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Agricoltura | 14 giugno 2019, 07:45

C’è la nuova Amministrazione regionale: le aspettative di Confagricoltura per il mondo rurale della provincia “Granda”

Il presidente Enrico Allasia espone i temi di maggiore urgenza sui quali l’Associazione intende confrontarsi, spiegando anche le scelte condivisibili della precedente Giunta al timone del Piemonte e quelle, invece, che non hanno funzionato

Il presidente di Confagricoltura, Enrico Allasia

Il presidente di Confagricoltura, Enrico Allasia

Gli elettori del Piemonte hanno scelto il nuovo governatore della Regione: l’albese Alberto Cirio, sostenuto dalla coalizione di centrodestra. Prende il posto del ricandidato uscente Sergio Chiamparino, appoggiato dal centrosinistra. Cosa significherà il cambiamento per il mondo rurale della “Granda” e quali sono stati i meriti e i limiti della precedente squadra alla guida di Palazzo Lascaris? Lo abbiamo chiesto ai vertici di Confagricoltura della provincia di Cuneo. A rispondere è il presidente, Enrico Allasia.

Cosa vi attendete dalla nuova Amministrazione regionale? “Innanzitutto credo che la provincia di Cuneo, con le sue quasi 20mila aziende agricole - oltre il 35% di quelle piemontesi -, debba tornare ad avere un ruolo di primo piano nell’agenda della politica rurale della Regione. Per cui ci attendiamo che il settore possa contare su un assessore in grado di cogliere non solo le esigenze, ma anche tutto il peso produttivo dell’economia agricola cuneese”.

Temi sul tavolo? “Ce ne sono molti per un’agricoltura della “Granda” chiamata a confrontarsi sul mercato globale e che necessita di farlo ad armi pari con i competitor internazionali. Riprendendo, però, quello che, negli scorsi anni, è stato il “fronte” principale su cui Confagricoltura ha rivolto la sua attenzione. E cioè continuiamo soprattutto a sostenere la necessità di velocizzare l’attuazione del Programma di Sviluppo Rurale (Psr), riducendo la burocrazia, semplificando i bandi e promuovendo corrette linee guida, garantendo più tutela per la qualità, promuovendo un’imprenditorialità innovativa e giovane e valorizzando l’agricoltura di montagna”.

Nel concreto? “A livello locale l’Amministrazione della Regione ha il compito di declinare le politiche europee e quelle nazionali e, soprattutto, di garantire la miglior attuazione degli interventi impostati. Facendo sì che le decisioni assunte si traducano velocemente in azioni a favore dell’economia agricola e dell’ambiente. Gli spazi di manovra sono limitati, ma, se ci si impegna, è possibile incidere positivamente, offrendo non pochi vantaggi competitivi alle aziende del territorio. Confagricoltura assicura fin d’ora all’Amministrazione guidata da Alberto Cirio la propria disponibilità a collaborare per contribuire a riportare ai massimi livelli la nostra agricoltura e per creare nuove opportunità di lavoro e di reddito per gli imprenditori del settore e per il territorio”.

Quali sono le priorità, a livello provinciale, che intendete portare sul tavolo del confronto? “Una delle urgenze è, senza dubbio, il complicato momento vissuto dal comparto frutticolo cuneese, alle prese con quotazioni non remunerative, pagamenti sempre più dilazionati e, soprattutto, l’arrivo sul mercato italiano di prodotti dall’estero a prezzi irrisori e coltivati con criteri e vincoli normativi decisamente meno stringenti rispetto ai nostri. Serve un piano di azione rapido e lungimirante per affrontare questa situazione e garantire un futuro diverso al comparto. Le soluzioni devono essere serie e praticabili e ci attiveremo per sottoporre ai nuovi amministratori regionali le nostre proposte di intervento. Così come ci impegneremo a incontrare i rappresentanti dei magazzini di conferimento della frutta presenti sul territorio e i delegati della Grande Distribuzione. Chiedendo, a questi ultimi, una maggior promozione del consumo di frutta locale nei loro Centri”.

Ma non solo. “Vera e propria piaga è la presenza incontrollata dei selvatici sul territorio. Il contenimento dei danni è una priorità fondamentale per lo sviluppo di un’agricoltura competitiva e rispettosa del territorio e dell’ambiente. Il problema dei lupi, che è ampiamente sottovalutato, sta mettendo a repentaglio la pratica degli alpeggi. I selvatici in collina e in pianura stanno distruggendo le nostre coltivazioni. Ormai abbiamo i cinghiali alle porte delle città e gli incidenti causati dagli animali selvatici si moltiplicano. Non basta invocare il rispetto della natura e della fauna. Occorre pensare prima di tutto a tutelare l’uomo e le attività produttive. Ripristinando un equilibrio che oggi è fortemente alterato”.

