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Cronaca | 16 maggio 2019, 15:45

Auto “clonata” per esportarla illecitamente in Marocco: condannato per falso e riciclaggio a tre anni

I fatti risalgono al 2013, la vettura era stata controllata al porto di Genova

Immagine di repertorio

Immagine di repertorio

Il tribunale collegiale di Cuneo ha condannato A.O. di nazionalità marocchina, che all’epoca dei fatti abitava nel capoluogo, a 3 anni di reclusione per le accuse di falso e riciclaggio.

I fatti risalgono al 2013. Al momento dell’imbarco al porto di Genova una vettura Toyota aveva destato sospetti per un presunto traffico illecito di auto verso il Marocco. Dopo l’arrivo dell’auto al porto di Sète, la polizia di frontiera italiana aveva chiesto ai colleghi francesi la trasmissione della documentazione riguardante il conducente (A.O.) e il mezzo.

Dalla carta di circolazione risultava che la vettura, originariamente di proprietà di una donna di Rimini, era stata venduta a A.O. nel marzo 2013. Da una ricerca effettuata presso il Pra, però, il numero di telaio risultò quello di una Toyota di proprietà di un riminese. Questi si era poi presentato alla polizia con l’auto “originale”.

In sostanza, secondo l’accusa sostenuta dal pm Attilio Offman, che aveva chiesto la condanna a4 anni e 3 mesi, A.O. per poter esportare l’auto, dopo aver fatto una ricerca sul Pra tramite un’agenzia di pratiche auto di Cuneo, avrebbe replicato i dati del telaio della vettura che si trovava a Rimini per replicarli su una carta di circolazione contraffatta. Poi era salpato da Genova per il porto di Sète in compagnia di un connazionale, più volte segnalato per traffico internazionale di auto in Marocco, e già giudicato per gli stessi fatti con rito abbreviato.

L’avvocato difensore ha sostenuto che nel processo non sarebbero emerse prove che O. avesse falsificato la carta di circolazione. Quanto all’accusa di riciclaggio: “L’unica cosa certa è che l’imputato si era imbarcato con quel veicolo. Si prestò come una “testa legno” per il connazionale”.

Monica Bruna

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