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Ad occhi aperti | 06 aprile 2019, 15:40

Noi e il nostro "Ghost", un rapporto conflittuale: Annihilation

Abbiamo accolto e accettato il nostro passato, senza però affrontarlo, ma invece compatendolo (e compatendoci), assolvendolo (e assolvendoci)

Noi e il nostro "Ghost", un rapporto conflittuale: Annihilation

“Annihilation” (Annientamento) è un film angloamericano del 2018, scritto da Alex Garland sulla base dell’omonimo romanzo di Jeff VanderMeer, e diretto dallo stesso Garland.

Protagonista della vicenda è Lena, biologa ed ex soldato, posta in quarantena dopo aver affrontato una missione all’interno dell’Area X – una zona territoriale degli Stati Uniti colpita da un misterioso fenomeno biologico definito “Bagliore” - ; la donna, unica sopravvissuta della propria squadra, viene richiesta di effettuare un rapporto della missione, scaturita da una precedente dalla quale il suo compagno è tornato in gravi e inspiegabili condizioni di salute. 

Le forme di narrazione “di genere” (dall’horror alla fantascienza) hanno fatto nel corso del tempo della ricerca del significato di essere umano uno dei propri temi principali. Chi siamo, noi umani? Cosa siamo? Perché siamo? Sono tutte domande inevitabilmente senza risposta ma, altrettanto inevitabilmente, che si ripresentano nella nostra arte e nelle nostre narrazioni.

Per quanto questa ricerca abbia ancora oggi uno spazio preponderante nelle produzioni cinematografiche – si veda per esempio il recentissimo “Us” (Noi) di Jordan Peele, che poco ma sicuro vedrete trattato in una delle prossime puntate di “Ad occhi aperti” - , nella nostra realtà quotidiana il fenomeno non ha avuto lo stesso richiamo e questo credo sia stato sotto gli occhi di tutti proprio in questi primi giorni di aprile. Ancora una volta, “la Storia è maestra di vita, ma nessuno impara mai niente”. 

Emblematico in questo senso lo scambio di tweet tra – e già solo accostare i due nomi vicini mi mette in una condizione di serio disagio – Alessandra Mussolini e Jim Carrey.

Una rapidissima sintesi dello scontro: il comico canadese pubblica sulla propria pagina Twitter una sua vignetta che ritrae Benito Mussolini e Claretta Petacci, defunti a Piazzale Loreto, con la frase “Volete sapere dove conduce il fascismo? Chiedetelo a Mussolini e alla sua signora Claretta”. La nipote del Duce non ha gridato, come si può evincere dalla sua risposta: “Bastardo”. E via così, insomma.

Ecco. Non commenterò la cosa di per sé: tutti ne hanno parlato, chi più chi meno centrando il punto. E non intendo schierarmi per nessuna delle due parti (fermo restando che di “parti” non si tratta, in quanto uno dei due è un comico, cosa evidentemente sconosciuta ad alcuni).

Credo però – come hanno riportato alcune riflessioni apparse per esempio su Facebook – che tutta la questione permetta di alzare il velo su una ancora più ampia, e che ci tocca molto da vicino. E cioè la differenza di rapporto che esiste tra il nostro “passato autoritario”, per così dire, e quello della vicina e qualche decina di anni fa alleata Germania.

Sapete che cos’è un “Ghost”, in gergo narrativo? È un concetto che arriva dal ramo più tecnico della sceneggiatura cinematografica e che rappresenta proprio le esperienze pregresse – spesso negative ed emotivamente devastanti – di un certo personaggio. Appare chiaro quale tra i due popoli abbia affrontato faccia a faccia e sconfitto – anche fisicamente, per esempio con l’abbattimento e la ricostruzione di intere zone di Berlino – il proprio “Ghost”, e quale invece non sembri ormai avere alcuna intenzione di farlo. Abbiamo accolto e accettato il nostro, senza però affrontarlo, ma invece compatendolo (e compatendoci), assolvendolo (e assolvendoci).

Apparentemente la trama di “Annihilation” non c’entra assolutamente nulla con tutto questo discorso.

Ma la realtà della pellicola – e, in definitiva, di ogni racconto che parli dell’essere umano in cerca di se stesso – è che siamo noi la vera Area X, la vera meraviglia con le sue bellezze, le sue contraddizioni e l’atavica e terribile pericolosità. In quale delle tre rientri il nostro rapporto con il Ventennio, però, sta a voi capirlo.

simone giraudi

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