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Eventi | 26 maggio 2019, 09:44

“Malefica e i nativi digitali”, spettacolo al Sociale di Alba con le quinte della Montessori

Tre atti dedicati, nell’intreccio di trame, scene e personaggi, a due temi oggi al centro della vita dei ragazzi, oltreché all’attenzione dell’opinione pubblica. lo spettacolo è andato in scena il 23 maggio

“Malefica e i nativi digitali”, spettacolo al Sociale di Alba con le quinte della Montessori

Il 23 maggio, al teatro sociale di Alba, nell’ambito del premio teatrale “Il teatro dei ragazzi” — istituito in memoria di Dino Lavagna, educatore albese che dedicò la sua vita al sociale e ai giovani — le classi quinte della scuola primaria Maria Montessori hanno  presentato la pièce teatrale: “Malefica e i nativi digitali”.

Tre atti dedicati, nell’intreccio di trame, scene e personaggi, a due temi oggi al centro della vita dei ragazzi, oltreché all’attenzione dell’opinione pubblica.

Innanzitutto l’avvento del mondo digitale, che sta cambiando il linguaggio, il modo di fare e di essere di tutti, ma in modo particolare la generazione dei cosiddetti “nativi digitali”: potenzialità strepitose con a fianco il pericolo dell’abuso e la dipendenza, al prezzo del perdersi valori e opportunità: un mondo nel quale, già nelle scuole medie, i ragazzi si trovano totalmente immersi.

Ma se il mondo digitale è oggi quello di tutti i ragazzi, questo s’interseca con molti altri mondi, quanti sono  quelli da cui provengono i ragazzi stessi, e sorge il secondo tema che scandisce la loro vita: quello della “varietà”, perché le classi in oggetto sono costituite da molti bambini di origini non italiane. Una “varietà” …quella che per gli adulti è “diversità”! che è comunque ricchezza, un valore aggiunto che oggi i ragazzi sanno apprezzare immediatamente, naturalmente, a cuore aperto, liberi dalle sovrastrutture mentali che a volte zavorrano di rifiuto e paure gli adulti.

Ognuno è diverso e unico, e oggi più che mai ogni classe è un crogiolo: basta scorrere l’elenco dei nomi, la loro fisiognomica, i “modi” di ciascuno, per evocare veri e propri “mondi”, fatti di colori, suoni, linguaggi, paesaggi, storie e culture particolari, che vanno a comporre un quadro complesso e variegato.

Tutta questa varietà mette in scena la pièce, perché oltre il digitale, al di là di una realtà solo virtuale che omogenizza, c’è la vita vera che oggi è, nei nostri ragazzi, incontro di mondi diversi che fluiscono liberamente, creativamente, e lascia presagire, al di là di anacronistici pregiudizi, quanto ricco sarà il futuro umano di questo Paese.

Nel primo atto, intitolato “Nativi digitali” si offre uno spaccato di dialoghi, slang e atteggiamenti tipici degli adolescenti, ognuno esageratamente chino sul proprio cellulare, che guarda la realtà e gli altri, attraverso gli schermi. Il tutto è dominato dalla velocità, dallo stare in superficie, dagli stereotipi. Poi lo strano incontro con una dimensione fiabesca che sembra uscita dai giochi virtuali: i personaggi della Bella Addormentata, presi in prestito. Da questo incontro inaspettato, al quale i ragazzi non danno dapprima alcun peso, vengono privati dei cellulari e catapultati in un bosco, luogo per antonomasia delle catarsi fiabesche.

Nel secondo atto, intitolato “Nel bosco, come in ogni favola” i ragazzi si trovano a contatto diretto con la realtà, senza intermediazione di nessun dispositivo. E questo dapprima li destabilizza, poi li stimola a cercare nuove vie di relazione. Cambiano il linguaggio e le dinamiche di rapporto. Scoprono due dei tre gioielli utili a risvegliare Aurora: la poesia della natura e il guardarsi per trovarsi!

Nel terzo atto, intitolato “C’è un mondo dentro ognuno” i ragazzi scoprono il terzo gioiello: c’è un mondo dentro ognuno. Sopito, c’è un bagaglio di saperi, culture, estetica, legati strettamente alla storia della terra dove si è nati, alla famiglia, agli antenati, ben  tradotto dalla musica, che  vanno a materializzarsi ognuno in un quadro coreografico proprio.

“Questa parte è stata molto stimolante e interessante” dice Antonella Biagioni, che ha curato l’allestimento scenico, “perché, per andare a cercare abiti, danze, simboli e lingue originarie dei ragazzi, ci siamo messi in contatto con le famiglie, che hanno dato preziosi contributi, aiutandoci nell’ardua impresa di assaporare stili musicali, cromatici ed estetici molto diversi, ognuno con particolarità irripetibili.”

Da ultimo la rappresentazione muta registro e linguaggio, per culminare in un momento statico, dal ritmo lento, quello della poesia, canto alla vita, nella sua essenza vibrante, che nessuno schermo potrà mai restituirci.

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