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Ad occhi aperti | 30 marzo 2019, 15:33

Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile: "Out of the furnace"

Il problema non è legittimare l’ovvia necessità della difesa personale ma il modo in cui intendiamo le strutture che regolano la nostra realtà quotidiana. Non come un bastone da passeggio, ma come un randello con cui schiacciare l’ostacolo del caso

Christian Bale in "Out of the furnace"

Christian Bale in "Out of the furnace"

“Out of the furnace (Il fuoco della vendetta)” è un film di produzione angloamericana del 2013 scritto da Brad Ingelsby e Scott Cooper, e diretto proprio da quest’ultimo.

Russell – dopo aver scontato una condanna per omicidio colposo a seguito di un grave incidente stradale – cerca di ritornare alla sua vita, fatta di un padre malato, un fratello “testa calda” e un’ex-fidanzata ormai legata sentimentalmente a un altro uomo; quando il fratello viene ucciso da un pericoloso criminale per una storia di scommesse non pagate, Russell non troverà altra motivazione nella propria esistenza se non la vendetta personale.

Spero davvero la cosa non sia passata inosservata, ma nella giornata di venerdì 28 marzo è stata approvata ufficialmente la nuova legge in materia di “legittima difesa”: un punto importante del programma di governo gialloverde, e un elemento storicamente fondante di quello dei partiti di centrodestra come (appunto) la Lega. 

Vi sentite più sicuri? Dovreste. Almeno secondo il punto di vista del principale promotore di questi nove nuovi articoli - il Ministro dell’Interno Matteo Salvini - , che ha sottolineato come finalmente si sia arrivati a sancire il diritto sacrosanto alla difesa per chi viene aggredito in una propria proprietà: una misura, questa, che non rende l’Italia più vicina al Far West ma semplicemente complica la vita ai malintenzionati.

Di “malintenzionati”, per così dire, il film che vi consiglio in questa settimana – “Out of the furnace”, una bella pellicola passata per lo più in sordina e, nonostante il cast di ottimo livello, ormai dimenticata quasi del tutto – ne è davvero pieno, così come ne è probabilmente pieno il panorama quotidiano di una qualunque cittadina della provincia americana rurale. Spacciatori, allibratori, criminali di ogni sorta: la vita tutto sommato tranquilla del protagonista, un Christian Bale davvero convincente, è circondata da lupi in attesa di aggredire lui e i suoi cari, una condizione di solitudine e distacco dalla realtà capace di trasformare anche lui in una bestia feroce, di rendere la sua storia personale ancora più tragica.

Nel film l’America è rimasta quell'ormai storicizzato Far West in cui la vendetta personale è l’unica risposta concepibile. Una realtà che no, non credo si verificherà anche nel nostro Belpaese - almeno non per effetto di questa legge - , ma che è figlia della stessa matrice, appunto il senso di allontanamento dalle istituzioni.

Dire che “la difesa personale è un diritto” è una banalità gigantesca. Dire che “finalmente si istituzionalizza il diritto alla difesa personale”, invece, lascia intendere che prima non fosse così, cosa palesemente non vera.

Ma a spaventarmi di più è il tipo di concezione che si lascia passare con questa misura, quella di uno Stato che non si erga sopra le pulsioni personali dei singoli (giustificate, e ci mancherebbe altro) ma vi ci sguazzi dentro.

Il problema, insomma, non è legittimare l’ovvia necessità della difesa personale ma ancora una volta il modo in cui intendiamo le strutture che regolano la nostra realtà quotidiana. Non come un bastone da passeggio, ma come un randello con cui schiacciare l’ostacolo del caso. Ed è così che ci (ri)torneremo al Far West.

simone giraudi

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