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Click sulla Psicologia | 12 giugno 2019, 07:23

Il paradosso della velocità: più si ha fretta, più si va veloci, meno tempo si dispone

La lentezza è un argomento "vecchio" che va in direzione opposta agli imperativi sociali di oggi, dove tutto deve essere consumato in gran velocità. Questa è dunque l’era della velocità ed anche nel gergo colloquiale si definisce come “lento” colui che non afferra al volo i concetti e necessita di tempo per metabolizzarli

Immagine di repertorio - Pixabay

Immagine di repertorio - Pixabay

Da sempre c’è la tendenza ad assegnare alla velocità una posizione dominante rispetto alla lentezza anche se fiabe popolari e leggende, sin dalla antichità, hanno sottolineato le virtù della riflessione. Oltre ad arrivare al traguardo esiste un percorso da fare che spesso, ai fini della maturazione individuale, porta a una lenta  consapevolezza che richiede i suoi tempi, l’ansia del risultato e la fretta di arrivare sono alla base dello stress e della depressione delle nostre società occidentali.  Il paradosso che scaturisce da ritmi sociali accelerati è che all’aumentare della velocità con cui si svolgono le azioni quotidiane, non aumenta la percezione del tempo a disposizione dell’individuo, anzi. Pensiamo ai social, all'uso del telefonino, delle app, Lo spam di attenzione si è ridotto tantissimo, poichè in pochissimi secondi siamo bombardari di immagini, informazioni. Scorri, vai avanti più veloce, devi essere sempre in allerta, attento. Non si deve, non si può essere lenti, si rischia di perdere l'occasione, l'offerta. Oggigiorno si sta pochissimo fermi a pensare, nella lentezza di un pensiero ragionato e condiviso.

In giro si sentono continuamente lamentele del tipo: “non ho mai tempo”, “non riesco a fare tutto ciò che vorrei in giornata”; “vorrei che il giorno avesse 48 ore ” e così via. Ma vi siete mai chiesti, dove corriamo sempre tutti, come il  Bianconiglio che è costantemente alle prese con il suo orologio, corre, corre dietro il tempo e inesorabilmente lo perde. E noi tutti, spesso, si cade nelle stesso errore.

E' essenziale,  per riappropriarci del nostro tempo, interiorizzare il concetto che più si ha fretta, più si va veloci, meno tempo si dispone. Non è l’età adulta che pare privarci del tempo, ma l’immersione in tante cose futili a cui diamo il peso che esse non meritano.

Se la nostra concentrazione è rivolta a troppe cose contemporaneamente, non solo non siamo in nessun posto, ma non stiamo vivendo il nostro tempo, non stiamo percependo e quindi sentendo le emozioni che ci circondano. E' importante in un tempo in cui ci vengono richieste tante cose, siamo tutti immersi da mille impegni e scadenze, fermarsi e rallentare, a fare una foto, a leggere un buon libro, a guardare un tramonto ecc . Si è un tutt’uno con ciò che si fa, quando lo si fa pensando davvero a ciò che si sta facendo. 

Con queste riflessioni non dico assolutamente che si debbano abbandonare impegni, non rispettare scadenze, ecc ma ritengo possa essere importante riappropriarsi del proprio tempo, concedendo l’attenzione ad una cosa sola per volta, qualunque essa sia: a volte è anche bello annoiarsi! Se si riesce ad abbassare l'alto livello di stimolazione sensoriale nel quale siamo tutti immersi, anche la concentrazione e lucidità beneficeranno della lentezza stessa.

Qualche esempio? Allunga il tempo concesso ad ogni azione, sarà più armonica; parla lentamente, trasmettendo serenità e fermezza. E' dunque  importante accogliere tutte le nostre azioni nel tempo, con serenità. 

Citando Schopenhauer faccio presente che  " Tutto ciò che è squisito matura lentamente" quindi diamo tempo alle cose di diventare buone, ognuna con il suo tempo.


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Ernestina Fiore

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