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Cronaca | 22 maggio 2019, 14:20

Cuneo: in due a processo per estorsione nei confronti del proprietario di un locale

Secondo l’accusa la x titolare li aveva incaricati di “recuperare” un credito

Il tribunale di Cuneo - foto generica

Il tribunale di Cuneo - foto generica

Dopo le minacce di morte (“mettiamo le pistole in bocca”) e le continue richieste di denaro, si era rivolto ai carabinieri. L’inchiesta, denominata “operazione pizzo” portarono all’arresto nel gennaio 2016 in flagranza di reato di G.P. L’uomo aveva appena ricevuto 700 euro dal proprietario di un bar alle porte di Cuneo.

G.P. pregiudicato calabrese che viveva nel Saluzzese, e B. V., ex-proprietaria dello stesso bar, la “mandante” delle estorsioni, sono stati condannati con rito abbreviato rispettivamente a 4 anni e 6 mesi e a 3 anni 10 mesi.

Questa mattina in tribunale a Cuneo sono stati invece ascoltati i primi testi nel processo che vede imputati per concorso in estorsione D.P., padre di G., e A.P.. In aula il comandante e maresciallo capo dei carabinieri di Borgo San Dalmazzo hanno raccontato le fasi delle indagini, coordinate dal pm Giulia Colangeli.

B.V. aveva venduto il locale nel 2015 a una coppia di cuneesi. La donna sostenendo di dover ancora ricevere dagli acquirenti alcune migliaia di euro, si era rivolta a padre e figlio P.

Dopo avergli consegnato denaro per un importo di 8.500 euro il nuovo titolare, spaventato per le minacce ricevute e temendo per la propria incolumità e quella della famiglia, si era rivolto all’autorità giudiziaria. Che avevano aspettato G.P. fuori dal locale dopo che la vittima gli aveva consegnato una busta con 700 euro.

Il proprietario del bar aveva riconosciuto nell’album fotografico “senza ombra di dubbio “ G.P., mentre indicò il padre D. come la persona che gli fece la prima richiesta di estorsione.

Implicato nella vicenda anche A.P. parente dei P.. Dalle intercettazioni era emerso che fosse a conoscenza di quello che stava accadendo.

Prossima udienza fissata a novembre.

Monica Bruna

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