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Curiosità | 16 giugno 2019, 19:43

“Ero carcerato e siete venuti a visitarmi”, la mission e il grande impegno di “Liberi dentro”

Intervista a Biba Bonardi, Presidente dell’associazione che svolge la sua attività di volontariato all’interno del carcere Morandi di Saluzzo

“Ero carcerato e siete venuti a visitarmi”, la mission e il grande impegno di “Liberi dentro”

“Liberi dentro” è un’associazione di volontariato che opera all’interno della casa circondariale Rodolfo Morandi di Saluzzo; nasce alla fine degli anni Novanta da un gruppo di persone desiderose di esercitare il proprio impegno civile aiutando chi si trova in regime di restrizione della libertà e spesso lontano da familiari e amici.

All’epoca il volontariato penitenziario non era ancora molto sviluppato. L’associazione viene poi riconosciuta come ONLUS nel 2009, e oggi ne è Presidente Biba Bonardi.

- Come sei entrata a far parte di questa associazione e con quale motivazione?

Ho aderito all’associazione dopo qualche anno dalla sua costituzione, nel 2000; sono venuta a contatto con il mondo carcerario perché chiamata, in qualità di docente di lingua francese, a dare un supporto volontario e gratuito ai detenuti che sostenevano la maturità come privatisti, e da lì ho conosciuto i volontari di “Liberi dentro” diventando con gli anni Presidente della onlus; è un’associazione apartitica e aconfessionale.

- Quali sono gli obiettivi della onlus?

Dare supporto materiale e sostegno morale ai detenuti e ai loro familiari, e stare vicino a chi ha sbagliato, senza giudicare. Senza mai dimenticare che queste persone hanno commesso reato, e senza mai dimenticare il male patito dalle vittime, crediamo che nessun uomo coincida con il suo errore, e siamo convinti che a ognuno debba essere data una possibilità di riscatto; un tema che ci interessa molto sviluppare nel futuro è quello della giustizia riparativa, cioè di come una persona che ha commesso reato possa in qualche modo fare qualcosa per riparare il danno compiuto. All’interno di un carcere vi sono tante persone in stato di necessità e non sono molte le associazioni che si occupano di questo settore. In carcere si instaurano relazioni cariche di umanità, anche se non è sempre facile resistere alle frustrazioni e alle delusioni.

- Conosciamo tutti le criticità delle carceri italiane ovvero sovraffollamento, carenze strutturali, mancanza di opportunità di lavoro e formazione, elevata presenza di stranieri, problematiche sanitarie, in particolare forme di disagio psichico con un tasso elevato di suicidi, scarso investimento di risorse e di personale per progetti di rieducazione: su quali di questi aspetti i volontari di Liberi dentro supportano i detenuti?

I detenuti vengono informati della nostra presenza tramite il passaparola fra di loro o la segnalazione degli Educatori, e hanno la possibilità di incontrarci con una semplice richiesta scritta, la famosa “domandina”. Il nostro campo d’azione è molto vasto: si va dal sostegno concreto per il rinnovo della patente, dei documenti, per le pratiche fiscali e assistenziali, all’aiuto scolastico per gli studenti dei corsi interni o privatisti, alla collaborazione con la biblioteca di Saluzzo per far entrare e uscire i volumi imprestati, alla partecipazione alla redazione interna (articolo quindicinale sul Corriere di Saluzzo), all’organizzazione di una partita di calcio, di una conferenza, o di uno spettacolo teatrale, al colloquio di sostegno personale vero e proprio…ultimamente si è unita a noi una giovane psicologa, che segue lo sportello di ascolto tenuto da detenuti verso altri detenuti. L’aiuto in queste attività è la base per instaurare una relazione con i detenuti fondata sul rispetto reciproco. L’elevata presenza di stranieri è una realtà anche nel carcere di Saluzzo; con alcuni di loro è difficile il dialogo, sia per motivi culturali che linguistici.

- Quanti sono i volontari e come si sono formati?

Al momento siamo una quindicina, di entrambi i sessi, non sono molti i giovani che si avvicinano a questo mondo e alcuni, anche se ben inseriti, hanno dovuto interrompere l’attività per impegni di lavoro. Sono necessari maturità ed equilibrio psicologico uniti ad una forte motivazione. Pochi i pensionati, quasi tutti noi lavoriamo e dedichiamo all’associazione il nostro tempo libero, garantendo ciascuno la presenza da una a tre o più ore settimanali. Alcuni di noi hanno fatto corsi di formazione a Torino in quanto esiste un coordinamento regionale Piemonte e Valle d’Aosta delle associazioni di volontari penitenziari. E’ importante mantenere i contatti fra di noi. Molto stretta a questo proposito la collaborazione con la Garante cittadina. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non ci sono problemi legati alla sicurezza! In quasi 20 anni, ho avuto paura una volta sola, per l’atteggiamento aggressivo di un detenuto.

- Hai organizzato incontri rivolti alla popolazione per sensibilizzare e riflettere sulla condizione delle persone recluse, come pensi sia sentito il tema del perdono?

