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Agricoltura | 20 aprile 2019, 17:13

Programmazione, promozione ed export: queste le tre principali strade indicate da Confagricoltura per rilanciare il comparto suinicolo

Roberto Barge: “Necessaria un’etichettatura più definita per stimolare il consumo di prodotti nazionali”, in provincia di Cuneo oltre 800 le aziende del comparto e 856mila i capi allevati

Programmazione, promozione ed export: queste le tre principali strade indicate da Confagricoltura per rilanciare il comparto suinicolo

È assolutamente necessario arrivare ad una etichettatura più definita dei prodotti trasformati per stimolare il consumatore nell’acquisto delle produzioni agricole nazionali. L’Italia aumenta la propria quota di export, ma allo stesso modo cresce l’importazione di materia prima di carne. Questo rischia di penalizzare fortemente il comparto agricolo ed è il motivo per cui la trasparenza sull’origine della materia prima diventa una condizione essenziale”. Così Roberto Barge, presidente della sezione suinicola di Confagricoltura Cuneo, dopo il Tavolo di Filiera svoltosi a Roma commenta il delicato momento attraversato dal comparto suinicolo anche in provincia di Cuneo.

Per uscirne, secondo Confagricoltura, occorre anzitutto riequilibrare il mercato dei prodotti suinicoli ed evitare che l’Italia si consolidi esclusivamente come Paese importatore e trasformatore di carni suine puntando su programmazione, informazione, promozione e nuovi mercati. Al Mipaaft l’associazione ha chiesto, in primo luogo, che gli allevatori siano coinvolti nelle scelte di programmazione produttiva. Resta fondamentale, poi, puntare maggiormente sulla promozione del consumo e sulla informazione al consumatore. Ben venga quindi, secondo Confagricoltura, la scelta di finanziare campagne promozionali per il consumo del prosciutto visto che oggi registriamo un evidente eccesso di offerta. Altra necessità è, come detto, la maggiore trasparenza verso i consumatori in merito all’origine della carne suina, anche nei salumi trasformati, ed alla qualificazione dei processi produttivi.

Per questo motivo – sottolinea Claudio Canali presidente della Federazione nazionale di prodotto allevamenti suini di Confagricoltura – le etichette delle carni suine dovrebbero riportare l’indicazione del ‘nato, allevato e macellato’; mentre vanno comunque promosse certificazioni del prodotto anche in tema di benessere animale e sostenibilità”.

Il settore ha registrato, negli ultimi mesi, un costante e preoccupante calo dei prezzi dei suini. Fanno tuttavia ben sperare i corsi di mercato mondiale dei Paesi Terzi (specie asiatici e Cina) con una domanda in crescita che sta trainando il mercato europeo, anche se le quotazioni nazionali sono ancora troppo contenute rispetto alle aspettative e inferiori rispetto al Nord Europa. Confagricoltura ha espresso poi apprezzamento per l’emendamento governativo, proposto dall’onorevole Guglielmo Golinelli, al “decreto legge emergenze” con uno stanziamento di risorse di 5 milioni di euro, auspicando che si approvi definitivamente l’istituzione di un Fondo specifico per il comparto e che si definiscano quanto prima misure dirette al settore ed in particolare agli allevamenti. Infine, per Confagricoltura occorre mantenere alta l’attenzione sulla peste suina, intensificando i controlli sanitari e soprattutto garantendo una puntuale vigilanza dei selvatici sul territorio nazionale e alle frontiere.

Negli anni compresi tra il 2007 e il 2018, in Piemonte, il numero delle aziende suinicole è passato da 1.082 a 2.032. Per contro, il numero di capi si è attestato nel 2018 ad oltre 1,2 milioni di capi. A fronte di un aumento dell’88% di aziende è corrisposto un +4% di suini. Anche in provincia di Cuneo si riscontra la tendenza a una diminuzione della consistenza di capi per allevamento, anche se in misura meno marcata rispetto all’andamento regionale. Nello stesso periodo, le aziende sono cresciute del 53%, registrando un aumento pari a 286 allevamenti (da 540 nel 2007 a 826 nel 2018). I capi in più sono circa 30mila, per un totale nel 2018 di 856 mila unità: un incremento anche in questo caso prossimo al 4%.

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