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In&Out | 08 aprile 2019, 07:32

Michele Cumar e la sua "vita a cavallo del confine", tra Granda e Zurigo

"In Svizzera c’è un senso molto più forte del bene comune e del rispetto delle regole che all’inizio possono sembrare un po’ eccessive ma che una volta abituati offrono un senso di stabilità e fiducia che in Italia non riesco più a trovare"

Michele Cumar e famiglia

Michele Cumar e famiglia

- Ciao Michele. Raccontaci, come e perché ti sei spostato a vivere a Zurigo?

Dopo l’università e dopo aver lavorato per alcuni anni a Cuneo (dove peraltro sviluppai la prima versione di Targato CN) mi trasferii a Torino a lavorare per un'azienda che si occupa di piattaforme digitali per lo sport. Nel 2007 vinsero una gara d'appalto per gestire il sito internet della FIFA e volevano una persona che lavorasse direttamente con il cliente a Zurigo. Mi proposi come volontario e fui scelto per un’avventura che doveva durare due o tre anni ed invece ha caratterizzato dieci anni della mia vita attraverso tre campionati mondiali, viaggi indimenticabili, belle amicizie e l’opportunità di imparare più di quanto avrei immaginato di poter fare.

- Com'è stato il ritagliarsi una tua quotidianità in un paese straniero? Quali differenze hai riscontrato rispetto alla tua vita in Granda?

La Svizzera confina con il nord Italia, ma le differenze culturali sono evidenti. C’è un senso molto più forte del bene comune e del rispetto delle regole che all’inizio possono sembrare un po’ eccessive ma che una volta abituati offrono un senso di stabilità e fiducia che in Italia non riesco più a trovare. Le persone sono più riservate ma sorprendentemente aperte al valore delle diversità culturali. Non mi sono mai sentito un ospite indesiderato né mi sono mai sentito discriminato per le mie origini.

- Di che cosa ti occupi, a Zurigo?

Dopo aver lavorato per 11 anni nel mondo dell’informatica applicata ai media ed allo sport ho ricevuto un’offerta dalla Microsoft sempre qui a Zurigo. Oggi mi occupo di gestire servizi di consulenza per multinazionali con sede in Svizzera.

- Come descriveresti i tuoi concittadini?

Gli svizzeri tedeschi amano l’Italia ed apprezzano il calore e lo stile di vita degli italiani, e mi hanno sempre trattato con rispetto e senza pregiudizi, più di quanto mi fosse capitato in passato vivendo periodi della vita in altri paesi. Gli zurighesi amano la bella vita, viaggiare ed essere in salute, tutte cose che apprezzo anche io. Molti li considerano freddi, ma io non sono d'accordo. Sono gente che sa divertirsi senza troppo esibizionismo, tra persone che conoscono e in maniera semplice. Molto spesso quelli che non rientrano in questa descrizione non sono svizzeri ma gente che come me proviene da altri paesi.

- Ogni quanto torni in Italia? Pensi che tornerai mai in modo definitivo?

Mia moglie, i nostri due bambini ed io torniamo in Italia ogni 2-3 mesi circa, per trovare le nostre famiglie distribuite tra Cuneo, Alba e Torino. In questi anni mi sono e ci siamo posti tante volte la domanda se e quando torneremo, senza avere mai trovato una risposta. Mia moglie tornerebbe più volentieri, mentre io mi sento a mio agio in questa vita a cavallo del confine. Prendo il meglio dei due mondi e mi sento privilegiato per questo. I nostri bambini poi sono nati qui ed anche se ora hanno solo 3 ed 1 anno chissà cosa penseranno di tutto questo quando avranno la maturità per farlo. Secondo me quando saranno grandi questo argomento avrà un significato diverso da quello che ha avuto per la mia generazione e quelle precedenti. Io credo nel valore e nell’inevitabilità dell’integrazione dei popoli e sono convinto che il futuro sarà sempre più orientato allo scambio di idee e valori che si misceleranno fino a rendere i pregiudizi razziali e culturali di oggi totalmente irrilevanti.

simone giraudi

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