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Economia | 23 marzo 2019, 09:00

Sicurezza, lavoro e felicità, ecco gli ingredienti vincenti delle metropoli in cui si vive meglio

Le città si trasformano e diventano sempre più intelligenti, dando vita a metropoli in cui il quotidiano è sempre di più a misura d'uomo. Senza dimenticare temi topici come sicurezza e lavoro.

Sicurezza, lavoro e felicità, ecco gli ingredienti vincenti delle metropoli in cui si vive meglio

Cosa hanno in comune Francoforte, Ginevra, Vienna ed Auckland? E come impatta sulla felicità delle persone il benessere psicofisico nelle città più popolose del mondo?

Sono domande a cui oggi possiamo dare una risposta più precisa, una misurazione molto vicina alla realtà grazie a strumenti di misura che mettono a sistema molte variabili della nostra vita e che, alla fine determinano il valore e l’appetibilità - il cosiddetto rating - di una città.

Grazie ad una sempre maggiore attenzione verso la qualità della vita dei cittadini e dei servizi offerti, ogni anno vengono pubblicati report da organizzazioni internazionali o da istituzioni economico-finanziarie, come Word Economic Forum e ONU, che contengono le risposte al desiderio di capire come gira il mondo. E magari in quale città aprire la nuova sede della multinazionale di cui si è a capo o pianificare il trasferimento della propria famiglia, assecondando le varie stagioni della vita.

I risultati sono spesso inaspettati e inducono a riflettere su quale modello di “città ideale” sia oggi vincente. Ad esempio, scopriamo che, secondo Mercer - leader globale nella consulenza per il capitale umano, i servizi previdenziali, la gestione degli investimenti in carriera, salute e benessere – le prime cinque città al mondo dove trasferirsi per livello di sicurezza e per occasioni di lavoro sono Vienna (Austria), Zurigo (Svizzera), Vancouver (Canada), Monaco di Baviera (Germania) e Auckland (Nuova Zelanda). Seguono a ruota Düsseldorf (Germania), Francoforte (Germania), Copenaghen (Danimarca) e Ginevra e Basilea in Svizzera. La Milano che corre alla velocità della seconda economia dell’euro è, per così dire, solo al 41 posto, ma saldamente davanti a Londra, Barcellona e New York.

Morale numero uno: la nostra vecchia e cara Europa domina la classifica dei luoghi in cui si vive e si lavora senza grandi difficoltà, anche se il Vecchio Continente ha una situazione decisamente frammentata che vede, sì molte eccellenze globali, ma anche alcuni tra i luoghi più complessi della terra.

Buttiamo il cuore oltre l’ostacolo e, parafrasando il titolo di una commedia italiana, chiediamoci se (quando e dove) siamo felici. Anche in questo caso, il risultato non è così scontato.

Sebbene sia vero che il livello di felicità distribuita nel mondo è calato negli ultimi anni e il modo in cui le persone interagiscono tra loro, sul lavoro e con le istituzioni è radicalmente mutato grazie alla tecnologia ed ai social media, l’Europa continua tutto sommato a sorridere.

Infatti, nella classifica di 156 Paesi valutati in base alla percezione di felicità dei propri cittadini pubblicata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, la Finlandia viene incoronata come il Paese più felice al mondo. Nel World Happiness Report seguono a ruota Danimarca, Norvegia, Islanda, Olanda, Svizzera, Svezia, Nuova Zelanda, Canada e Austria.

Morale numero due: Svizzera, Danimarca, Norvegia, Canada e Nuova Zelanda sono le nazioni su cui puntare, mentre l’Italia è al 36° posto, in risalita di 10 posizioni rispetto al 2018. Incredibile, ma vero.

In definitiva, i risultati che integrano parametri economici, sociali e ambientali, forniscono indicazioni utili ai cittadini, ma suggeriscono anche alle aziende dove aprire nuovi uffici e come catturare i talenti per farli funzionare.

In un mondo in cui la felicità delle persone è misurata anche in termini di innovazione tecnologica, consapevolezza dei Big Data, presenza sui social media ed utilizzo di internet e degli smartphone, nulla però ci potrà mai togliere il piacere e la gratificazione di uno splendido tramonto mediterraneo.

Perché il futuro nasce dalla storia di ieri e dalle scelte di oggi.

Enrico Molinari

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