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Attualità | 07 giugno 2019, 13:02

L'arte nel futuro: in Piemonte le chiese più belle si aprono con lo smartphone

Dopo la sperimentazione dell'anno passato, salgono a 13 i beni culturali visitabili grazie alla app "Chiese a porte aperte", che grazie alle nuove tecnologie cambia il modo di visitare il patrimonio storico-architettonico

L'arte nel futuro: in Piemonte le chiese più belle si aprono con lo smartphone

La Fondazione CRT ha fatto ambo, all'inizio, ma visto che la sperimentazione dava i risultati sperati ha puntato più in alto. E ha fatto 13. Tante, infatti, sono oggi le chiese del Piemonte che rivoluzionano il modo di fruire il patrimonio storico-artistico del territorio.

Dopo un primo tentativo con la Cappella di San Bernardo di Aosta a Piozzo (provincia di Cuneo) e la Cappella di San Sebastiano a Giaveno, ora basterà un clic dello smartphone anche per aprire le porte e apprezzare i contenuti di altre 11 chiese: da Lanzo a San Damiano Macra, passando per Serravalle Langhe, Mombarcaro, Bardonecchia, Chiomonte, Lusernetta e Villafranca Piemonte.

Grazie alla app "Chiese a porte aperte" - sviluppato nell'ambito del progetto Città e Cattedrali della fondazione CRT e delle diocesi di territorio - si potrà accedere a queste chiese, spesso piccole ma veri e propri tesori, e conoscerne la storia. Basterà registrarsi e prenotare l'orario di visita, gratuitamente. Per entrare all'ora stabilita basterà inquadrare il QR code con il cellulare e la porta si aprirà automaticamente. All'interno, un meccanismo scatterà in automatico per raccontare quel che il visitatore ha davanti agli occhi.

I luoghi sacri sono stati scelti tramite criteri precisi, anche di sicurezza, senza contare che per accedere è necessario fornire i dati della carta d'identità e la localizzazione del telefono.

Sabato 8 e domenica 9 alcuni volontari saranno a disposizione per un primo "assaggio" di questa nuova opportunità.

"E non ci fermeremo qui - garantisce il presidente della Fondazione CRT, Giovanni Quaglia - grazie anche alla collaborazione degli operatori sul territorio. Appena ci sarà un assessore di riferimento a livello regionale, avvieremo i contatti per fare sistema".

"Le aperture automatizzate - prosegue - sono l'ultimo tassello di un percorso che negli anni ha messo in rete oltre 500 beni ecclesiastici e vogliamo continuare a valorizzarli come luoghi vivi e riconosciuti".

"L'unione di conservazione di beni e innovazione tecnologica è appassionante - aggiunge monsignor Derio Olivero, delegato per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza episcopale piemontese - e non pensare al futuro finisce per annullare anche il presente. Abbiamo un patrimonio incredibile che dobbiamo assolutamente conservare e tramandare. Ma faremmo un cattivo servizio se lo tenessimo solo surgelato in frigorifero: va reso vitale, perché parli e dica qualcosa a chi lo osserva. Anche in futuro".

"Con un corretto sfruttamento della tecnologia possiamo aprire luoghi della cultura che altrimenti rimarrebbero chiusi - sottolinea Luisa Papotti, soprintendente archeologia belle arti e paesaggio della città metropolitana di Torino - ed è significativo che non siano grandi luoghi famosi, ma piccole realtà che sono state molto significative per quel preciso territorio. In questa maniera si restituisce a queste piccole cappelle la loro funzione originaria: luogo aperto alla collettività, sosta per i viandanti oltre che per i fedeli, sostenendo il corpo ma anche lo spirito".

massimiliano sciullo

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