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Cronaca | 20 marzo 2019, 13:11

Chiesa albese in lutto per la scomparsa di don Giuseppe Dellapiana

Le esequie del religioso, per anni in Ecuador prima di essere nominato parroco di Castelletto Uzzone e Gottasecca, saranno celebrate venerdì 22 marzo alle 10.30, presso la chiesa parrocchiale di Vaccheria

Don Giuseppe Dellapiana, per anni impegnato in Ecuador (FOTO: Diocesi di Alba)

Don Giuseppe Dellapiana, per anni impegnato in Ecuador (FOTO: Diocesi di Alba)

"Questa mattina è tornato alla Casa del Padre don Giuseppe Dellapiana, che nell’ultimo periodo si era trasferito presso la Casa di Riposo 'La Residenza' di Rodello": a darne notizia, attraverso il proprio sito web, è la Diocesi di Alba.

Le esequie saranno presiedute dal Vescovo di Alba, mons. Marco Brunetti, venerdì mattina alle 10.30 presso la chiesa parrocchiale di Vaccheria, dove sarà ricordato nella veglia funebre domani sera alle ore 20.30; la salma verrà quindi tumulata nel cimitero di Neive, paese natale di don Dellapiana, dove nasce il 13 aprile 1933 da una famiglia di contadini. Al termine della IV elementare inizia a lavorare con suo padre. Parallelamente, coltiva la passione per il gioco del pallone elastico, calcando anche il terreno dello storico sferisterio “Mermet” di Alba. Intorno ai 18 anni il suo parroco, don Giuseppe Bollano, gli propone di studiare musica e imparare così a suonare l’organo per guidare il canto durante le funzioni religiose. Accetta l’invito, abbandonando il gioco del pallone e iniziando a pensare al suo futuro. Dopo lunghe riflessioni con don Bollano e la lettura di vari libri, sceglie la vita monastica. Il 15 novembre 1960 entra nel monastero delle Tre Fontane di Roma. Dopo pochi giorni, gli ritornano in mente alcune parole del suo parroco, che era morto due mesi prima: "Puoi diventare sacerdote”. Seguendo il consiglio di padre Chiesa (sacerdote somasco) va quindi a Cherasco per riprendere a studiare. All’inizio del luglio 1962 ritorna alla Tre Fontane e il 15 agosto, festa dell’Assunta, inizia i due anni di noviziato. Sceglie il nome di Antonio. Nel 1966 inizia lo studio della teologia nella facoltà francescana del “Seraphicum”. Il 21 dicembre 1969 viene ordinato sacerdote e circa due mesi dopo gli viene affidato l’incarico di “priore”. Il 26 febbraio 1973 sale sul Monte Soratte, restaura il monastero, abbandonato da alcuni anni, che diventa un luogo di riflessione e di preghiera. La sua presenza suscita molto interesse. Anche se al monastero si può arrivare solo a piedi con una salita di 1 km, parecchie persone chiedono di potersi fermare qualche giorno. Lo chiedono anche tre giovani sacerdoti di Alba. Nel 1976 chiede di essere “incardinato” nella Diocesi di Civita Castellana per portare a termine i lavori iniziati. Il Vescovo, mons. Marcello Rosina, condivide la sua richiesta e gli affida alcuni incarichi diocesani. Un suo amico, padre Enrico Bartolucci, che era vescovo del Vicariato di Esmeraldas in Ecuador, gli chiede di aiutarlo nella formazione del primo gruppo di seminaristi. Avendo terminato tutti i lavori che aveva programmato, dona tutto alla Diocesi di Civita Castellana e va in Equador. Mentre lavora per la formazione dei seminaristi, accetta di predicare corsi di esercizi spirituali e scrive due libri in lingua spagnola: uno per i sacerdoti e l’altro per i cristiani impegnati. Morto il suo amico mons. Enrico Bartolucci, lascia il seminario e l’arcivescovo di Quito, mons. Antonio Gonzales, gli chiede di essere parroco di una nuova parrocchia nel sud della città. Gli impegni che ha in Ecuador uniti a quelli che aveva in Italia, lo costringono a ritornare a Roma prima del previsto. Vista la sua precaria salute, gli viene consigliato di ritornare vicino ai suoi familiari. Chiede di essere accolto nella sua diocesi a mons. Sebastiano Dho, Vescovo di Alba, che gli affida la responsabilità delle parrocchie di Castelletto Uzzone e Gottasecca: l’aria dell’Alta langa e le camminate quotidiane in mezzo al verde dei campi sono per lui una vera medicina. Dopo cinque anni chiede al Vescovo di non avere più incarichi amministrativi, si ritira nella casa parrocchiale di Vaccheria e riprende a vivere secondo la Regola di S. Benedetto, prima di trasferirsi, nell'ultimo periodo, presso la Casa di Riposo 'La Residenza' di Rodello.

P.R.

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