/ Attualità

Attualità | 25 aprile 2019, 17:49

Il 25 aprile a Saluzzo, il direttore de L’Espresso Marco Damilano: la Resistenza non finisce mai

Il giornalista dedica la Festa della Liberazione ad Antonio Megalizzi e ai giovani d’Italia e d’Europa, nuovi partigiani. La cerimonia ai Giardini della Rosa Bianca davanti al monumento del professor Araldo Cavallera, inaugurato 47 anni fa. Stasera “Ricordo con Rabbia” concerto ad ingresso gratuito con Ernesto Bassignano, monumento della canzone d’autore

Saluzzo Festa della Liberazione nei Giardini della Rosa Bianca

Saluzzo Festa della Liberazione nei Giardini della Rosa Bianca

Una partecipazione numerosa che il corteo per le vie della città ha evidenziato, la riscoperta di un monumento simbolico della Resistenza, Marco Damilano direttore de L’Espresso, personaggio televisivo di “Propaganda Live” oratore ufficiale della Festa di Liberazione a Saluzzo e la riflessione sui valori di Libertà e Democrazia. 

“Una Libertà non acquisita per sempre - ha sottolineato il giornalista parlamentare, giunto da Roma nel Cuneese, terra di famiglia per radici paterne e terra spirituale per i valori condivisi della Resistenza.  “I partigiani non ci hanno fatto questo dono perché fosse messo in una teca da museo. Ma ci hanno detto di continuare a conquistarla tutti i giorni”.

Nella sua orazione, nei giardini della Rosa Bianca, cuore della celebrazione saluzzese 2019, la lezione di tanti uomini, da Aldo Moro, a giornalisti, a fornai, a studenti con l’analisi di parole, tante e diverse, che oggi vogliono dire antifascismo insieme a quelle usurpate, storicamente collegate al 25 Aprile, come Patria e Popolo.

Responsabilità: la chiave antifascista su cui far perno, la chiamata di coscienza per una valutazione corretta “dei nostri mali” al centro del suo intervento: “Siamo stati diseducati per 20 anni alla politica,  considerandola sporca e arrivando a considerare persino allo stesso modo la Democrazia e la Libertà. Il nemico non è solo fuori. E’ dentro di noi, nella nostra realtà, nella richiesta di quiete, nello sperare che arrivi qualcuno a cui affidare la nostra vita, evitando di batterci per i principi più alti, evitando di superare l’ ansia, pur legittima, di quiete”.

Ogni generazione ha la sua Resistenza ed in questo 2019,  è più chiaro. “Abbiamo sbagliato a considerare la Libertà una conquista per sempre e per tutti – ha ribadito Damilano con il rimando all’articolo 3 della Costituzione che chiede di rimuovere gli  ostacoli per l’uguaglianza di ogni cittadino: “per non lasciare incustodita la domanda di giustizia”  possibile preda di appropriazioni indebite.

Resistenza un’azione che non finisce mai e, “non c’è Resistenza che non passi per una ferita. La nostra Italia, la nostra Europa sono ferite. Si deve provare a ricucirle, come stanno facendo tanti ragazzi e ragazze in tutta Europa”. 

In questa direzione, ai nuovi partigiani, ad Antonio Megalizzi, il giornalista ucciso a Strasburgo, la dedica del 25 Aprile. “Ragazzi che si battono contro i cani neri del passato come scrive Ian McEwan, che  tornano  come non fosse successo niente: sono i fascismi del XXI  secolo, i nazionalismi, la difesa della razza, la chiusura grezza in noi stessi. I social  diventano  terreni di caccia per le scorribande delle squadracce. Di fronte a tutto questo, bisogna resistere e durare”.

"La Resistenza è ora e sempre. La Resistenza è sempre”  il sigillo del direttore Damilano alla cerimonia tra gli applausi del pubblico, autorità religiose, civili, militari e associazioni combattentistiche e d’arma.

Resistenza nel Dna di famiglia del professor Araldo Cavallera, artefice del monumento nel Giardino della Rosa Bianca che fu inaugurato, 47 anni fa, il 25 aprile del 1972, sotto un’intensa nevicata primaverile.

Ritorna alla sua forza originaria, di smalto e simbologia, dopo il restauro dei mesi scorsi. A Cavallera, figlio del partigiano Copeco, nipote di Vindice e di Giuseppe Cavallera (suo nonno) nativo di Villar San Costanzo, fondatore del movimento socialista, la scultura fu commissionata all’epoca, dalle Associazioni Partigiane e dagli ex deportati politici e razziali.

La composizione è caratterizzata da un corpo  orizzontale “una lama, una macchina bellica che lacera ed opprime”, contrapposta ad elementi verticali che gradualmente esaltano la stele, metafora dei valori di Giustizia e di Libertà. “Le superfici sono movimentate da simboli che evocano i cingoli dei carri armati, i contrassegni dei deportati, combinazioni geometriche complesse, echeggianti la svastica, armi e stendardi”.  

"Ho pensato l’opera come un elemento urbano – ha spiegato l’artista - che partecipasse alla vita di comunità, fruito  come gioco nella fantasia dei bambini  che lo trasformano  in destriero, ma statico e possente per ricordare i principi della Lotta Partigiana.  Una presenza tangibile che rimanga lì nel tempo, soprattutto per i giovani”.

La manifestazione, scandita dall’assessore Andrea Momberto e che ha visto nella prima parte la deposizione della corona d’alloro al monumento in piazza XX Settembre, si è aperta con i saluti del sindaco Mauro Calderoni che ha rinunciato all’orazione ufficiale “per mettere al riparo di letture di parte” in prossimità delle elezioni. “Questa festa è di tutti e coinvolge tutti i cittadini che credono nella Liberta”.  Sul palco ha poi invitato  tutti gli amministratori.

Sottolineati gli ideali universali, apolitici e  traversali che partono dai valori della Liberazione nell’intervento del presidente Anpi locale Giorgio Rossi. Ha ricordato Angelo Boero, il partigiano Edelweiss, verzuolese, cittadino onorario di Saluzzo, deceduto lo scorso anno.

Presenza importante per il timbro emotivo della cerimonia la banda cittadina diretta da Aurelio Seimandi che ha accompagnato la manifestazione nei vari momenti, con un repertorio tricolore dedicato.

Stasera alle 21 al Teatro Magda Olivero, in via Palazzo di città, concerto ad ingresso gratuito dal titolo “Ricordo con rabbia” - La canzone politica nel mondo, attraverso lo specchio del Folkstudio con Ernesto Bassignano, considerato un vero e  proprio monumento della canzone d’autore e di impegno civile.

Vilma Brignone

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium