/ Agricoltura

Agricoltura | 21 maggio 2019, 07:45

A Peveragno, Andrea, Alda e Cinzia Garro coltivano ortofrutta e grano con mamma Maria Clara che ne accompagna il cammino (FOTO)

Tutto parte all’inizio del 1900, quando il nonno, tornato dall’Argentina, acquista una parte dell’attuale cascina di via del Gavotto. L’attività prosegue con il papà Michele, scampato alla tragedia della campagna di Russia. Il figlio Andrea, appena tredicenne, inizia ad aiutarlo nel 1966. Poi, a fine Anni Ottanta, “sposano” il mestiere Alda e Cinzia. E l’azienda si amplia. Una famiglia semplice e unita che pensa anche al sociale ospitando ragazzi portatori di handicap

Alda, Cinzia e Andrea Garro con la mamma Maria Clara

Alda, Cinzia e Andrea Garro con la mamma Maria Clara

Ai piedi della Bisalta ti abbraccia la natura incontaminata. Respiri a pieni polmoni l’aria frizzante della primavera. Lì, in via del Gavotto, 26, nel Comune di Peveragno, si trova l’azienda agricola di cui è titolare Andrea Garro, nato nel 1953, diploma di Scuola Media. Lo aiutano, come coadiuvanti, le sorelle Alda, 57 anni, laureata in Legge, e Cinzia, 46 anni, anche lei con lo stesso titolo di studio del fratello. Poi, quando può, soprattutto nel periodo della raccolta, dà loro una mano l’altra sorella Franca. Ma non solo. Seppure bloccata su una carrozzina, dispensa ancora preziosi consigli e accompagna tutti nel cammino mamma Maria Clara, classe 1928.

Una famiglia molto semplice e unita che ha scelto, per passione, il mondo rurale come attività e filosofia di vita. “Ho iniziato a lavorare con mio padre molto presto - dice Andrea - perché lui non stava bene. Avevo tredici anni. Ma, comunque, fin da piccolo mi è sempre piaciuto questo mestiere. La terra ha rappresentato la mia vita. E se tornassi indietro, rifarei la stessa strada. Anche se è stata dura e in salita, ho sbagliato alcune scelte e le prime gratificazioni sono arrivate dopo molto tempo”.

Per Alda non ha importanza coltivare i campi pur essendo laureata, in quanto l’apprendimento e la conoscenza servono indipendentemente dal fatto che poi diventino lo strumento di lavoro. “Sono nata in questo ambiente - sottolinea - e ci sono rimasta perché ho potuto condividere il percorso con mio fratello e mia sorella. Un’azienda agricola da solo non la puoi condurre, mentre l’unione di più persone ne costituisce la forza vincente”.

Prenderebbe sempre la stessa decisione? “Sotto certi aspetti, forse no. Amo tantissimo questo mestiere, ma faccio fatica a controllare alcune mie insicurezze. Come la paura che il trattore si ribalti, che una tromba d’aria vanifichi il lavoro di mesi, l’aver sbagliato a irrigare e trovarsi le piantine danneggiate. Così, spesso, passo notti insonni a chiedermi se quanto ho fatto il giorno prima sarebbe andato bene oppure no. Tutto ciò mi provoca un poco di ansia con la quale ho dovuto e devo continuare a convivere”.    

La storia che ha quasi il “sapore” di una fiaba è quella di Cinzia. “Fin da bambina - ricorda - ero innamorata delle fragole. Alle Elementari facevo le gare con alcuni compagni di classe a chi risolveva prima il problema di matematica o scriveva il dettato in minore spazio.  Una volta uno di loro è arrivato con il sorriso sulle labbra,  raccontando alla maestra e a noi di aver raccolto, il giorno prima, dodici cassette di fragole. Caspita, mi sono detta: i miei genitori hanno le fragole e io non ne ho mai raccolta una. Allora sono tornata in fretta a casa e ho detto alla mamma che volevo andare nel campo per vincere la sfida con il mio compagno. Mia madre però non voleva, in quanto mi riteneva ancora troppo piccola per quel lavoro. Allora mi sono nascosta più avanti rispetto a lei e ho raccolto tutte le fragole belle, lasciandole solo le piccoline. Quella “gara” mi ha fatto scattare la molla per amare ancora di più un frutto che già avevo nel cuore”.