Cosa si può fare? “Il Piemonte è tra le regioni italiane più danneggiate dalla loro presenza. Siamo a giugno e non è ancora stato approvato il calendario venatorio 2019/2020. La mancata approvazione del provvedimento sta creando una forte apprensione nel mondo agricolo, in quanto senza i regolamenti non possono essere definiti i piani di prelievo per i caprioli. La Giunta regionale uscente non ha deciso nulla in proposito e si può ora prevedere che l’apertura della caccia all’animale venga avviata non prima di luglio. Non appena si sarà insediata la nuova Giunta regionale, Confagricoltura farà presente la situazione al nuovo assessore all’Agricoltura”.

Infine? “Il cambiamento climatico in atto, con periodi caratterizzati da siccità o da precipitazioni intense, evidenzia che è indispensabile assicurare all’agricoltura le risorse idriche necessarie per garantire una produzione quantitativamente e qualitativamente soddisfacente. È perciò necessario progettare e costruire, in tempi rapidi, gli invasi che servono al nostro territorio per far sì che l’acqua possa essere messa a disposizione delle attività produttive. E all’agricoltura in primo luogo”.

Cosa ha funzionato della precedente Amministrazione Chiamparino? “Come tutti gli agricoltori piemontesi preferisco guardare avanti e non indietro, ma riconosco all’Amministrazione Chiamparino il non facile lavoro che ha portato all’approvazione della Legge sul riordino dell’agricoltura. Ne apprezziamo l’opera di semplificazione legislativa e normativa che è stata adottata, anche se dal provvedimento ci saremmo aspettati qualcosa in più per lo sviluppo del comparto: in particolare per quanto riguarda la valorizzazione delle filiere. La Legge dedica ampio spazio agli aspetti non propriamente caratteristici del settore primario, seppur degni di considerazione, quali la multifunzionalità, l’agricoltura sociale, l’agriturismo. Però riserva un ruolo pressoché residuale agli interventi relativi all’attività produttiva tradizionale: fondamento del comparto rurale piemontese”.

Su quali temi, invece, non ha dato risposte al settore? “Siamo stati gli unici a scendere apertamente in piazza nel novembre 2016 per manifestare contro un Programma di Sviluppo Rurale che, dopo tanta attesa, purtroppo, non andava nella direzione da noi auspicata. Con il passare dei mesi e degli anni le cose non sono migliorate significativamente. Scelte politiche iniziali discutibili e una gestione a dir poco farraginosa dei bandi, unita a evidenti criticità dei sistemi informatici, hanno creato una situazione di oggettiva difficoltà, che si traduce nella scarsa capacità di spesa della nostra Regione. Non basta impegnare le risorse, occorre anche erogarle, privilegiando progetti che incidano efficacemente sullo sviluppo del comparto e in grado di generare ricadute positive sul territorio”.

Ci sono alcune questioni in particolare da mettere in evidenza? “La scelta politica di destinare ulteriori fondi al “pacchetto giovani” del Programma di Sviluppo Rurale - bando 2017 - non ci ha del tutto soddisfatti, perché ha di fatto penalizzato le aziende che avevano presentato la domanda per l’insediamento in agricoltura nel 2016 e che, per carenza di risorse, non hanno potuto ottenere i contributi per la realizzazione dei miglioramenti aziendali. Giovani che hanno investito a loro rischio e che, a nostro avviso, avevano altrettanto diritto a essere finanziati e a veder riconosciuti i loro sforzi. Il nostro giudizio sull’operato politico e amministrativo della Regione guidata da Chiamparino sulla gestione del Psr non può quindi essere positivo”.

Inoltre? “Rimarchiamo  un coordinamento assolutamente insoddisfacente dei tavoli di filiera impostati (moscato, brachetto, latte) che vedono la Regione in una posizione sempre più defilata, se non addirittura assente. Occorre intensificare gli sforzi per la tutela e la valorizzazione delle nostre produzioni, contribuendo a riequilibrare i rapporti all’interno delle filiere produttive in modo più incisivo rispetto a quanto fatto fino ad oggi”.

Sergio Peirone

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