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Overcooking | 23 marzo 2019, 06:00

Bella e d’annata (seconda parte)

“Questa cena sta diventando lunga come i campi di calcio di Holly e Benji”, l’amicale (e poco amichevole) coro alle nostre spalle.

Bella e d’annata (seconda parte)

Gli ottimi stringozzi alla spoletina con sugo di pomodoro e pecorino silenziano per qualche istante la conversazione ma poi, inebriato dal Sagrantino, il nostro commensale veneto riprende a parlare mentre trasciniamo in icona stoviglie e brusii di sottofondo: l’osteria del matto si trova in quell’aureo momento della serata in cui la cena è appena iniziata e il vino si mostra controluce di tre quarti, nessuna voce distorce per l’ebbrezza e chi serve a tavola non ha ancora maturato l’idea di strangolare i pargoli che sfrecciano ad altezza menisco attentando vassoiate roventi di pasta.

“Quando Pemberton inventò la formula della Coca Cola aveva già messo a punto le pillole Triplex per il fegato, il liquore allo zenzero, l’estratto di Styllinger per i problemi dermatologici e la Regina Indiana (una tintura per capelli), per non parlare dello sciroppo per la tosse Globe Flower, efficace anche contro l’asma e l’emorragia polmonare. Nel 1886 aveva già eseguito più di 12000 esperimenti chimici.”

“Insomma non era uno sprovveduto.”

“Direi di no. Ma la spinta propulsiva che lo animava si fondava su un grosso problema di salute: il Doc soffriva per una ferita allo stomaco riportata durante la Guerra di Secessione e l’unico rimedio al dolore erano per lui l’oppio e l’eroina.”

“Rimedi costosi.”

“Difatti la sua smania inventiva nasceva dagli ingenti debiti contratti coi fornitori di droga. Eppure la genesi della Coca Cola si avvantaggiò anche di altri due fattori: i “soda fountain” e il referendum contro l’alcol del 25 Novembre 1885. Vi sto annoiando?”

“Tutt’altro. Ma non usi i miei amici come pietre di paragone. Hanno lo stesso afflusso di sangue al cervello d’un impiccato.”

“Gli impiccati avevano erezioni mostruose. È storicamente dimostrato.”

“Mamma cos’è un’erezione?”

“È quando la gente va a votare tesoro. Non interrompere il papà.”

“Il referendum contro l’alcol passò a larga maggioranza e Atlanta, la città di Doc Pemberton, divenne una città secca. In altri luoghi, come Dallas, l’area metropolitana fu divisa in due: “dry” (secca) e “wet” (bagnata), cosa che ovviamente fece la fortuna del crimine organizzato. Ma il punto è che la maggior parte degli elisir e dei farmaci di quel periodo erano a base alcolica quindi il referendum fu un duro colpo per tutti i farmacisti.”

“Cosa sono i soda …?”

“I Soda Fountain. Sul finire dell’Ottocento negli Stati Uniti le farmacie erano dei veri e propri luoghi di ritrovo anche grazie a dei distributori di vari gusti che venivano mischiati a ghiaccio e acqua frizzante. Con la messa a bando dell’alcol i soda fountain acquisirono un’importanza cruciale nella vita sociale della comunità.”

“Ok ma non capisco cosa c’entri tutto questo col plagio di Pemberton.”

“Non sia impaziente. Ogni storia ha bisogno d’un’orchestra, voler saltare direttamente al finale sarebbe come espellere dei musicisti.”

Osservare con una punta d’invidia il muliebre caschetto biondo strusciarsi contro la spalla dell’oratore accentato dalle finte proteste del figlio.

“Facciamo un passo indietro. Lei sa cos’è il Vin Mariani? O meglio cos’è stato?”

“Confesso la mia ignoranza.”

“Creato a Parigi da una farmacista di origini còrse, era un miscuglio di Bordeaux e foglie di coca ed ebbe un successo strepitoso sul finire del XIX secolo.”

“Strano …”

“Lei scherza ma le maggiori personalità del tempo ne vantarono i benefici effetti, dalla Regina Vittoria a Thomas Edison, ma anche Emile Zola e papa Leone XIII.”

“ “Fatto” un papa se ne fa un altro.”

“C’è un aneddoto divertente relativo al presidente degli Stati Uniti Horace Grant, vecchio eroe della Guerra di Secessione ormai in fin di vita per un cancro alla gola. Egli voleva terminare le proprie memorie prima di andarsene e il Vin Mariani lo aiutò nell’impresa lenendo il dolore. Ovviamente questo episodio, seguito col fiato corto da tutti gli americani, contribuì a santificare la bevanda.”

“E Pemberton?”

