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Agricoltura | 14 maggio 2019, 07:45

A Cuneo, sta per concludersi il primo corso biennale di Tecnico superiore della trasformazione ortofrutticola (FOTO)

I diciannove allievi impegnati sono soddisfatti della preparazione acquisita e il 15, 16 e 17 luglio affronteranno l’esame di Stato. Nello stesso mese terminerà il primo anno del secondo corso. Il tutto gestito dal Consorzio AgenForm per conto della Fondazione Istituto Superiore Agroalimentare del Piemonte

Gli allievi del corso biennale di Tecnico superiore della trasformazione ortofrutticola che daranno l'esame a luglio

Gli allievi del corso biennale di Tecnico superiore della trasformazione ortofrutticola che daranno l'esame a luglio

A Cuneo, il primo corso di Tecnico superiore della trasformazione ortofrutticola sta per terminare. A gestirlo, per conto della Fondazione Istituto Superiore (Its) Agroalimentare del Piemonte, è stato il Consorzio AgenForm-Agenzia dei Servizi Formativi della Provincia. Dove? Nella sede del capoluogo della “Granda”, in piazza Torino: struttura in cui c’è anche il Dipartimento universitario di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari.

Dopo due anni di impegnativo lavoro teorico e pratico, 1.800 ore complessive di lezione delle quali 600 di stage effettuate direttamente nelle aziende, i 19 allievi (4 donne) provenienti dalla provincia di Cuneo e dal Torinese, per la maggior parte con il diploma superiore o la laurea conseguita in tempi recenti, ma alcuni più avanti come età e in cerca di occupazione, sono pronti a sostenere l’esame di Stato in programma il 15, 16 e 17 luglio.

Se lo superano verrà rilasciato loro il titolo di Tecnico Superiore V livello del Quadro Europeo delle Qualifiche (Eqf), la certificazione di sicurezza sul lavoro, quella di quarto livello della lingua inglese e il riconoscimento del percorso formativo, in sostituzione del periodo di pratica, per l’iscrizione all’Albo professionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati. Il ciclo di apprendimento, riservato a chi, prima di iniziarlo, aveva già  conseguito la “maturità” o il “dottorato”, era totalmente gratuito grazie ai finanziamenti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) e della Regione Piemonte.

Gli studenti saranno valutati da una Commissione composta dal presidente designato dal Miur, da un esperto della formazione indicato dalla Regione, da uno specialista scientifico dell’Its, da un esperto del mondo del lavoro il quale sia stato docente/imprenditore delle aziende di stage nei due anni di Piano formativo e da un professore dell’Istituto Superiore “Velso Mucci” di Bra: Scuola che fa parte dello stesso Its.

Il coordinamento scolastico del corso lo hanno svolto Rossella Briano e Marta Benedetto, 30 e 37 anni, laureate rispettivamente in Scienze Agrarie e Scienze dell’Educazione-indirizzo “Formazione dei formatori”. “L’obiettivo - sottolinea Rossella Briano - era di formare dei tecnici in grado di occuparsi di tutti i processi della trasformazione ortofrutticola: dall’arrivo della materia prima alla confezione del prodotto finito, compreso il controllo della qualità, dell’igiene e della sicurezza alimentare. Oltre al marketing. Un programma costruito attraverso la conoscenza teorica delle materie insegnate, ma, in particolare, con la loro applicazione pratica: dal lavoro nel laboratorio condiviso con il Dipartimento di Scienze Agrarie in piazza Torino, che rappresenta il 40% delle attività, agli stage nelle aziende. Si mette molto concretamente in pratica l’alternanza scuola-lavoro. Il tutto gratuito, quindi anche con un’importante valenza sociale”.

Un bilancio dei due anni di corso? “Siamo soddisfatti perché gli iscritti hanno risposto bene al ciclo di studi e riteniamo che abbiano ottenuto una buona preparazione. Per un allievo è stato attivato un apprendistato di alta formazione all’Alpenfrucht di Tarantasca e diversi di loro lavorano già in altre aziende”.

Cioè? “Il lunedì, martedì e mercoledì vengono ancora alle lezioni, ma dal giovedì al sabato sono stati assunti da imprese del settore. Ci pare un bel risultato”.  

L’ESPERIENZA RACCONTATI DA TRE STUDENTI

Stefano Bosso, 26 anni, di Torino, diploma al Liceo Scientifico, ci racconta perché ha scelto di frequentare i due anni di studio. “L’ambito agroalimentare - dice - mi ha sempre suscitato interesse, perché offre molte opportunità di lavoro. Quando si è aperta la porta del corso ho deciso di coglierla. Sono contento della scelta effettuata. Il livello di formazione è stato alto. Me ne sono accorto quando ho fatto gli stage, in quanto non andavi nelle aziende allo sbaraglio, ma con una preparazione già buona, anche sul fronte pratico, e molto apprezzata dai titolari”.

