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Agricoltura | 17 giugno 2019, 19:23

Allevamento di suini: con 860 mila capi Cuneo è la prima provincia in Piemonte

Qualità e benessere animale, ma Cia chiede la modifica del disciplinare per migliorare la situazione delle rese produttive dettate dai regolamenti

Allevamento di suini: con 860 mila capi Cuneo è la prima provincia in Piemonte

Con oltre 860 mila capi, Cuneo conferma essere la provincia del Piemonte più importante in termini di allevamento suinicolo. Seguono Torino (191 mila capi circa), Novara (61 mila), Biella (33 mila), Alessandria (29 mila), Vercelli (21 mila), Asti (15 mila) e il Verbano-Cusio-Ossola (poche centinaia di capi).

Tali dati giustificano la grande attenzione verso questo settore zootecnico da parte della Cia di Cuneo, che comunque rileva la tendenza del peggioramento della redditività degli allevatori scesa a livelli che non si registravano dal 2013, con un crollo tendenziale del 24% (fonte Crefis - Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole), dato dalle quotazioni degli animali in discesa e la forte concorrenza estera, soprattutto della Spagna che in 15 anni ha raddoppiato la produzione da 20 a quasi 40 milioni di capi (in Italia siamo scesi a 8.4 milioni di suini).

“E’ necessario riorganizzare la filiera – spiega il direttore Cia Cuneo Igor Varronein termini di strategia commerciale. I nostri allevatori puntano sulla qualità e stanno investendo molto sul benessere animale ma, con questi prezzi, rischiano di vedere impoverire il loro patrimonio. È necessario invertire la rotta al più presto, continuando a investire sulla qualità e la valorizzazione del prodotto, soprattutto sui mercati poco esplorati”.

Nel frattempo, la Cia sta presentando a livello nazionale alcune proposte a sostegno della suinicoltura italiana con l’obiettivo di rilanciare la competitività e promuovere il consumo di carne. Grazie agli emendamenti in Camera di CIA-Agricoltori italiani è stato istituito nel decreto emergenze un Fondo nazionale per la suinicoltura,  con una dotazione di 1 milione di euro per il 2019 e 4 milioni di euro per il 2020. Il Fondo è destinato a far fronte alla perdita di reddito degli allevatori; garantire la massima trasparenza nella formazione dei prezzi indicati dalle Commissioni Uniche Nazionali; rafforzare i rapporti di filiera; promuovere i prodotti suinicoli; migliorare la qualità e il benessere animale; promuovere l'innovazione, anche attraverso il sostegno dei contratti di filiera e delle organizzazioni interprofessionali. 

Inoltre, la Cia propone la modifica al disciplinare per migliorare la situazione delle rese produttive dettate dai regolamenti, ricordando che ogni trasgressione alle normative attuali sono da ritenersi perseguibili e sanzionabili a norma di legge. La Cia-Agricoltori italiani ritiene infatti che alla base dei problemi strutturali del comparto ci siano i disciplinari di produzione dei principali prosciutti DOP, ormai obsoleti che risalgono al 1993, le modifiche si rendono necessarie, il mondo allevatoriale è in continua evoluzione, cambiano i tempi, si migliora tecnologicamente, le innovazioni producono ricchezza per il settore ed ogni eventuale cambiamento deve essere esaminato con attenzione.

comunicato stampa

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