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Ad occhi aperti | 23 marzo 2019, 15:00

Pensare al futuro, una questione di responsabilità: Escape from L.A.

Tutti hanno detto la loro sia venerdì 15 che venerdì 22 marzo e almeno si spera abbiano anche realizzato qualcosa di un po’ più concreto dello sfilare per le vie della propria città

Pensare al futuro, una questione di responsabilità: Escape from L.A.

“Escape from L.A.” (“Fuga da Los Angeles”) è un film di produzione statunitense del 1996 scritto da John Carpenter, Kurt Russell, Debra Hill e Nick Castle, e diretto dallo stesso Carpenter.

Ambientato nell’anno 2013, il film racconta la disavventura del mercenario Jena Plissken assoldato dal Presidente degli Stati Uniti per ritrovare la figlia all’interno del gigantesco carcere di massima sicurezza a cielo aperto che è diventata la città di Los Angeles. La ragazza, unitasi a un criminale peruviano, è precipitata con l’aereo in città e ha portato con sé un telecomando capace di riposizionare i satelliti e rendere inutilizzabile qualunque tipo di tecnologia terrestre.

Lo ammetto, la fantascienza è uno dei generi narrativi che più preferisco: guarderei e leggerei qualunque cosa vi rientri anche solo marginalmente, e a prescindere dalla qualità effettiva dell’opera stessa. Ma – bisogna ammettere anche questo – è anche e inevitabilmente uno dei generi letterari che più paga lo scotto del passaggio del tempo; semplicemente, quel che ieri era considerato “fantascientifico” oggi potrebbe ragionevolmente non esserlo più.

Di passato, presente e futuro, in questi giorni, il mondo intero ha parlato molto. E l’ha fatto guardando negli occhi un problema serio, quello legato alle tematiche ambientali sollevato dalle manifestazioni “Friday For Future”, che qui nella nostra provincia si sono contestualizzate in alcuni cortei di protesta e scioperi che hanno visto la maggior mobilitazione nella città di Cuneo.

Le tematiche ambientali sono spesso le più complesse di cui parlare, perché banalizzabili – e strumentalizzabili, ma questa è tutto tranne che una novità – con estrema facilità; tutti hanno detto la loro sia venerdì 15 che venerdì 22 marzo e almeno si spera abbiano anche realizzato qualcosa di un po’ più concreto dello sfilare per le vie della propria città (che rimane comunque un atto significativo e importante).

Io ho fatto una cosa che faccio spesso quando voglio ricordarmi di non perdere l’attenzione su un tema così importante ma anche spigoloso: ho guardato un film.

E il film in questione è il seguito del capolavoro assoluto del cinema d’azione che è “Escape from New York”, ovvero “Escape from L.A.”. La pellicola – più un remake che un sequel, in quanto le situazioni rappresentate dalla trama sono sostanzialmente le stesse del film precedente, così come il personaggio protagonista – traccia una fotografia inquietante della Los Angeles del 2013 (quindi ormai del nostro passato recente): una terra depredata in cui l’edonismo spicciolo e insensato e la comodità tecnologica, per chi se la può permettere, hanno soppiantato qualunque altro tipo di valore etico. Un mondo in cui l’imminente e le poche responsabilità che inevitabilmente porta con sé la fanno totalmente da padrone… e che condivide purtroppo molti punti in comune con quello che siamo quotidianamente e che siamo stati.

Ed è proprio la responsabilità il punto focale di tutta la questione, secondo me. Il senso di responsabilità nei confronti dei nostri noi stessi futuri e soprattutto di chi verrà dopo di loro.

Nel finale del film Jena Plissken – il rude mercenario, diventato ormai iconico, interpretato un Kurt Russel praticamente perfetto – decide di azionare il sistema di riposizionamento dei satelliti orbitali e, in questo modo, far ripiombare l’umanità in un’era pre-tecnologica in cui le cazzate stiano “a zero”. Jena decide di prendersi questa responsabilità perché non è più possibile fare altrimenti, per sperare in un qualche tipo di salvezza o redenzione.

Prima di arrivare a questo punto – e se credete non sia possibile, date uno sguardo alle varie situazioni che la pellicola presenta cercando anche di ricordarvi che non siano ambientate nel 2019 – forse conviene cominciare a prendersi altri tipi di responsabilità un po’ meno gravosi.

comunicato stampa

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