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Attualità | 15 giugno 2019, 09:30

Il musicista albese Paolo Paglia regala al Papa emerito il cd del suo Stabat Mater. Benedetto XVI ringrazia

Con una lettera arrivata direttamente dalla Segreteria di Stato Vaticana a Grinzane Cavour

Il maestro albese Paolo Paglia

Il maestro albese Paolo Paglia

Benedetto XVI ha ringraziato con particolare affetto il maestro Paolo Amedeo Paglia per il regalo che il noto musicista ha recentemente recapitato al Papa emerito, tramite l’Arcivescovado di Alba nelle persone di don Renato Oggero Norchi e di S.E. il vescovo Marco Brunetti.

Il dono era il cd del suo Stabat Mater. La lettera con cui sono arrivati i ringraziamenti di Benedetto XVI è arrivata nella giornata di ieri (14 giugno) a Grinzane Cavour direttamente dalla Segreteria di Stato Vaticana.

Grande sorpresa ed emozione per l’artista albese che ha scelto Facebook per esprimere la sua gioia: “A volte vai a prendere una raccomandata temendo alcune multe, invece sono i ringraziamenti del Papa emerito che tramite il nostro Vescovado ha ricevuto il cd del mio Stabat Mater! Sono piccole pillole di luce”.

Paglia non rivela il contenuto del testo che desidera mantenere personale, ma, al nostro messaggio di congratulazioni, ha risposto: “Grazie, sono piccole boccate di ossigeno”.

Benedetto XVI ha sempre parlato della musica e dei musicisti con particolare passione. Possiamo provare a rintracciare nella sua vita, e soprattutto nel suo ritratto privato, le ragioni di questo interesse per le sette note. Fin da ragazzino Joseph Ratzinger studia il pianoforte, un passatempo condiviso con il fratello maggiore Georg, il quale dirige cori parrocchiali prima di divenire per decenni direttore della Cappella del Duomo di Ratisbona.

La musica è una passione di famiglia che Joseph ha continuato a coltivare lungo la sua vita: anche da cardinale, alla Domaine La Bergerie in Alta Savoia suona al pianoforte musiche di Mozart e Chopin, come ben documentano tante fotografie. Divenuto papa il 19 aprile, Joseph Ratzinger ha voluto che nell’appartamento del palazzo apostolico gli venisse sistemato il suo pianoforte per potervi ancora suonare almeno i suoi due autori preferiti: Mozart e Beethoven.

E così immaginiamo il Papa emerito, ancora oggi, suonare come distensione il suo pianoforte nella sua attuale residenza. Certamente l’eco di quelle note non giungerà mai al nostro orecchio, ma la sua concezione estetica ed il discorso filosofico sull’arte sono chiari, grazie all’abbondanza dei suoi scritti e delle sue riflessioni. Uno su tutti: “Resta per me un’esperienza indimenticabile il concerto di Bach diretto da Leonard Bernstein a Monaco di Baviera dopo la precoce scomparsa di Karl Richter. Ero seduto accanto al vescovo evangelico Hanselmann. Quando l’ultima nota di una delle grandi Thomas-Kantor-Kantaten si spense trionfalmente, volgemmo lo sguardo spontaneamente l’uno all’altro e altrettanto spontaneamente ci dicemmo: ‘Chi ha ascoltato questo, sa che la fede è vera’. In quella musica era percepibile una forza talmente straordinaria di realtà presente da rendersi conto, non più attraverso deduzioni, bensì attraverso l’urto del cuore, che ciò non poteva avere origine dal nulla, ma poteva nascere solo grazie alla forza della verità che si attualizza nell’ispirazione del compositore”.

Silvia Gullino

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