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Agricoltura | 23 maggio 2019, 07:45

Sono già un 5% le api morte per il maltempo di maggio che, impedendo la raccolta del nettare, non ha consentito loro di nutrirsi (FOTO)

Pioggia e freddo hanno provocato lo stress da fame, in quanto le scorte degli anni passati negli alveari sono finite. Oltre a mettere a rischio la sopravvivenza del prezioso insetto è stata totalmente compromessa la produzione del miele di acacia. Ne abbiamo parlato con i tecnici di Aspromiele: Marco Bergero, Ermanno Giordanengo e Samuele Colotta

Api morte sul fondo di un'arnia

Api morte sul fondo di un'arnia

Le api sono in forte sofferenza perché il freddo e la pioggia di maggio, alquanto “strano” dal punto di vista meteorologico, stanno mettendo a rischio la produzione di miele e la stessa sopravvivenza del prezioso insetto. Nel momento di maggiore sviluppo della stagione apistica.

L’allarme l’ha lanciato alcuni giorni fa la Coldiretti, ma se ne sta occupando con grande attenzione e impegno l’Aspromiele: l’Associazione alla quale aderiscono oltre 3.000 operatori del settore del Piemonte tra professionisti titolari di azienda e chi pratica l’attività a livello amatoriale. Ne abbiamo parlato con i tecnici della struttura, Marco Bergero, Ermanno Giordanengo e Samuele Colotta.

Dicono: “La situazione che si sta verificando l’avevamo già vissuta nel 2017 quando, a fine aprile, una forte gelata aveva rovinato la fioritura di acacia e la conseguente produzione di quel miele. Ma era stato un evento concentrato in pochi giorni. Questa volta, invece, siamo decisamente più preoccupati”.

In pratica? “Oltre alla mancata produzione del miele di acacia, le api, non avendo potuto fare provvista di nuovo nettare, e avendone immagazzinato poco nelle ultime stagioni già proprio per le non buone condizioni meteo, si stanno ritrovando senza scorte: cioè il necessario nutrimento per poter continuare a vivere. Una circostanza che le sta facendo deperire e, in alcuni casi, le sta portando al collasso. Dalle segnalazioni che ci arrivano dagli apicoltori del territorio regionale una percentuale attorno al 5% è già morta. Inoltre, il 50% degli alveari ha patito notevolmente lo stress da fame e, addirittura, le api si nutrono anche delle larve delle poche covate”.

Ci potrebbero essere delle ripercussioni sulle produzioni successive di miele? “Le covate erano partite bene e facevano presupporre un bel raccolto. Invece, purtroppo, a maggio si è invertita la tendenza. Vogliamo essere ottimisti e sperare che le condizioni climatiche migliorino in modo che le famiglie di api riprendano il loro sviluppo e tornino all’equilibrio precedente. Ma ci andrà del tempo e non è escluso, nei prossimi mesi,  di dover fare i conti con degli strascichi negativi”.     

Gli apicoltori non hanno dei rimedi? “In casi così gravi di mancanza di raccolto e assenza di scorte si può tamponare la situazione fornendo un nutrimento sostitutivo agli insetti, attraverso degli sciroppi zuccherini per non farli morire. Un intervento molto delicato e da fare con la dovuta attenzione perché gli sciroppi non sono il miele di cui si cibano le api. Per cui ci potrebbero essere dei problemi sulla qualità delle produzioni. Ma è un’ultima spiaggia necessaria se non si vuole che muoiano. Per questo motivo seguiamo gli apicoltori con consigli, suggerimenti e controlli, soprattutto quelli non professionisti, in modo da valutare le situazioni a seconda dei casi”.

Una mano la possono anche dare gli agricoltori e i cittadini? “Certamente. Ci sono delle piante mellifere molto ricche di polline e nettare. Tra queste, la facelia, il coriandolo, il girasole, il grano saraceno, l’erba medica, la colza e il trifoglio violetto. Le possono seminare gli agricoltori che praticano il sovescio, nei terreni liberi per la rotazione delle colture. Ma anche gli stessi apicoltori nei campi vicino alle arnie e i non addetti ai lavori nei loro giardini. Seminando piante di interesse apistico si incrementa l’area di pascolo dell’insetto e si contribuisce a garantirne la vita e lo sviluppo. Piccoli gesti che diventano importanti anche per salvaguardare ambiente e biodiversità, in quanto le api  sono importanti per il lavoro di impollinazione senza il quale diverse colture agricole non porterebbero frutti”.  

Per il consumatore c’è il pericolo di trovarsi prodotti importati di minore qualità? “Non bisogna demonizzare tutto il miele estero, però sicuramente quello italiano ha una garanzia di qualità e di legame con il territorio molto forte. Quest’anno in un qualsiasi punto vendita sarà impossibile vedere esposto il miele d’acacia 2019 prodotto in Piemonte. Se il consumatore lo trova gli deve venire qualche dubbio. Per cui, deve sempre controllare bene le etichette”.       

QUANTI SONO GLI APICOLTORI E GLI ALVEARI

Dai dati forniti da Aspromiele e Regione Piemonte al 1º marzo 2019 in Italia si contano 55.877 apicoltori, dei quali 19.671 professionisti titolari di aziende. Dispongono in totale di 1.273.663 arnie. In Piemonte sono 5.612 (quasi 2.000 professionisti), che conducono 18.982 apiari con 199.315 alveari. In provincia di Cuneo gli apicoltori raggiungono quota 1.417, con 5.091 apiari. Non si hanno riscontri sui numeri di arnie presenti.   

LE FOTO DELL’ARTICOLO SONO STATE SCATTATE IN VALLE STURA

Sergio Peirone

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