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Cronaca | 16 maggio 2019, 09:14

Caso Scieri: parla il cugino del parà cuneese morto venti anni fa in caserma a Pisa

“Nessuno in famiglia ha mai creduto alla versione del suicidio. Lele amava la vita, ora speriamo venga fatta giustizia”

Emanuele Scieri

Emanuele Scieri

“Speriamo che qualcuno si attivi in maniera determinante per arrivare ad una conclusione scontata”.

Con queste parole forti, l’avvocato di Cuneo Nicola Dottore, commenta la tragica vicenda di suo cugino, il paracadutista Emanuele Scieri, trovato morto nel 1999 nella caserma di Pisa. Una morte avvolta nel mistero ed infatti ora, dopo venti anni, la Procura di Pisa ha disposto la riesumazione della salma. Emanuele aveva solo 26 anni, sognava di fare l’avvocato ed era nato e vissuto, fino all’età di 7 anni, a Cuneo. La famiglia non ha mai creduto ad un suicidio e fin da subito si è battuta per avere giustizia.

“Mio cugino Lele, come lo chiamavamo noi in famiglia, era un ragazzo buono ed intelligente, aveva un carattere simpatico e amava la vita - prosegue nel suo ricordo il legale cuneese Nicola Dottore -. Mia mamma e sua mamma sono sorelle e, anche quando lui e la sua famiglia se ne andarono da Cuneo, noi abbiamo comunque continuato a frequentarci. L’ultima volta che l’ho visto, poche settimane prima della sua morte, è stato al mare, in Sicilia. Lui era più grande di me di sette anni e io lo vedevo come un “ragazzo e”, alto e massiccio, con il suo fisico possente. Mi ricordo che in quell’occasione, fumandoci una sigaretta, abbiamo parlato del nostro futuro. Eravamo poco più che ragazzi ma avevamo già le idee chiare sul nostro futuro: entrambi volevamo diventare avvocati ed infatti lui stava già facendo il praticantato in uno studio legale. Un tragico destino, però, gli ha impedito di coronare i suoi sogni”.

Nell’agosto dell’anno scorso, dopo la chiusura di una inchiesta da parte di una commissione parlamentare, c’era stata la prima svolta nel caso Scieri, con un arresto e due indagati con l’accusa di omicidio volontario in concorso. A Cuneo il papà Corrado, di origini siciliane e morto alcuni anni fa, era funzionario delle Dogane, mentre le mamma Isabella insegnava Lettere. Emanuele aveva un fratello, Francesco, anche lui nato a Cuneo.

“Dopo tanti anni - conclude l’avvocato Dottore - spero che mio cugino Lele possa avere giustizia”.

NaMur

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