/ Agricoltura

Agricoltura | 09 aprile 2019, 07:45

A San Giovanni dei Govoni di Mondovì c’è l’azienda agricola tutta al femminile “Cascina Biasin” delle sorelle Gasco (FOTO)

L’attività avviata, a inizio Novecento, dai bisnonni tornati dall’Argentina, l'hanno proseguita i nonni e, infine, i genitori. Maria Cristina e Silvana ne sono diventate titolari nel 2010. Le aiuta la collaboratrice Sandra. Coltivano 25 ettari di terreno a cereali e foraggio per alimentare un’ottantina di bovini di Razza Piemontese e 300 maiali. La carne, macellata da una ditta esterna, viene trasformata in azienda. Tra le “chicche” proposte il prosciutto cotto e la bega. Ma un fiore all’occhiello è anche il piccolo frutteto di goji

Silvana e Maria Cristina Gasco davanti all'ingresso del punto vendita e del laboratorio

Silvana e Maria Cristina Gasco davanti all'ingresso del punto vendita e del laboratorio

A San Giovani dei Govoni, frazione alla periferia del Comune di Mondovì, si respira aria pulita e il sapore della natura. In mezzo ai prati, lungo via Rifreddo, c’è l’azienda agricola tutta al femminile “Cascina Biasin” della quale sono titolari, dal 2010, le sorelle Maria Cristina e Silvana Gasco: nate, rispettivamente, nel 1980 e nel 1976. Le aiuta, come collaboratrice, Sandra: 38 anni.

Coltivano 25 ettari di terreno, dove producono il foraggio e i cereali necessari ad alimentare l’ottantina di bovini di Razza Piemontese e i 300 maiali Large White. Inoltre, una parte dei campi è riservata all’antico mais Ottofile, che viene poi macinato in farina per alimenti destinati alle persone.

Ma una delle “chicche” dell’azienda è rappresentata dai 500 metri quadrati di superficie nei quali, dal 2015, spicca il meraviglioso frutteto con 200 piante di goji. Il frutto è una bacca rossa di provenienza orientale che si raccoglie da luglio a ottobre e ha molte proprietà utili per il metabolismo e l’apparato muscolare. Le sorelle Gasco, oltre a venderle fresche ed essiccate le lavorano ottenendo un raffinato liquore.

La caratteristica dell’attività è quella di far macellare le carni bovine e suine dell’allevamento da una ditta esterna e, poi, di trasformarle, nel laboratorio aziendale, in eccellenze davvero straordinarie e uniche perché prodotte solo dalla “Cascina Biasin”. Come il prosciutto cotto con il marchio a Denominazione Comunale (De.Co.) di Mondovì e la bega: una tasca di trippa di maiale cucita a mano e da cuocere, con all’interno un impasto di salame cotto infarcito, a seconda della stagione, usando le bacche di goji in primavera, le prugne in estate, le castagne in autunno e le mele renette durante l’inverno. Il termine bega, a dimostrazione della sua originalità, deriva dai cognomi Gasco e Bertolino: quest’ultimo tra i promotori della Confraternita della Trippa e della Rustìa di Villanova Mondovì.

“La nostra filosofia - dicono Maria Cristina e Silvana - è quella di lavorare bene per ottenere, attraverso il controllo totale e rigoroso dell’intera filiera, prodotti naturali e di alta qualità. Hanno il sapore di un tempo e il profumo della terra dalla quale provengono. E, a chi li assaggia, trasmettono gioia ed emozioni”.  

UNA STORIA LUNGA PIU’ DI CENTO ANNI

La storia di “Cascina Biasin” ha origini antiche. La struttura rurale risale al 1871. Giuseppe e Clara, bisnonni di Maria Cristina e Silvana, grazie al gruzzoletto risparmiato durante il periodo di lavoro svolto in Argentina dove erano emigrati, riescono ad acquistarla all’inizio del Novecento. Quando decidono di smettere, l’attività la proseguono prima, Francesco e Margherita, e dopo, Agostino e Lucia: nonni e genitori delle sorelle Gasco.

L’azienda, nel tempo, cresce, fino ad arrivare agli attuali 25 ettari di terreno e con un allevamento, in media, di una trentina di bovini di Razza Piemontese e, soprattutto, di 700 maiali. Gli animali vengono venduti ai commercianti del settore per essere macellati. A 15 anni Maria Cristina e, a 18, Silvana, scelgono di aiutare i genitori come coadiuvanti. E’ un periodo molto importante per loro, durante il quale imparano i segreti del mestiere.

Nel 2010 la svolta: Agostino e Lucia, classe 1930 e 1939, cedono alle figlie le redini della cascina. Pur dispensando, come fanno ancora adesso, consigli preziosi su campi e stalle. Maria Cristina e Silvana mantengono i principi dei genitori sul coltivare in modo sano e pulito per alimentare gli animali con materie prime naturali prodotte in “casa”. Ma cambiano una parte determinante dell’impostazione aziendale, diminuendo a 300 i maiali in stalla. Per quale motivo?