C’è qualcosa in particolare del ciclo di studi che le è rimasto impresso? “Gli accorgimenti da tenere presente in laboratorio e come ci si deve comportare su una linea produttiva. Come ad esempio il calcolo dei parametri di rischio dei Punti Critici di Controllo: una fase del processo lavorativo molto delicata durante la quale è possibile intervenire per eliminare i rischi legati alla sicurezza alimentare. Mentre stai preparando una confettura o un succo è importante, ogni tanto, per la loro conservazione, misurarne il Ph così da verificarne il grado di acidità”.

Preoccupato per l’esame? “Non più di tanto, perché se hai studiato parecchio si riesce a superare”.

Le prospettive per il suo futuro lavorativo? “Con il titolo ottenuto mi piacerebbe occuparmi del controllo qualità in un’azienda: quindi effettuare le analisi; gestire le linee di produzione e controllare che tutto si svolga correttamente”.  

Marisa Carnio, 54 anni, di Chieri, in provincia di Torino, ha il diploma di Dirigente di Comunità Infantile. Da alcuni è senza occupazione. “Mi ero iscritta al corso di gastronomo all’Its di Torino - sottolinea - ma, pur avendo superato il test di ingresso ed essendo in graduatoria, non avevo ottenuto il posto per l’età. Allora mi hanno contattata da Cuneo se ero interessata a questo ciclo di studi. Ho rifatto le prove di ammissione, anche queste positive, e ho scelto di frequentarlo”.

Per quale motivo? “L’agroalimentare è una passione che mi porto dentro. E volevo capire come avvengono i processi produttivi. In effetti, ho scoperto un mondo di cui conoscevo poco o nulla”.

In che senso? “Mi sono trovata dalla parte del consumatore il quale, spesso, ignora i percorsi di lavorazione e di trasformazione degli alimenti. Questi due anni mi hanno aperto gli occhi su diversi aspetti”.

Quindi, soddisfatta? “Certamente sì. Abbiamo avuto un’ottima preparazione sia a livello teorico che sul piano pratico. E gli stage nelle aziende sono stati davvero importanti e formativi”.

Preoccupata per l’esame? “Alla mia età, pur cavandomela bene, ho l’impressione, come a volte è accaduto in questi due anni, di essere vista come una persona fuori posto in mezzo a tanti giovani. Spero che non accada a luglio”.

Cosa vorrebbe per il dopo corso? “A 54 anni è molto difficile trovare un’occupazione, perché il mercato del lavoro ti chiude le porte. Ho parlato con diversi titolari di imprese e tutti mi hanno detto: “Lei è preparata, ma ci conviene assumere un giovane per il quale possiamo sfruttare le agevolazioni contributive e di inquadramento contrattuale”.

Tuttavia, non demorde? “Direi proprio di no. Mi piacerebbe lavorare in un’azienda, magari non a tempo pieno, per seguire alcuni parti amministrative della produzione. E, contemporaneamente, aprire una mia piccola attività di trasformazione con prodotti di nicchia che, comunque, hanno un mercato in quanto ci sono i consumatori interessati ad acquistarli se spieghi loro da dove arrivano e come vengono preparati. Inoltre potrei anche collaborare con qualche associazione che si occupa di cibo, tenendo dei corsi sul mondo agroalimentare. Spesso, infatti, non si conoscono gli elementi base come il leggere e comprendere i dati riportati su un’etichetta”.

Cinzia Curetti, 30 anni, di Pianfei, laurea magistrale in Scienze e Tecnologie Alimentari, ha scelto i due anni di studio a Cuneo perché, dopo il cammino universitario, aveva cercato, inutilmente, un’occupazione. “Essendo il corso inerente agli studi fatti - dice - a quel punto mi attirava approfondirli con la parte pratica che all’Università manca”.

Un bilancio finale? “Positivo, in quanto ho imparato a gestire numerosi processi della trasformazione in laboratorio e tanti aspetti concreti durante gli stage in azienda. Su quest’ultimo aspetto, ne ho scelte due piccole in quanto si riesce a comprendere meglio i percorsi produttivi e c’è un rapporto più  famigliare. Anche se poi non sono quelle che ti possono garantire un posto di lavoro. Comunque sono soddisfatta e l’esame non mi preoccupa”.

Il futuro? “Poter lavorare in un laboratorio di trasformazione ma, soprattutto, se ne avrò le disponibilità finanziarie, aprirne uno tutto mio”.

Persone diverse come provenienza, età, titolo di studio, ma tutte accomunate dalla passione straordinaria per il mondo agroalimentare. Un settore in forte crescita il quale richiede sempre di più competenze specifiche e approfondite. Una specializzazione che le aziende interessate potranno trovare nell’esperienza maturata dagli studenti del corso. A tutti loro va l’augurio di superare l’esame e di realizzare i sogni nel cassetto.  

MA C’E’ ANCHE UN SECONDO CORSO

Mentre il primo corso sta conducendo i partecipanti all’esame finale, l’AgenForm sta anche gestendo, con la stessa strutturazione, il secondo corso il cui primo anno di studi è in fase di conclusione. I ventisette allievi impegnati (quattordici donne) stanno seguendo le orme dei colleghi che li hanno preceduti. Con lo stesso successo. E nel luglio 2020 toccherà a loro affrontare il giudizio finale sull’apprendimento acquisito.

Sergio Peirone

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