Quindi, soddisfatta? “Potessi tornare indietro studierei qualche anno in più, però sceglierei comunque sempre questo mestiere”.  

UNA STORIA CHE PARTE DAGLI INIZI DEL 1900

La cascina dove ora lavora la famiglia Garro risale al 1800. Nome? Tetto Ravera. Andrea, il nonno di Alda, Cinzia e Andrea, il nipote ora titolare dell’azienda, emigra in Argentina all’inizio del 1900, lasciando a Peveragno la moglie Francesca e due figli piccoli. Nel Paese del Sud America ci rimane una volta due anni e mezzo e poi un altro anno e mezzo. Al ritorno ha le risorse per acquistare una parte di quella struttura agricola e i terreni attorno.

Con il passare del tempo i figli diventano otto. Quando arriva il tempo di mollare tutto divide la proprietà tra di loro. Michele, papà di Andrea, Alda e Cinzia, nato nel 1920, inizia a occuparsi dell’attività, a pieno titolo, quando rientra, miracolosamente vivo, dalla campagna di Russia. Lo aiutano la moglie Maria Clara e un fratello. Poi il fratello sceglie un altro percorso e Michele inizia, anno dopo anno, a ricomporre i pezzi della vecchia cascina del padre.

Nel 1966 il primogenito Andrea, appena tredicenne, comincia ad aiutarlo in un numero sempre maggiore di lavori. E, in quel momento, decide che l’agricoltura sarà la sua strada. “Anche se - spiega - non andavamo proprio d’accordo su tutto, mio padre è stato un buon maestro. Tra i campi da coltivare e alcuni bovini di razza piemontese da accudire, avevamo molte attività delle quali occuparci”.

Una decina di anni dopo, in cascina avviene una prima grande trasformazione: papà e figlio decidono insieme di dedicarsi solo più alle colture ortofrutticole. Dopo, a fine Anni Ottanta, la svolta definitiva: nell’attività entrano Alda e Cinzia. La cascina si amplia ancora fino a raggiungere l’attuale strutturazione. Adesso la famiglia Garro coltiva 16 ettari di terreno, parte in proprietà e parte in affitto, dei quali uno occupato dalle serre aperte.  

LE PRODUZIONI SOLO GENUINE E DI QUALITA’

Le colture sono costituite da diverse varietà di fragole, poi lamponi, mele Gala, Golden e Renette, pere, patate e peperoni. La coltivazione di fragole e lamponi avviene in campo, ma soprattutto fuori suolo, cioè nelle vaschette: sistema che consente un maggiore controllo della loro crescita, maturazione e qualità in quanto è possibile fornire il necessario nutrimento utilizzando l’irrigazione a goccia. Quindi, solo quando serve.

Per consentire ai terreni di restare sempre fertili viene praticata la rotazione delle colture seminando il grano classico, quello saraceno, l’orzo o la segale. Oppure, nelle superfici libere, impiegando la tecnica del sovescio: in particolare attraverso l’uso dei semi di avena, senape o rapa. Con quest’ultimo metodo quando le piante sono al loro massimo sviluppo esterno vengono interrate, così da fornire ai campi la necessaria alimentazione da mantenerli produttivi a favore delle coltivazioni successive. L’azienda, per difendere le colture dalle malattie o dai parassiti, applica la lotta integrata usando anche gli insetti utili che servono a combattere quelli dannosi.

“L’uso di sostanze chimiche - dicono Andrea, Alda e Cinzia - è ridotto al minimo indispensabile e, comunque, viene effettuato sempre sotto la guida dei tecnici: due per le fragole, i mirtilli e gli ortaggi e uno per i frutteti. Per noi sono fondamentali qualità e sicurezza alimentare. Facciamo il possibile per produrre sempre il meglio: genuino e buono. D’altronde sono la frutta e la verdura che mangiamo anche noi. A volte non si presenta bella come vorresti, ma questa è la garanzia della sua salubrità. Se da fuori è brutta, l’importante è che sia buona dentro. E con i clienti c’è un consolidato rapporto di fiducia: non potremmo mai vendere loro qualcosa di cui non siamo tranquilli. Inoltre, ogni anno un paio di società di ricerca e sperimentazione vengono in azienda a eseguire le analisi sui prodotti”.  

