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Sanità | 16 aprile 2019, 09:33

Luci ed ombre nella sanità della provincia di Cuneo, tra criticità e virtuosismi

Peano (Pd): “In Granda il servizio sanitario è eccellente, grazie al lavoro di tanti ottimi medici, infermieri e personale tecnico e di assistenza. Ciò nonostante è penalizzata da una quota capitaria più bassa rispetto ad altre province piemontesi”

Maria Peano

Maria Peano

"Per assurdo gli ospedali potrebbero chiudere non per mancanza di fondi ma di medici: è questa la grave criticità che si sta verificando sul nostro territorio, in Piemonte ma anche in tutta Italia, ossia la carenza di medici”.

A fare questa affermazione così forte è Maria Peano, candidata capolista per il Pd alle prossime elezioni della Regione Piemonte, già assessore alle politiche sociali, dell’ambiente e della salute nel Comune di Boves, delegata alla sanità per la segreteria regionale del partito democratico.

“La mancanza di programmazione ha portato all’attuale criticità che diventerà ancora più pesante se non si troverà una soluzione. Che comunque - sottolinea Maria Peano - non può essere solo quella paventata alcune settimane fa dall’attuale Assessore Regionale alla Sanità, Saitta, di far rientrare i medici già in pensione, che dovrebbero sobbarcarsi un carico di lavoro e di responsabilità che già sono pesanti per i medici più giovani”.

“Se è vero che davanti alle emergenze ci vogliono soluzioni di emergenza, purtroppo sappiamo che troppo spesso le emergenze in Italia restano tali per anni - prosegue Peano -. Questa mancanza di medici specialisti si è creata perché ormai da oltre quindici anni la specializzazione non si fa più sul campo, cioè in ospedale ma proseguendo gli studi solo all’interno dell’università. Questo fa sì che su 11mila medici che si laureano in un anno, poco più di 6mila possono accedere alla specialità e quindi ai concorsi pubblici, con una perdita di professionalità enorme”.

Quale può essere la soluzione?

“La Regione, come ente non può risolvere da sola questo problema, che va affrontato cambiando alcune regole, come il tema della disponibilità delle borse di studio e della possibilità che gli specializzandi in formazione possano già dai primi anni esercitare l’attività negli ospedali pubblici, e la riconsiderazione del numero chiuso”.

Quindi non ci sono soluzioni, resteremo senza medici, come sta già accadendo in alcuni reparti degli ospedali della Granda?

“Diciamo subito che la sanità piemontese funziona e funziona bene: abbiamo ottimi costi standard e fare meglio non è facile, il tutto a fronte di una quota capitaria elargita per cittadino cuneese che è di molto inferiore a quella ricevuta dalle asl torinesi: siamo intorno ad una differenza di 40/50 milioni di euro. Una disparità che in effetti la Giunta Chiamparino ultimamente ha cercato di correggere. Ciò nonostante la Granda spende bene i suoi soldi, ottimizza i servizi e valorizza la forza del territorio. Per esempio si attuano delle politiche di risparmio nella spesa farmaceutica (tra le più basse d’Italia) utilizzando il farmaco genericato e grazie soprattutto alla collaborazione con i Medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta e gli specialisti.

Il personale sanitario svolge sul territorio un lavoro eccellente, nonostante le tante difficoltà che ci sono per esempio nelle nostre vallate montane.

In quest’ultimo periodo si è puntato molto su nuovi modelli organizzativi come la gestione associata degli ambulatori medici e le case della salute ma anche sulla possibilità di prendere in carico il paziente cronico per arginare il più possibile un’eventuale emergenza che inevitabilmente grava sull’ospedale.

Esempi innovativi di questo nuovo approccio di presa in carico di paziente cronico li troviamo nella sperimentazione che sta portando avanti l’Asl CN1 con l’organizzazione degli “ambulatori della salute”, dove molte prestazioni sanitarie territoriali vengono eseguite dagli infermieri di famiglia che, condividendo un protocollo con il medico di medicina generale, svolgono attività importanti sul territorio di prevenzione e di cura.

Analoga riflessione organizzativa si potrebbe iniziare a pensare anche per le strutture ospedaliere".

Una sanità quindi che funziona molto bene quella della Granda ma che, come tutte le cose può essere migliorata. Conclude Peano: “certamente ma attraverso un maggior riequilibrio nel riparto delle risorse dedicate alla nostra Provincia e anche aggiungerei, attraverso un ritorno alla centralità della sanità nell’agenda del Governo nazionale ad oggi trascurata, dove si possono individuare le vere soluzioni ai problemi più urgenti”.

 

NaMur

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