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Cronaca | 22 maggio 2019, 17:03

Saluzzese a processo per spaccio, violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia

L'imputato ha raccontato la sua verità. Secondo l’accusa avrebbe iniziato all’uso del crack la figlia minorenne della convivente

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Questa mattina davanti al tribunale collegiale di Cuneo ha raccontato la sua verità il quarantenne residente nel Saluzzese accusato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti a minori, violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia. Secondo la ricostruzione della Procura l’imputato avrebbe iniziato all’assunzione di cocaina e crack la figlia diciassettenne della moglie, il suo ragazzo e un’amica, anch’essa minorenne. Questa, costituita parte civile, sarebbe stata anche vittima di molestie sessuali.

L’ex marito della moglie dell’imputato, padre della diciassettenne Alessia (nome di fantasia, ndr) aveva raccontato che una notte di febbraio 2018 la figlia, che abitava con lui, era sparita. La rivide il giorno successivo: “Era strafatta, non si reggeva in piedi, l’accompagnai in pronto soccorso”. Alessia disse al padre che quella notte era andata a Torino con il patrigno. Lì avevano acquistato del crack. “Venni a sapere che non era la prima volta che si drogava, era stato l’imputato a insegnarle a fumarlo”. La ragazza avrebbe inoltre raccontato al padre dei litigi fra la madre e il patrigno e dei presunti maltrattamenti subiti dalla donna.

Ho fumato con Alessia, il suo ex ragazzo e una loro amica quattro volte”, ha riferito l’imputato. “Io mi procuravo il crack dal mio spacciatore abituale a Torino, loro ce l’avevano già, non so come se la procurassero. Poi il ragazzo mi fece conoscere il senegalese dal quale comprava e iniziai a rivolgermi a lui per comodità anche io”.

L’uomo ha sostenuto che i ragazzi si drogavano già per conto loro, e di non essere stato lui a farli iniziare. Per questo motivo la notte che andò con Alessia a Torino registrò le loro conversazioni: “Volevo dimostrare a mia moglie che sua figlia e il suo fidanzato fumavano già da prima. Mi pento di averlo fatto in questo modo, avrei dovuto invece portarli in ospedale”.

Riguardo alle presunte molestie sessuali, l’imputato ha spiegato che il contatto fisico avveniva con tutti i ragazzi per aiutarli “ad accendere la bottiglia o la pipetta per il crack, ci vuole una certa abilità, loro non erano capaci”.

I presunti maltrattamenti: “Discutevamo per la droga. Mia moglie mi aveva rotto in testa una statuetta di legno e io le avevo reagito con uno schiaffo, ho ammesso subito tutto davanti ai carabinieri”. Un altro episodio: “Lei mi accusò di aver molestato anche sua figlia. La insultai, lei andò sul balcone urlando che la stavo picchiando. Ma non era vero”. L’imputato ha riferito anche di altre liti in periodi diversi: “Discutevamo soprattutto per motivi di soldi, poi si faceva la pace a letto. Ma non siamo mai venuti alle mani”.



Monica Bruna

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