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Agricoltura | 20 giugno 2019, 07:45

Coldiretti Cuneo: "Per il mondo agricolo della “Granda” attendiamo concretezza dalla nuova Amministrazione regionale"

Il delegato confederale, Roberto Moncalvo, elenca le priorità da portare al tavolo della discussione: il settore della frutta; il Programma di Sviluppo Rurale; la semplificazione; la montagna; i giovani che si insediano; l’utilizzo di prodotti piemontesi; i problemi degli animali selvatici e dell’acqua per irrigare

Il presidente Alberto Cirio firma il manifesto di Coldiretti con le dieci priorità per l'agricoltura piemontese sotto gli occhi attenti del delegato confederale di Cuneo, Roberto Moncalvo

Il presidente Alberto Cirio firma il manifesto di Coldiretti con le dieci priorità per l'agricoltura piemontese sotto gli occhi attenti del delegato confederale di Cuneo, Roberto Moncalvo

Alberto Cirio, sostenuto dal centrodestra, è il nuovo governatore della Regione. Entra a Palazzo Lascaris al posto del ricandidato uscente Sergio Chiamparino, appoggiato dal centrosinistra. Quali ripercussioni avrà il cambiamento per il comparto agricolo della provincia “Granda” e come ha funzionato la precedente Giunta piemontese? Lo abbiamo chiesto ai vertici di Coldiretti della provincia di Cuneo. A rispondere è il delegato confederale, Roberto Moncalvo.

Cosa vi attendete dalla nuova Amministrazione regionale? “Che sia concreta, che guardi la realtà, che si fidi di chi fa impresa e non metta i bastoni tra le ruote, che metta al primo posto ciò che serve al sistema produttivo, non i “lacci e i lacciuoli” che frenano e fanno morire sul nascere le cose buone. Che capisca che i tempi dell’impresa non sono quelli della politica. Che si riappropri del suo ruolo e non sia dipendente dalle paure o dalle indecisioni di qualche apparato burocratico. Il presidente Cirio si è già impegnato a perseguire le dieci priorità di Coldiretti per il cibo piemontese, firmando il manifesto che gli abbiamo presentato. Ora ci aspettiamo che le realizzi concretamente”.

Quali sono le priorità del territorio cuneese da portare sul tavolo del confronto? “Partiamo dalla più urgente, la frutta. Il presidente Cirio ha subito incontrato i lavoratori licenziati da Mercatone Uno. Un gesto significativo. Altrettanto dovrebbe fare con i frutticoltori della “Granda”, che rischiano di essere “licenziati” da un sistema e da una filiera sempre più vicini ad una moderna forma di schiavitù. I produttori vendono la frutta ai magazzini in estate ma sono pagati fino a nove mesi dopo, con prezzi al di sotto dei costi di produzione: se non è sfruttamento, questo.  Serve un vero e proprio piano di salvataggio e rilancio del settore, servono interventi che rivoluzionino una filiera malata con una regia regionale”.

Il Programma di Sviluppo Rurale? “Occorre organizzare la fase finale dell’attuale Psr, concentrando le risorse sulle principali misure dirette all’impresa agricola. E lavorare a un Psr 2021-2027 semplificato. Tra le misure del Programma da ridiscutere ci sono quelle sull’agroindustria: i soldi prelevati dai bilanci agricoli e dati alle industrie per i loro investimenti devono ritornare alle imprese agricole locali attraverso garanzie sugli approvvigionamenti e sul prezzo pagato, che non può attestarsi al di sotto dei costi di produzione. Bisogna precludere finanziamenti a chi utilizza prodotti di origine estera, come avviene per le industrie che spumantizzano nelle Langhe con mosti di importazione. Bisogna, infine, porre fine a bandi del Psr che, per il raggiungimento dei punteggi necessari ad entrare nelle graduatorie, obbligano gli agricoltori ad investimenti inutili”.

La semplificazione? “Su questo tema c’è una cosa che non deve essere ulteriormente discussa, ma solo attuata. Vanno resi subito operativi i “super Caa”, i Centri di Assistenza Agricola, come quelli che abbiamo in Coldiretti, dotati di grandi professionalità, che diventano i punti di riferimento degli agricoltori per le pratiche con la Pubblica Amministrazione. A loro, senza dover attendere i tempi di risposta dell’Ente pubblico, si potranno rivolgere le aziende per vedersi certificare il permesso a costruire, il riconoscimento della qualifica di imprenditore, il diritto ad ottenere l’indennizzo dei danni da fauna selvatica, ecc. In questo modo si eviterà, ad esempio, di aspettare due anni per poter costruire un pozzo, come ha denunciato lo stesso presidente Cirio. E la Pubblica Amministrazione potrà dedicarsi, meglio e di più, alla parte legislativa e di controllo. Non parliamo di ipotesi remote o fantasiose, ma di un modello di semplificazione già in atto in alcune regioni italiane”.

La montagna e i giovani? “Sono altre priorità. È urgente individuare le risorse che mancano relative alla prossima campagna per l’indennità compensativa a favore degli agricoltori che, operando in montagna, si impegnano in un’opera encomiabile di presidio e salvaguardia delle nostre terre alte. E occorre continuare a favorire l’insediamento dei giovani, da fuori e da dentro il settore rurale”.

L’utilizzo di prodotti agricoli piemontesi? “È fondamentale incentivarne l’uso nelle filiere, nella ristorazione collettiva, nelle attività turistiche e di pubblico esercizio, perché i nostri figli nelle scuole o gli ammalati negli ospedali o gli anziani nelle case di riposo consumino cibo locale, più buono e genuino. Allo scopo occorre una norma quadro che privilegi fortemente nei bandi le offerte in grado di garantire la fornitura di prodotti nostrani”.

Gli animali selvatici e l’acqua per irrigare? “Restano prioritarie le perenni emergenze su cinghiali, caprioli e lupi, che si abbattono sulle colture, sugli allevamenti e sull’incolumità delle persone e che non si risolvono a parole. Così come il problema dell’acqua che vediamo passare nelle nostre campagne senza poterla “trattenere”: è ora di realizzare un Piano organico sugli invasi”.

Cosa ha funzionato e su quali temi, invece, non ha dato risposte al mondo rurale la precedente Amministrazione Chiamparino? “Esprimere un giudizio sul passato sarebbe superfluo. Il lavoro di tutte le Amministrazioni è fatto di risultati apprezzabili e di altri meno felici. Siamo molto più interessati a contribuire con idee e progetti a costruire la nuova fase che si è aperta e che non può andare sprecata. Il futuro c’è, ne siamo certi. Ma ognuno deve fare la sua parte da subito in quanto i problemi, che pur ci sono, sono risolvibili”.        

Sergio Peirone

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