Aggiunge Cinzia: “Io paragono l’agricoltura a una donna incinta: ci sono cose che in certi periodi la gravidanza non ti consente di assumere. Lo stesso vale per l’agricoltura”.

A volte arrivano critiche per le coltivazioni in serra? “Sono sbagliate - risponde Alda - perché il telo protegge e, così, al contrario di quanto si pensa, non si usano più sostanze chimiche. Ovviamente il sistema richiede una cura maggiore, ma il frutto raccolto è persino più salubre di quello maturato nel campo”.   

Molti lavori li effettuate seguendo le norme previste dal biologico. Perché non chiedete la certificazione? “Il biologico - sottolinea Andrea - lo si fa già attraverso una coltivazione responsabile e corretta. E, poi, nel nostro caso, con lo spezzettamento dei terreni sarebbe impossibile se non applicano le stesse regole anche i vicini di campo. Se ci parlassero di una vallata interamente biologica allora si potrebbe provare, ma nella nostra situazione è un’utopia”.     

LA VENDITA

La famiglia Garro vende lamponi e fragole alla cooperativa Agrifrutta di Peveragno di cui è socia. La stessa Agrifrutta, poi, aderisce alla più grande Ortofruit di Saluzzo. Invece patate, mele, pere e peperoni si possono acquistare direttamente in azienda o in qualche negozio della zona.  

LA FILOSOFIA FAMIGLIARE

Andrea, Alda e Cinzia: “Lavoriamo seguendo la stagionalità e le tradizioni, ma con lo sguardo rivolto all’innovazione. La scelta del fuori suolo va in questa direzione, perché fragole e lamponi piantati direttamente nel terreno, spesso, non davano più una resa sufficiente a ripagare il lavoro. Cerchiamo di salvaguardare l’aspetto ambientale in quanto, giustamente, è nata una consapevolezza nuova e di maggiore rispetto della natura in chi produce e in quanti consumano. Nel lavoro ci mettiamo tanta passione e non siamo mai rimasti delusi. Infatti, quando non c’è la passione si viene inghiottiti dalla monotonia e dalla ripetitività. In passato, per inseguire la genuinità abbiamo perso in produzione. Adesso, però, la strada scelta della qualità ci sta premiando”.    

QUEL CONSORZIO IRRIGUO CHE HA PERMESSO DI CONTINUARE IL LAVORO

I terreni della famiglia Garro non avevano l’acqua per irrigare. Andrea sopperiva al problema partendo con il trattore e una botte da cinquemila litri e la riempiva pescando nel vicino torrente Josina dove aveva predisposto un piccolo sbarramento. Lo ha fatto 504 volte. “Le ho contate e segnate” - sottolinea orgoglioso -.

Tutto questo, fino al 2011. Da quell’anno, infatti, su iniziativa del Consorzio del Pesio e grazie all’impegno della precedente Amministrazione comunale di Peveragno, il contributo regionale, quello della Fondazione Crc e la partecipazione dei soci aderenti, è nato il Consorzio per la micro-irrigazione “La Tagliata”. “E stata la nostra fortuna - precisano Andrea, Alda e Cinzia - perché adesso siamo autosufficienti. E la coltivazione fuori suolo non l’avremmo potuta realizzare”.    

“LE COSE BELLE DEL NOSTRO MESTIERE”

Tra le cose belle del nostro lavoro - spiegano Andrea, Alda e Cinzia - c’è la soddisfazione di avere i clienti che si complimentano della bontà dei prodotti acquistati. Così come la loro fiducia dimostrata nei nostri confronti da molto tempo. Ad esempio abbiamo una signora di origini peveragnesi, ora residente a Milano, la quale tutti gli anni viene a rifornirsi di mele e patate. E, sempre, ci gratifica dicendo: “Quando torno qui mi pare il giorno di Natale, tanto sono felice”. Il nostro lavoro ci offre la possibilità di vivere a stretto rapporto con la natura seguendone i ritmi e le stagioni. Assistiamo quotidianamente al miracolo della vita: semina; nascita; crescita; invecchiamento e anche, purtroppo, morte. E poi abbiamo l’opportunità di pranzare e cenare a orari abbastanza regolari e di curare in famiglia la nostra splendida mamma. Infine, possiamo vivere all’aria aperta e fare tanto movimento: non importa se d’estate la sveglia suona alle cinque e mezza del mattino e le giornate di lavoro sono lunghe. Tutte cose semplici, ma non affatto scontate nella società moderna”.   

