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Attualità | 20 maggio 2019, 17:06

Industrie alimentari piemontesi nel mirino dei bioterroristi: oggi la scadenza dell’ultimatum

Proseguono le indagini della Procura torinese sulle buste recapitate nei primi giorni di aprile agli uffici della Ferrero di Alba, della fossanese Balocco e delle torinesi Lavazza e Vergnano

L'intervento del Nucleo Ncbr dei Vigili del Fuoco, lo scorso 5 aprile allo stabilimento Ferrero di Alba

L'intervento del Nucleo Ncbr dei Vigili del Fuoco, lo scorso 5 aprile allo stabilimento Ferrero di Alba

Era fissata per la giornata di oggi, lunedì 20 maggio, la scadenza del termine posto dai presunti bioterroristi autori delle lettere partite lo scorso 1° aprile dalla città di Gand, in Belgio, e dirette pochi giorni dopo a una ventina di industrie alimentari italiane e non solo, tra le quali l’albese Ferrero, la fossanese Balocco, le torinesi Lavazza e Vergnano, la triestina Illy.

Missive che, come già intuito nei giorni dell’allarme, facevano evidentemente parte di un medesimo disegno criminale. Oltre alla provenienza delle lettere, scritte tutte in inglese, identica ne sarebbe stata anche la firma – “Quick & Flupke associati” –, che parrebbe ispirata alle vicende degli omonimi personaggi partoriti della matita del fumettista belga Herge: due bambini di Bruxelles costantemente impegnati, guarda caso, a fare scherzi e anche a costruire improbabili strumenti pericolosi.

Identica anche la natura della polvere contenuta da quasi tutte le lettere: una sostanza detta oleandrina, glicoside ricavata dall’omonima pianta, potenzialmente capace di provocare nell’uomo reazioni che possono andare da lievi disturbi gastrici e intestinali a più serie problematiche cardiache.

Comune a tutte le missive anche il movente di natura estorsiva: la richiesta di un pagamento da 300mila euro, da realizzarsi in criptomoneta, avanzata dietro la minaccia di un possibile avvelenamento della produzione alimentare messa in commercio dalle stesse aziende interessate, tutte primarie realtà del comparto industriale italiano e non solo, con radicati interessi anche fuori dai confini nazionali.

A quanto risulta nessuna delle industrie coinvolte è intanto scesa a patti coi presunti bioterroristi pagando quanto richiesto, mentre alcune di esse hanno fatto sapere di avere comunque incrementato le proprie misure di sicurezza interne ed esterne, visto che la minaccia – comunque di difficile realizzazione – riguarda la produzione messa in commercio attraverso i consueti canali del grande consumo.

Intanto sul caso proseguono le indagini avviate dalla Procura torinese coi Pm Emilio Gatti e Paolo Scafi, che se ne stanno occupando in coordinamento altre realtà investigative europee toccate territorialmente dalla vicenda, considerato che nel novero delle aziende ricattate rientrano anche la svedese Findus e diversi marchi di Belgio, Gran Bretagna, Germania e Austria.

Per quanto riguarda il caso dell’albese Ferrero – dove la busta arrivata agli stabilimenti venne presa in consegna dal nucleo Nbcr dei Vigili del Fuoco di Cuneo (qui il nostro articolo del 5 aprile scorso) – a livello investigativo proprio oggi, lunedì 20 maggio, a Torino era in programma quello che tecnicamente viene detto "accertamento tecnico irripetibile": una ulteriore analisi sulla sostanza trovata all’interno della lettera dopo quelle realizzate nei giorni immediatamente successivi all'accaduto da parte dall’Istituto Zooprofilattico di Torino.

Ezio Massucco

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