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Politica | 20 giugno 2019, 12:00

Pd e centrosinistra cercano un santo al quale votarsi

Dopo la caduta di Alba e Fossano e la sconfitta alle regionali si vorrebbero sperimentare nuovi percorsi. La sferzata del sindaco di Saluzzo Mauro Calderoni, per ora, resta senza risposte

Mauro Calderoni, sindaco di Saluzzo

Mauro Calderoni, sindaco di Saluzzo

La direzione nazionale del Pd, svoltasi martedì, ha dimostrato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che l’encefalogramma del Pd resta piatto. O meglio, si attiva solo (ed energicamente) quando si scatenano le lotte interne.

I “renziani” hanno deciso di restare fuori dalla direzione. Gli “zingarettiani” – così dicono i “renziani” – vogliono ricostruire il Pds (Partito Democratico della Sinistra, quello voluto da Achille Occhetto dopo la svolta della Bolognina) snaturando l’essenza del Partito Democratico.

Anche in provincia di Cuneo, la divisione tra le due anime resta netta e marcata, nonostante la caduta di Matteo Renzi abbia in qualche misura rinvigorito la componente ex Ds che fa capo a livello nazionale a Nicola Zingaretti.

Il Pd alle regionali, nel Cuneese, ha perso 28 mila voti rispetto al 2014.

Per dare le dimensioni della portata della batosta, annotiamo che la cifra equivale agli aventi diritto di voto nella città di Alba.

I cinque candidati, tutti per altro forti e titolati, hanno fatto la loro parte, per quanto in maniera individuale, essendo mancato il gioco di squadra e l’appeal del partito.

Morale: ora il Pd e il centrosinistra nel suo complesso vedono drasticamente ridotte le loro posizioni nel contesto provinciale: di quattro consiglieri regionali che avevano: Francesco Balocco, Paolo Allemano (Pd), Alberto Valmaggia (Lista Chiamparino) e Carla Chiapello (Moderati) - di cui due, Balocco e Valmaggia,  assessori - ne è rimasto uno solo, neoeletto, Maurizio Marello di Alba.

Quest’ultimo è stato eletto in Regione con una buona messe di preferenze personali, ma non è riuscito a impedire che la città di cui era sindaco uscente capitolasse.

Con la capitale delle Langhe è caduta anche Fossano.

Restano appannaggio del centrosinistra Cuneo, Savigliano, Bra e Saluzzo.

La rappresentanza parlamentare conta su due esponenti, Mino Taricco al Senato e Chiara Gribaudo, alla Camera, eletti entrambi sulla quota proporzionale nel collegio Piemonte2.

I collegi uninominali, in una provincia dove il centrodestra a trazione leghista arriva a sfiorare il 60%, restano un miraggio.

Gli uomini forti, se escludiamo i due parlamentari e il neoconsigliere regionale, sono oggi i sindaci di Cuneo, Federico Borgna, Savigliano, Giulio Ambroggio, Bra, Gianni Fogliato e Saluzzo, Mauro Calderoni.

E’ stato quest’ultimo, forte di una vittoria avvenuta in condizioni estreme, a sferzare un paio di giorni fa il centrosinistra

“Ripartiamo – ha scritto senza mai evocare il nome del Pd e tirando per la giacca Monviso in Movimento - da un grande dibattito pubblico ed aperto che ci consenta di individuare le ragioni profonde dello stare insieme. Un laboratorio di idee per le nostre terre che diventi anche un laboratorio politico per le forze democratiche e progressiste, dapprima di questa provincia e poi chissà”.

Calderoni ha indicato una pista, ma per tracciare una linea politica occorre che il maggior partito di opposizione abbia chiaro a che santo votarsi se vuole che qualcuno ancora torni a votare per lui.

Giampaolo Testa

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