“Sempre a corto di soldi e, contrariamente all’immagine contrabbandata dalla Compagnia, in possesso d’un ottimo fiuto per gli affari depositò nel 1885 il “French Wine Cola” e cioè una versione riveduta e corretta del Vin Mariani: in pratica aggiungeva al vino puro e alle foglie di coca le noci (più precisamente i semi) di Kola perché conosceva la secolare abitudine dei popoli africani di triturarle in polvere e cibarsene per sopportare la fatica. Probabilmente grazie all’elevato tasso di caffeina contenuto.”

“Ecco il plagio.”

“Si ma Pemberton lo dissimulò mentendo due volte.”

“Al canto del gallo?”

“Pietro rinnegò Cristo tre volte. E prima del canto del gallo.”

Sorridere abbagliati dalla pelata cromata del veneto mentre alle nostre spalle una fiamminga di carne plana sul tavolo così annunciata: “Buoni gli stringozzi? Ecco le braciole di castrato a scottadito. Se siete vegani vale lo stesso discorso della Coca Cola. Al bar all’angolo fanno delle ottime centrifughe.”

“È ancora dell’idea che sia divertente, l’oste intendo?” (a parte)

“In una sua burbera e regionalissima maniera si. Dov’eravamo rimasti?”

“A Pemberton che clona il Vin Mariani con aggiunta di noci di Kola e poi mente due volte per pararsi il … ahem, per premunirsi.”

“Si. Dapprima disse che, pur avendo depositato il French Wine Cola solo nel 1885, già lo produceva nel 1882 e cioè due anni prima dell’arrivo dell’avversario francese in territorio americano e poi, rispondendo alle domande d’un reporter dell’Atlanta Journal, disse: “ ho avuto il privilegio di studiare da molto vicino la formula francese e partendo da questa, forte delle mie esperienze personali e dei contatti diretti coi miei corrispondenti sudamericani, ho deciso di migliorarla”. Nessuna delle due affermazioni fu mai provata.”

“Un infame!!!” sentir tuonare alle nostre spalle.

“No, un capitalista ante litteram. D’altronde anche il McDonald’s nella sua formula virale è nato da un furto legalizzato, mais je divague.”

“Mi scusi se glielo faccio notare ma la sua carne si sta raffreddando ed è un peccato. L’oste sarà anche grezzo ma le braciole sono ottime.”

“Vero. Vero. Come la pasta. Dov’ero arrivato tesoro?”

“Alle bugie di Pemberton sul French Wine Cola”, sentir rispondere alla consorte con la ventennale dolcezza della sopportazione coniugale. Se l’uomo non fosse stato calvo gli avrebbe arrotolato una ciocca di capelli dietro l’orecchio.

“Posso dire una cosa?”

“Certamente.”

“Ma i soda fountain e il referendum abrogativo dell’alcol?”

“Vedo che sta seguendo con attenzione. E mi permette di chiudere il cerchio. Dal suddetto referendum del 1885 il movimento anti-alcol prendeva sempre più piede negli stati del sud; armati di bibbie e croci i suoi sodali avrebbero lasciato a secco il paese, in più Pemberton sapeva che al di là delle poco credibili giustificazioni addotte, il Vin Mariani aveva le carte in regola per trascinarlo in tribunale così compì il miracolo che permette a mio figlio oggi di (non) bere la bibita più famosa al mondo.”

“ … “

“Tolse il vino dal proprio composto ed eliminò la locuzione “French Wine”, anche per evitare che il vocabolo “french” venisse associato al Vin Mariani e infine, dall’iniziale Coca Kola, su geniale intuizione del pubblicitario associato Robinson, si arrivò a “Coca Cola”.”

“Come Sean Parker con Facebook”

“Pardon?”

“Fu il fondatore di Napster che suggerì a Mark Zuckerberg di togliere l’articolo determinativo e di mutare “The Facebook” in “Facebook”.”

“Non lo sapevo”.

“Anche lì tutto è nato da un presunto furto di proprietà intellettuale. La Coca Cola, il McDonald’s e Facebook, tre dei maggiori brand mondiali nascondono notevoli scheletri nell’armadio. Come le cinematografiche villette in stile neocoloniale edificate su un antico cimitero indiano. Un cimitero di 100 milioni di nativi. Mi scusi se l’ho interrotta.”

“S’immagini. Per mitigare l’amarezza di cocaina e semi di Kola, Pemberton aggiunse notevoli quantitativi di zucchero quindi iniziò a provare diverse combinazioni di aromi che i suoi apprendisti testavano sui clienti dei locali soda fountain, finchè nell’Aprile del 1886 si arrivò alla formula definitiva.”

“Tutto bene quindi.”

“Mica tanto. Resta il problema che ha ossessionato la Coca Cola Company sin dalla sua fondazione nel 1891 e cioè l’imbarazzante tara della sua genesi.”

“Il plagio?”

“No. La cocaina.”