LE PROSPETTIVE FUTURE

Andrea, Alda e Cinzia: “Migliorarci ancora, cambiando qualche produzione. Quest’anno piantiamo i meloni per la vendita diretta, sempre puntando su qualità e bontà. E poi ci piacerebbe provare con un campo di ciliegie e le fragole rifiorenti, la cui maturazione avviene da giugno a ottobre. Ma l’obiettivo più importante sarebbe quello di realizzare un Bed & Breakfast con le visite guidate per gli studenti delle scuole. Così da poter spiegare il nostro lavoro, con la speranza che qualcuno ne rimanga affascinato e scelga anche lui la nostra strada. Vorremmo  avere un’azienda perfetta e stare sempre davanti al lavoro e non rincorrerlo. Siamo ancora lontani da questo traguardo, ma non bisogna mai smettere di progettare e, soprattutto, di sognare”.  

UN OCCHIO DI RIGUARDO AL SOCIALE

La famiglia Garro ospita in alternanza scuola-lavoro gli allievi dell’Istituto Agrario “Virginio” di Cuneo. “Cerchiamo di insegnare loro il mestiere - spiegano Andrea, Alda e Cinzia - ma da loro impariamo anche tanto. Abbiamo sempre trovato ragazzi bravissimi ed educati”.

E qualche mese all’anno la cascina è aperta ai portatori di handicap. “Noi siamo stati fortunati e allora abbiamo pensato di restituire un pezzetto di questa fortuna a chi non ne ha avuta tanta. Ci sorprende sempre l’entusiasmo con il quale, questi ragazzi, affrontano gli ostacoli. La loro gioia di aver provato qualcosa di nuovo, anche solo il poter mettere le mani nella terra,  ci riempie di gioia”.      

UN RINGRAZIAMENTO AI TECNICI DELL’AGRIFRUTTA

Andrea, Alda e Cinzia: “Se riusciamo ad avere una produzione di qualità e genuina  e a seguire dei percorsi innovativi di produzione dobbiamo ringraziare tantissimo la cooperativa Agrifrutta e i loro tecnici. Ci hanno aiutato molto, mettendoci tanta pazienza e continuano a seguirci sempre con la stessa attenzione. L’agricoltura senza i tecnici oggi non va più avanti. Perché anche avendo l’esperienza contadina, il mondo cambia troppo in fretta e non riesci a stare dietro alle evoluzioni” . 

L’ultima parola la lasciamo a mamma Maria Clara: dal 1947 al 1950 la prima raccoglitrice di fragole della zona. Lavorava per un grossista Giuseppe Grosso, ma per tutti “Notu Garofu”. Dice: “Sono molto contenta della scelta dei figli di continuare l’attività. Purtroppo non posso più aiutarli, ma lo farei ancora volentieri”.

Maria Clara incarna la storia del mondo contadino di un tempo che ha saputo mantenere il giusto equilibrio del coltivare responsabilmente guardando ai bisogni degli altri. Un modo di essere, “sposato” anche da Andrea, Alda e Cinzia. Avendo la consapevolezza di dover curare, con attenzione, il lavoro per poter rendere a quanti verranno in futuro un terreno fertile e sano come lo hanno ereditato loro. La chiacchierata la chiude Andrea: “Il contadino di oggi non è più lo zappaterra di una volta, ma una persona che si occupa di tanti lavori legati al mondo agricolo avendo, però, anche la possibilità, se vuole, di rendersi utile alla società in cui viviamo”. 

Sergio Peirone

Ti potrebbero interessare anche:

Загрузка...
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium