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Attualità | 19 maggio 2019, 15:42

La Società Corale Città di Cuneo porta sul palco della provincia la sua esperienza nei Baltici

Dopo aver partecipato al progetto Plainscapes, la Società Corale Città di Cuneo si esibisce domenica 26 maggio presso la chiesa del Cuore Immacolato di Maria

La Società Corale Città di Cuneo porta sul palco della provincia la sua esperienza nei Baltici

Domenica 26 maggio, alle ore 21.00, si terrà un concerto nella chiesa del Cuore Immacolato di Maria di Cuneo che vedrà sul placo la Società Corale Città di Cuneo, che è onorata di poter accogliere la raccolta fondi in favore della “Casa per migranti Mgeni” in ricordo della volontaria cuneese Silvia Maffi.

La Società Corale Città di Cuneo partecipa a Plainscapes, un progetto di studio che i porta in Estonia, Lettonia e Lituania, mossi dal desiderio di indagare una cultura nella quale la musica ed il canto corale hanno rappresentato un’arma infaticabile di rivendicazione politica e sociale. Quella che viene proposta in questo programma è una carrellata tra stili, influenze, personalità assai diverse: tutti compositori viventi, da noi assai poco conosciuti, ma osannati nei paesi dell’area baltica e non solo, alla stregua delle più grandi Rock Star internazionali, perché non c’è famiglia che non metta al centro delle proprie passioni il canto corale.

Il canto corale è da sempre elemento caratteristico della cultura baltica, il Laulupidu estone, ad esempio, è una festa nazionale come non ce ne sono altre. Una festa (la prima edizione è del 1864) che unisce gli estoni di ogni età e strato sociale.

Oltre un decimo della popolazione estone sta tutto su un prato; e in un paese piccolo come questo fai presto: centomila persone tra gli spettatori, 30mila sul palco, divisi in oltre 600 cori. E ancora migliaia e migliaia lungo i cinque chilometri che dal centro di Tallinn portano all'Auditorium della Musica, costruzione di matrice sovietica.

Dalle due del pomeriggio sfilano a migliaia, organizzati nei cori che da sempre sono il cuore della musica estone, indossando i vestiti tradizionali, sventolando tricolori bianchi, neri e blu, ballando dietro alle bande, raccogliendo fiori dai passanti fino ad arrivare al Laulavaljak, lo stadio della musica dove tutto succede. Le arie intonate le conoscono tutti: sono quelle che hanno segnato la storia del Paese, canzoni di libertà, appartenenza, riconoscimento.

«Questo è un momento per tutti noi, per dire chi siamo: per guardarci in faccia, stringerci, sentire la nostra lingua e celebrare la nostra libertà» racconta Hirvo Surva, ultimo direttore del festival, che poche settimane fa era a Cuneo per una masterclass sul nostro repertorio.

Perché il succo di tutto questo, è proprio questo: parlare, cantare, festeggiare, sostenere l'identità di Paesi che la loro libertà l’hanno riconquistata dopo decenni, infatti per secoli sono stati ordinatamente sottomessi: svedesi, lituani, russi, tedeschi: tutti hanno dominato su queste terre, e a loro per secoli non restava che mettersi a cantare. Era l'unico modo per tramandarsi le storie, saghe nordiche non scritte di popoli che non avevano paura a definirsi per molti versi pagani, adoratori dei boschi, del mare, della natura.

Ed hanno un che di festa pagana, in effetti, queste manifestazioni annoverate dal 2003 nel patrimonio immateriale dell’UNESCO. Ci sono anche torce e bracieri, a volte coreografie un po’ marziali che si svolgono durante l'inaugurazione. Fiamme ardono in alto, su tripodi di cemento. Sotto, nel prato, sul palco, i partecipanti fremono per iniziare a cantare. Le ore passano tra un'ovazione misurata, un applauso ritmato, uno sventolio di bandiere: mentre la voce della presentatrice che nascosta nella sua cabina chiama i maestri che guidano i cori e i cui nomi sono acclamati come quelli delle rock star. 

E quando, verso la fine, ci si prepara per le canzoni che ha animato la Rivoluzione Cantata con cui gli estoni, i lettoni ed i lituani a fine anni Ottanta si ribellarono all'oppressione sovietica, tutti si alzano in piedi, gli occhi si fanno lucidi, c'è chi si abbraccia, chi si commuove, chi piange. Gli imperscrutabili popoli baltici si commuovono, nazioni intere si sciolgono. Adulti, adolescenti, attempate e sorridenti signore per cui la libertà doveva essere un sogno, e biondissimi bambini nati quando si era nell'Unione. 

Comunicato stampa

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