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Speciale elezioni | 20 marzo 2019, 12:45

Regionali, tra i nomi che la Lega provinciale manda a Torino non c’è quello di Gianna Gancia

La capogruppo in Regione viene proposta per le europee, ma la partita non è chiusa. Il suo nome non piace a Salvini e Molinari, ma altri big del partito la vorrebbero in campo

Regionali, tra i nomi che la Lega provinciale manda a Torino non c’è quello di Gianna Gancia

Il Carroccio cuneese ha stilato la lista dei cinque candidati per le regionali e, a sorpresa, si scopre che manca il nome della capogruppo uscente in Regione  Gianna Gancia.

Questi i nomi che la federazione di Cuneo propone a Torino: Luigi Genesio Icardi, sindaco di Santo Stefano Belbo, Guido Tealdi, capogruppo consiliare  a Mondovì, Paolo Demarchi, saluzzese, ex capogruppo in Provincia, Matteo Gagliasso, saviglianese, coordinatore dei giovani leghisti e Anna Mantini, capogruppo a Fossano.

Accanto a questi cinque, due proposte per le europee: Gianna Gancia, attuale capogruppo a Palazzo Lascaris, e Marco Racca, capogruppo a Savigliano.

Le proposte della direzione provinciale hanno comunque un valore meramente indicativo, dal momento che sarà Riccardo Molinari, nella sua duplice veste di segretario piemontese e di capogruppo alla Camera, ad effettuare una prima valutazione, fermo restando che l’ultima parola spetterà a Matteo Salvini.

Non può non destare stupore il fatto che la Gancia sia stata esclusa dalla rosa dei candidati per la Regione, segno evidente che la mappa del potere nel partito è cambiata.

Chi deve la sua ascesa alla donna più importante del Carroccio piemontese – e ancor più al di lei marito, Roberto Calderoli – oggi in qualche misura ne prende le distanze più o meno esplicitamente. E’ pur vero che c’è l’indicazione per le europee, ma quello di Bruxelles resta un traguardo difficile da raggiungere, data la vastità della circoscrizione che comprende ben quattro regioni.

Gianna Gancia, con tutta probabilità, paga la difesa di Umberto Bossi, da lei assunta nella cosiddetta “Notte delle scope”, quando venne messo in liquidazione quasi tutto il vecchio gruppo dirigente, e ancor più la sfida lanciata a Molinari nell’ultimo congresso piemontese. Tuttavia, parecchi sostengono che per lei non tutto sia perduto perché lasciare fuori la prima donna presidente di Provincia della Lega avrebbe il sapore di un affronto non solo nei confronti di Calderoli, ma anche di personaggi come Luca Zaia, presidente del Veneto e Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, veterani di lungo corso che nella Lega hanno tuttora un peso rilevante.

Salvini e Molinari se la sentiranno di aprire un fronte di ostilità interno, alla vigilia di una consultazione elettorale cruciale per gli ambiziosi traguardi che la Lega si prefigge?

Giampaolo Testa

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