non mi sono ancora perdonata, credo che non lo farò mai. Ma ho imparato a convivere con me stessa cercando di non focalizzarmi su quello che ho fatto, ma su quello che posso fare oggi. Facendo della mia vita un capolavoro ogni giorno, come se fosse l’ultimo. Non ci riesco sempre, ma ci provo. Solo così non sono sommersa dai miei continui sensi di colpa”.

Per Giorgia, dialogare con i giovani è una missione da vivere con il sorriso sulle labbra, perché è felice di essere ancora viva, di poter godere delle piccole e semplici cose che compongono la nostra quotidianità e che di solito non siamo capaci di apprezzare, dandole per scontate. Oggi ha 36 anni, è laureata in Scienze della Formazione e lavora come testimonial anti-droga, raccontando la sua storia a 90mila ragazzi all’anno nelle scuole e ovunque ce ne sia bisogno.

Faccio questo per dare una corretta informazione a tanti giovani come voi, quella che io all’epoca non ho ricevuto. Tutti sanno che le droghe fanno male, ma pochissimi sanno che basta una sola assunzione per rovinarsi. Volevo fare un film che parlasse, non solo di tossicodipendenza, ma anche di uso occasionale, affinché sempre meno ragazzi potessero vivere l’incubo che ho vissuto io e, soprattutto, anche i vostri genitori. Perché, quando si fanno delle sciocchezze, si crea un effetto domino: coinvolgiamo non solo noi stessi, ma anche tutto il nostro nucleo famigliare e chi ci vuole bene”.

Nell’animo di questa donna straordinaria non risiede solo la gioia di esistere, ma anche il sentimento più bello e nobile che si possa provare: il senso di gratitudine. “I miei genitori mi hanno visto perdere i capelli, arrivare a pesare 27 kg, cambiare completamente nel corpo e nell’animo. Hanno visto la mia adolescenza spegnersi a 17 anni. Mi sono stati accanto come tutti i genitori farebbero con i propri figli, con immenso dolore e grandi sensi di colpa, anche se loro non c’entravano nulla, perché questa scelta l’ho fatta indipendentemente da loro. Si sono chiesti migliaia di volte “Dove abbiamo sbagliato?”. Sono domande a cui non otterranno mai una risposta, perché semplicemente non hanno sbagliato nulla, è stata una scelta mia, stupida. Ma un genitore si porta dietro sempre la responsabilità degli errori dei figli. Non mi hanno lasciata sola e mi hanno riempita di affetto”.

È stato questo a metterla sulla strada giusta, a spingerla a dare agli altri lo stesso bene che ha ricevuto. Si è salvata solo grazie a un trapianto tempestivo di fegato. L’organo donato a Giorgia apparteneva ad Alessandra, una 19enne deceduta in seguito ad un tragico incidente stradale proprio nelle ore in cui lottava per la vita.

Alessandra vive e rivive in Giorgia che, dal giorno del trapianto, si sente e parla al plurale, perché dentro di lei c’è un pezzettino fondamentale di qualcuno che ha reso possibile un miracolo. La sua vicenda clinica parla da sé ed è di monito a tutti. “La parola trapianto non inizia e finisce con un’operazione che può durare circa 17 ore e oggi anche di meno. È qualcosa che ti porterai dietro per sempre. Io sono e sarò una trapiantata, quindi una paziente per il resto della mia vita. Che cosa significa? Devo assumere ogni giorno dei farmaci. Se non li prendo, muoio. Sono i miei salvavita. Da una parte ti mantengono in vita, ma dall’altra ti danneggiano. Grazie a questi farmaci non corri il rischio di rigetto, ma sei più soggetto a infezioni, malattie, sei più cagionevole. Il pericolo più grande per i trapiantati è quello di morire per un tumore. Infatti, dopo tre anni di assunzione di questi farmaci, ho dovuto lottare contro un tumore maligno C3 alla cervice. Per la seconda volta mi sono ritrovata di fronte alla morte per quella scelta sciagurata che ha condizionato tutta la mia vita e mi porterò dietro per sempre. Al di là del problema fisico, poi arriva il problema psicologico. Che secondo me è ancora più grave. Ora parlo con una grande consapevolezza, derivata da tanti anni di lavoro su me stessa”.

La sua rinascita l’ha portata anche a scrivere pagine importanti che parlano dal profondo del cuore. “Io non smetto” edito da Piemme è un volume dalla forza dirompente, scritto con la profondità e la delicatezza di chi ha ancora tanti progetti da realizzare. Un libro che ogni adolescente, genitore, insegnante o educatore non dovrebbe perdersi.

Silvia Gullino

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