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Politica | 15 maggio 2019, 18:36

Fabio Mottinelli ("Una svolta per Ceva"): "Ricostruire il concetto di comunità per ricostruire una città a misura d'uomo"

"Solo uniti possiamo farcela, con la consapevolezza che la comunità è viva e viene rinvigorita continuamente dall'anima attiva e vigilante dei suoi componenti"

Fabio Mottinelli ("Una svolta per Ceva"): "Ricostruire il concetto di comunità per ricostruire una città a misura d'uomo"

Fabio Mottinelli, candidato consigliere a Ceva nella lista "Una svolta per Ceva - Alciati sindaco" torna a parlare a undici giorni di distanza dalla tornata elettorale del prossimo 26 maggio.

"Sono convinto che a Ceva sia necessario ricostruire il concetto di comunità, perché solo se facciamo squadra tutti insieme, possiamo lavorare per renderla una città migliore. Dal confronto politico e programmatico con i cittadini, in queste settimane, mi sono state offerte non poche ipotesi programmatiche e diversi percorsi strategici. Dalla burocrazia comunale che ha fagocitato la sfera politica, alla disaffezione diffusa per il voto e per la politica, alla necessità del ricambio della classe dirigente politica e burocratica, alla consapevolezza di una città disaggregata e sofferente, alla fuga delle giovani energie.

Il novero degli spunti programmatici potrebbe continuare, ma dal basso, dalla gente comune, dall'anziano costretto a mantenere i figli adulti con la sua pensione, dai giovani che salgono le scale delle associazioni cittadine per informarsi sul prossimo bando per il servizio civile nazionale, emerge un'inquietudine, un'insicurezza, una povertà che prima di essere materiale è psicologica. Ebbene, da questo tessuto sociale proviene una denuncia sulla mancanza di un connettivo comunitario.

Questa mancanza è terreno di attecchimento di angoscia esistenziale diffusa che attanaglia giovani e anziani, uomini e donne, che scelgono la strada o i luoghi relazionali abituali per parlare, scambiare episodi e preoccupazioni del vivere quotidiano nel tentativo, talvolta inconscio, di confortarsi a vicenda. Nei confronti di questa comunità sconnessa, senza punti di riferimento sicuri, ritengo sia necessario realizzare un connettivo comunitario.

L'idea della comunità di persone capace di ricucire, sul territorio comunale, un tessuto umano strappato è davvero messa in soffitta o è stata fagocitata da un deficit umano, culturale e politico spaventoso? L'assenza di una comunità cittadina, come purtroppo è avvenuto per Ceva, significa assenza di sicurezza, la presenza di una comunità cammina insieme alla presenza di libertà e partecipazione. Le persone non possono vivere senza sicurezza e libertà e gli amministratori non realizzeranno mai i loro buoni propositi di cambiamento, concreto ed efficace, senza la consapevolezza e la partecipazione attiva e responsabile dei diretti destinatari di tali interventi.

È mia intenzione collocare la persona, nella sua integralità di anima e corpo, al centro del mio sforzo programmatico. Sono consapevole che tale sforzo non è facile, ma non va dimenticata la presenza dell'associazionismo diffuso sul territorio, che non è alternativo alla politica, ma vuole essere integrazione generosa e puntuale. Associazionismo che promuove, proprio in quanto tale, partecipazione e consenso responsabile, capace di intercettare istanze e bisogni spesso ignorati, in quanto non monitorati dalle prassi amministrative e burocratiche, appesantite da leggi, regolamenti e delibere del palazzo del potere.

Ricostruire la trama della comunità cebana, dunque, è un obiettivo da realizzare insieme, con la consapevolezza che la comunità è viva e viene rinvigorita continuamente dall'anima attiva e vigilante dei suoi componenti".

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