“I nostri suini - rispondono - pur curati con le dovute attenzioni, come ci era stato insegnato da papà e mamma, finivano nel mucchio delle altre carni vendute dalla grande distribuzione insieme a quelle frutto, a volte, di allevamenti intensivi. Non come il nostro. Quindi, non potevano essere apprezzate dal consumatore per il loro valore aggiunto di qualità e di sicurezza alimentare. Dovevamo cambiare percorso. Allora abbiamo deciso di ridurre i capi, farli macellare da una ditta esterna e, come azienda, utilizzare interamente le carni, insieme a una parte di quelle bovine, per trasformarle in prodotti finiti. Solo in questo modo, infatti, saremmo riuscite a garantirne e a certificarne la provenienza e la genuinità. E così è stato”.

Le lavorazioni vengono vendute solo al dettaglio nello spaccio di San Giovanni dei Govoni, aperto dal martedì al sabato con orario 15-19, ai mercati agricoli di Mondovì del martedì e del sabato e a quello del sabato in piazza della Costituzione a Cuneo.    

TRE DONNE: FATICHE E PREGI   

Nell’impostazione organizzativa dell’azienda Maria Cristina si occupa dei campi, della stalla e della vendita sulla bancarella a Mondovì, Silvana le dà una mano ma, aiutata dalla dipendente Sandra, ha la totale responsabilità del lavoro di trasformazione. Inoltre, Sandra segue anche il mercato di Cuneo. Un’impresa agricola tutta al femminile: situazione che comporta problemi e soddisfazioni.  

“La difficoltà maggiore - raccontano Maria Cristina e Silvana - è rappresentata dalla fatica richiesta dai lavori nei campi e nella stalla che, per una donna, è maggiore rispetto a un uomo. Anche se adesso abbiamo a disposizione dei macchinari che aiutano e ormai ci siamo abituate. Tuttavia, pur a volte discutendo sul come programmare l’attività, l’essere solo donne a curare l’azienda diventa un pregio. Non essendo sposate e non avendo una famiglia alla quale pensare siamo più libere nella gestione. E siamo felicissime e orgogliose del coraggio con cui ci siamo messe in gioco e abbiamo continuato il mestiere dei nostri genitori”.       

IL PERCHE’ DELLA SCELTA

Maria Cristina: “La passione per questo lavoro: altrimenti l’agricoltore non lo faresti mai. Perché, a volte, dopo tanto impegno le condizioni climatiche ti rovinano il raccolto. E la delusione è tanta: dal punto di vista economico ed emotivo. Devo dire, però, che Silvana è molto positiva e ha un entusiasmo trascinante. Tutto ciò aiuta nei momenti più difficili”.

Silvana: “Già da piccola seguivo il papà e la mamma nei campi. Forse per me, essere contadina,  è una questione innata che ho sempre sentito mia. Certo richiede tante ore di impegno, ma ti regala la libertà di stare all’aperto e respirare la freschezza dell’aria. Sensazioni impagabili, che non ti stressano come il lavorare al chiuso. Se dovessi tornare indietro, rifarei la stessa scelta”.  

LE ECCELLENZE PRODOTTE DI CARNE BOVINA E SUINA

La carne bovina viene venduta in pacchi famiglia o, separatamente, sotto forma di bollito, arrosto, spezzatino, tritata, bistecche, sottofiletto. Ma le eccellenze di “Cascina Biasin” sono soprattutto quelle ottenute con la macellazione dei maiali. Oltre al prosciutto cotto De.Co. e alla bega, fanno parte delle proposte aziendali il salame cotto e il crudo in varie specialità tipiche: culatello;  classico della cascina;  pepino, con il pepe nero;  principessa, con il sale grigio della Bretagna; rosa, con il sale dell’Himalaya, cacciatorini. Poi, i cotechini, le salsicce, gli spiedini, le costine, lo zampone e la pancetta in due versioni: l’arrotolata classica e la schiacciata chiusa a libro con la cotenna steccata attraverso le bacchette di legno. Infine, la galantina con il pistacchio, la porchetta cotta nel forno a legna, il lardo con le erbe e il lonzardo: la lonza cruda e stagionata almeno 4 mesi che diventa una via di mezzo tra il prosciutto crudo e lo speck.     

IL PERCORSO DELLA QUALITA’ E DELLA SICUREZZA ALIMENTARE

Maria Cristina e Silvana: “Nei campi utilizziamo il letame dei nostri animali per concimare. Bovini e maiali vengono nutriti solo con le nostre materie prime naturali di cui conosciamo perfettamente il ciclo produttivo. Come si faceva una volta. I bovini durante l’inverno vengono curati con attenzione nella stalla e da aprile a novembre possono pascolare liberi all’esterno nei due ettari di terreno a loro disposizione. I suini alloggiano su un pavimento pieno e hanno gli spazi per muoversi comodamente. Il loro periodo di allevamento va dai 10 ai 12 mesi contro gli 8-9 mesi delle stalle intensive”.