Sicuramente è più sentito di come possa sembrare, perché tocca il cuore di tutti. Lo scorso anno abbiamo organizzato a Saluzzo un incontro sul perdono, molto partecipato, a cui è poi seguito il corso sul perdono. Ottima affluenza c’è stata anche quest’anno alla serata di proiezione del docufilm “Spes contra Spem”. Raccontaci del progetto “Casa di Donatella”, nato come - importante supporto al percorso di cambiamento e reinserimento del detenuto. “La Casa di Donatella” è stata inaugurata nel 2016; intitolata ad una volontaria scomparsa, è un alloggetto adiacente al Cimitero, che ci è stato dato in comodato gratuito dal Comune di Saluzzo, aperto per dare ospitalità temporanea ai detenuti in permesso premio, a quelli che hanno ottenuto un lavoro all'esterno o sono in regime di semilibertà. Questa Casa è nata come cosa piccola, ma è diventata grande, in quanto punto di incontro del detenuto con la famiglia, strumento di coesione sociale e di ritorno alla normalità nel percorso di recupero della persona. Al momento la Casa di Donatella è sempre occupata, a volte anche dai familiari che vengono da lontano e non possono permettersi un albergo. Molto spesso è anche elemento indispensabile per ottenere il permesso dal magistrato di sorveglianza, in quanto occorre un domicilio a cui appoggiarsi e chi abita lontano non ce l’ha.

- Che cos’è il progetto genitorialità, quando e come è nato?

E’ un progetto nato due anni fa con la consulenza del professor Antonio De Salvia, e consiste in questo: un detenuto insieme ad un volontario si impegna ad ideare e creare manualmente un oggetto da regalare al figlio che lo verrà a trovare e, con questa semplice modalità, viene stimolato a raccontare la sua esperienza di papà. Siamo un gruppo di 4-5 volontarie, anche del gruppo CRIVOP, che ci ritroviamo con una decina di detenuti un pomeriggio alla settimana…è sempre un momento di dialogo familiare e sereno.

- L’ingresso in un carcere per la prima volta, anche solo come visitatore, ha un forte impatto emotivo su chiunque; dal vostro punto di vista, come vivono i bambini, figli di detenuti, questa esperienza?

Sicuramente si tratta di un momento molto delicato, non sempre però l’esperienza è traumatica: pochi giorni fa un detenuto, a proposito dell’incontro con il suo bimbo di cinque anni, venuto da Roma, mi ha raccontato che è stato bellissimo; tutto il merito è stato però della mamma, che lo ha preparato all’incontro con il papà in modo che non fosse traumatizzato dal contesto. Da qualche anno è disponibile una saletta colorata, con libri e giocattoli, per ricostruire, sia pure solo per un paio d’ore, un ambiente familiare e sereno.

- Rispetto all’associazione, quali sono le problematiche allo stato attuale?

Le criticità dell’associazione sono legate al fatto che siamo pochi e abbiamo difficoltà a fare rete, anche se ci riuniamo almeno una volta al mese. Da punto di vista economico ci sono da coprire le spese di manutenzione e miglioria della “Casa di Donatella”.

- Ci vuoi parlare delle prossime iniziative di “Liberi dentro” che coinvolgeranno la popolazione?

A settembre parteciperemo alla Tre giorni “La città scopre il carcere” organizzata dal Liceo Soleri Bertoni e le Scuole ristrette. In questo ambito organizzeremo anche, in collaborazione con la Garante cittadina Bruna Chiotti, una conferenza dello scrittore Pino Roveredo, Garante dei Detenuti per il Friuli Venezia Giulia.

- Come vi fate conoscere? Avete un sito o una pagina FB?

Non abbiamo un sito, se qualcuno ci aiutasse in questo, sarebbe molto ben accetto; esiste una pagina FB del gruppo, ma ci facciamo conoscere soprattutto con il passaparola. Siamo aperti a nuovi ingressi, la realtà del carcere non deve spaventare, anzi è un’esperienza che arricchisce.

- Come raccogliete i fondi?

Con il 5 per mille, con le donazioni da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo e con la raccolta fondi nelle giornate organizzate con l’associazione di Guide turistiche Gaia. Quest’anno abbiamo scelto la Valle Grana, domenica 23 giugno andremo a visitare antiche cappelle, chiese affrescate, il maestoso Santuario di San Magno e non solo. Prevista anche la possibilità di pranzare presso il Santuario con gli gnocchi al Castelmagno. Vi aspettiamo! Occorre prenotarsi entro il 16 giugno, per il pranzo, o entro il 21 per la visita, tramite i seguenti contatti: bibaeangelo@libero.it, cell. 3335297775.

- Ci vuoi ricordare il Codice Fiscale della onlus?

Con molto piacere! Assistenti Volontari Penitenziari “Liberi dentro” Onlus Saluzzo C.F. 94035300048 …grazie a tutti in anticipo!

bruna aimar

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