“En effet, direbbero i francesi …”

“Partiamo dal presupposto che la cocaina era legale negli stati Uniti alla fine del XIX secolo e non soffriva dell’intolleranza etica destinata all’alcol, in più costava meno dell’alcol e in molte pubblicazioni mediche autorevoli (vedi Freud) se ne vantavano i benefici. Aggiungerei che grazie (si fa per dire) alla cocaina anche Pemberton aveva smesso di usare oppio e eroina riuscendo a tenere a bada il dolore al petto ma, a partire dal 1885 furono molti gli studi che ne dimostravano la perniciosità e il rischio d’assuefazione. Lo stesso Doc disse che l’abuso di coca poteva creare danni maggiori dell’abuso di oppio e morfina. Ed è in questo contesto che nel 1891 (morto ormai Pemberton) il fondatore della Coca Cola Company Asa Candler comprese che l’onda proibizionista avrebbe potuto accanirsi anche contro la cocaina e che se voleva ambire ad espandersi nel mondo la presenza di quella sostanza nella bibita avrebbe costituito un problema.”

“In che percentuale era presente?”

“Candler inizialmente sostenne che per dare assuefazione servivano trenta bicchieri di Coca Cola ma fu costretto a ritrattare. Arrivò addirittura alla negazione assoluta ma le analisi chimiche lo costrinsero ad ammettere l’evidenza dei fatti: la Coca Cola, che in molti soda fountain era già stata maliziosamente ribattezzata Dope Coke, dava assuefazione. Non quanto il French Wine Cola che era l’equivalente d’un bicchiere di vino e una striscia di coca ma sufficiente a inasprire scottanti questioni sociali.”

“In che senso?”

“Negli Stati Uniti del sud molti proprietari terrieri davano cocaina al posto del cibo ai braccianti neri per aumentarne la produttività e spesso questa veniva sostituita con ingenti quantitativi di Coca Cola. Erano gli anni del Ku Klux Klan e dei linciaggi in pubblico ma anche delle rivolte nere così qualcuno ipotizzò che responsabile dell’irrequietudine dei rivoltosi fosse la Coca Cola stessa col suo prezioso ingrediente segreto(?)”

“Una bella rogna da pelare”.

“Gatta”, una voce alle nostre spalle.

“È lo stesso.”

“Io te la farei pelare una rogna. Mentre mangi la proverbiale ciliegina sui maccheroni e meni il can can per l’aia.”

“Li ignori. Cosa accadde?”

“Messo alle strette Asa Candler prima provò ad aumentare la caffeina e a diminuire la coca, quindi decise di decocainizzarne le foglie.”

“In che anni siamo?”

“1901”.

“Quindi per quindici anni o giù di lì la Coca Cola ha contenuto cocaina col principio attivo. Non è una leggenda.”

“Tenga conto che nel secolo successivo la Compagnia ha prima cercato di insabbiare questa verità quindi l’ha negata, anche sotto giuramento tramite i suoi portavoce, e in un documentario risalente al 2005 continuava a sostenere che la Coca Cola non abbia mai contenuto cocaina.”

“Assurdo”.

“C’è di più. Nonostante la Coca Cola ufficialmente non sia più “dopata” dal 1903, l’esercito degli Stati Uniti ne proibì l’uso alle truppe per molti mesi ancora e nel 1929 uno studio di laboratorio evidenziò tracce di droga nella bibita, anche se la Compagnia ovattò la notizia. Infine, sempre nel 1929, dallo stabilimento peruviano di  decocainizzazione un responsabile, invece di distruggere i residui di stupefacente ne vendette diciotto chili alle aziende farmaceutiche europee destando l’interesse dell’allora Commissione Consultiva Permanente dell’Oppio delle Nazioni Unite che per un periodo bollò la Compagnia come un potenziale trafficante.”

“Volevano solo “tirarsi” su durante la Grande Depressione.”

“Oltretutto il presunto candore di Asa Candler era fuori luogo visto che, poco prima di assumere il comando della Compagnia, era un assiduo consumatore di French Wine Cola che teneva a bada le sue emicranie e, da farmacista, ne conosceva molto bene la formula che poi avrebbe portato alla Coca Cola.”

“L’eterno braccio di ferro tra uomo e sostanze psicotrope. Vince sempre chi tira di meno. In tutti i sensi. Grazie per la sua esposizione. Plagio e cocaina: non un bel biglietto da visita per uno dei brand più ricchi al mondo.”

“Non è che l’inizio. Oscuri misteri ammantano anche la fondazione della Compagnia.”

“Ce li vuole rivelare?”

“Bien sur”.

“Questa cena sta diventando lunga come i campi di calcio di Holly e Benji”, l’amicale (e poco amichevole) coro alle nostre spalle.

 

(Continua…) 

Germano Innocenti

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