In laboratorio? “Usiamo solo le nostre carni e pochi altri prodotti necessari per la trasformazione, ma genuini e certificati. Tutto senza conservanti. Inoltre, nei casi in cui il lavorato necessita dell’involucro esterno, come ad esempio il salame, utilizziamo budelli naturali. Anche le macchine e le celle di stagionatura sono moderne e garantiscono un processo produttivo ottimale. Infine, sempre per offrire la massima qualità possibile, mettiamo in vendita unicamente quanto riusciamo a confezionare con la dovuta accortezza. E ci sono settimane in cui mancano degli articoli perché non ce l’abbiamo fatta a prepararli. L’unica specialità quasi sempre disponibile è il prosciutto cotto perché è quella a cui teniamo di più ed è la più richiesta dai nostri clienti”.  

ALCUNI PROBLEMI

Se Maria Cristina e Silvana incassano tante soddisfazioni, devono però anche affrontare alcuni problemi che, comunque, sono abbastanza simili per tutte le aziende del settore. “Spesso - dicono - il prezzo di commercializzazione di molti prodotti non è così remunerativo. Facciamo un esempio: qualche decennio fa con la vendita di un quintale di grano vivevi alcuni mesi, adesso te lo pagano 17 euro e ci compri due pizze. Poi, gli alimenti importati dall’estero non hanno la stessa tracciabilità di quelli delle piccole aziende come la nostra. E questo crea una concorrenza sleale. Quando vedi in giro carne di maiale venduta a un importo inferiore a quello del suino vivo ti viene qualche dubbio sul come sia stato allevato”.       

PROSPETTIVE FUTURE CON LO SGUARDO RIVOLTO A “INTRECCI”

Maria Cristina e Silvana: “Vogliamo continuare, come adesso, a “sfornare” prodotti di nicchia con alta qualità, però mantenendo prezzi equi. Stiamo anche valutando la vendita on line. E dal punto di vista aziendale, pur sentendoci ancora giovani, ma non essendo ventenni, stiamo pensando di dedicarci maggiormente alle lavorazioni in laboratorio piuttosto che a quelle più faticose nei campi e nella stalla. Quindi, nessun ampliamento di superfici per le coltivazioni e degli allevamenti”.

“Cascina Biasin” e altre cinque aziende agricole monregalesi sono state protagoniste, lo scorso anno, del progetto “Intrecci Solidali”. La Carta Etica che hanno firmato, le impegna a “intrecciare” i percorsi, le conoscenze e i prodotti di qualità per favorire lo sviluppo della zona in cui operano, la solidarietà e l’integrazione. “Si tratta - affermano le sorelle Gasco - di un’esperienza molto positiva e da proseguire. Le piccole imprese del settore devono collaborare. Perché insieme si possono costruire percorsi importanti per tutti e ottenere dei risultati che, a livello singolo, sarebbero impossibili da raggiungere. Commercialmente, ma anche dal punto di vista umano”.    

L’IMPEGNO IN CONSIGLIO COMUNALE DI MARIA CRISTINA

Maria Cristina, nell’ultima tornata amministrativa del 2017, è stata eletta in Comune a Mondovì con la maggioranza del sindaco Paolo Adriano. A lei il primo cittadino ha assegnato il compito di consigliera delegata all’Agricoltura. Un ruolo importante. “Erano almeno 30 anni - sottolinea la Gasco - che a rappresentare il mondo rurale in Municipio non c’era un agricoltore. Certo, mi costa molti sacrifici perché aggiungi altri impegni a quelli già “pesanti” del tuo lavoro. Però, è importante promuovere e dare voce al settore nelle Istituzioni. Quest’anno, ad esempio, per la 60ª edizione della Fiera di Primavera del 13 e 14 aprile ci sarà anche una mostra di bovini di Razza Piemontese”.  

Sta ottenendo riscontri positivi dai colleghi agricoltori? “Sì, perché è stata compresa l’importanza di dare valore al comparto che, nel Monregalese, occupa un posto di primo piano come attività, ma è sottovalutato in quanto sono in pochi a conoscerne le caratteristiche positive”.  

Maria Cristina e Silvana, pur legate alla modernità, sono donne di altri tempi: serene nel loro lavoro, ma determinate nel raggiungere gli obiettivi. Seguendo gli insegnamenti di papà Agostino e mamma Lucia e le tradizioni contadine del territorio. Con l’aspetto qualitativo delle produzioni in cima alla scaletta delle loro priorità. Anche se costa impegno e, spesso, comporta un minore guadagno.

“Però - dicono al termine della chiacchierata - abbiamo deciso di lavorare seguendo i nostri principi etici e su questa strada vogliamo proseguire”. Chapeau.  

Sergio Peirone

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium