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Attualità | 21 giugno 2019, 14:46

"Su quel binario", le mie lacrime per i Battaglino che lasciarono Bra alla fine del 19° secolo

Dall’Argentina un toccante racconto che parla di fame e disperazione, di quando a cercare fortuna in altre parti del mondo eravamo noi. A ricordarcelo il pronipote di una coppia di emigranti di casa nostra, oggi popolare analista politico, giornalista e volto Tv a Cordoba

Foto dal blog di Roberto Battaglino (rbattaglino.com)

Foto dal blog di Roberto Battaglino (rbattaglino.com)

Con piacere pubblichiamo a seguire uno scritto di Roberto Battaglino, giornalista argentino nato ad Alcira Gigena (un villaggio situato nella provincia di Córdoba, in Argentina), apprezzato analista politico per Canal 12, rete televisiva più vista del paese sudamericano, e per "La Voz del Interior", terzo giornale più letto.

A inviarcelo il figlio, Juan Pedro, che ringraziamo. "Mio padre Roberto – ci racconta – è stato a Bra nello scorso settembre. Ha scritto un testo testo sul Battaglino che hanno lasciato Bra alla fine del 19° secolo e vorrei condividerlo con la comunità. Sarebbe per lui un bel regalo e per i lettori un invito a riflettere su un fenomeno – l’emigrazione – che riveste una parte fondamentale nella nostra storia: la storia dei discendenti dei piemontesi nel mondo".

 

SU QUEL BINARIO

"Su quel binario aspettavano Bernardino Battaglino e Anna Agosto. Al XIX secolo mancavano una manciata d’anni, e a loro avanzava gioventù e mancava futuro. Gli mancavano un futuro, una casa, un lavoro, dei progetti. La fertile terra del Piemonte, che aveva visto nascere e crescere tutti i loro antenati, aveva da dargli solo incertezza. Su quell’orizzonte ritagliato da Alpi e Appennini, le ombre erano sempre più scure.

Su quel binario, Bernardino e Anna ci sono andati con tutto ciò che avevano. Un paio di vecchie valigie di legno e un bambino di un anno. Devono averlo stretto forte, il bambino. Tanto quanto quella supina ignoranza rispetto al luogo dove il destino li avrebbe depositati.

Il treno ci avrebbe messo non meno di tre ore fino al porto di Genova. Lì bisognava aspettare, chissà quanto, che partisse una nave, che sarebbe rimasta una ventina di giorni in mare, che sarebbe arrivata al porto di Buenos Aires, dove sarebbero passati al sovraffollato Hotel degli Immigrati per poi prendere un altro treno, che li avrebbe lasciati da qualche parte nella pampa, così strana, così lontana, così difficile da immaginare per la giovane coppia che tremava sul binario della stazione di Bra.

Bernardino e Anna vagarono in lungo e in largo per le desolate pianure di Santa Fe e di Córdoba, per anni. Nacque mio nonno, il padre di mio padre. Gli lasciarono da mangiare e un posto dove vivere. Si sarà mai cancellata dai loro ricordi l’immagine di quel binario, di quando stavano per lasciare la loro terra sterile?

Sono stato su quel binario qualche giorno fa. Ho pianto. Ho pianto molto. Li ho visti lì, in piedi, mentre lasciavano il loro posto nel mondo, morti di fame e di paura, circondati da gente che fuggiva verso un luogo distante e terribilmente sconosciuto. Come avrebbe fatto anche il mio nonno materno pochi anni dopo, da un altro paese piemontese a pochi chilometri da Bra.
Quanta miseria deve affrontare un essere umano per decidere di lasciare tutto e andare verso l’incerto, lo sconosciuto, che non dà alcuna garanzia?

Ho pianto perché non sono mai potuti tornare. Perché se vedessero oggi quella zona desolata che lasciarono intorno al 1890 forse gli nascerebbe un sorriso al vederla prospera, attiva, sviluppata, in pieno progresso, piena di gente felice, legata al proprio posto nel mondo.

Ho pianto per tutto quello che devono aver passato per riuscire a trasformare queste desolate pianure degli inizi del XX secolo in uno dei Paesi più importanti al mondo. Per tutti quelli che, come me, sono nati dai germogli di questo albero piemontese, per quelli che sono qui e per quelli che non ci sono più.

Ho pianto perché loro sono arrivati senza poter scegliere, in un posto che non aveva le loro abitudini, né parlava la loro lingua. Perché con la loro istruzione elementare, hanno fatto sì che oggi ci siano già due generazioni di universitari tra i loro discendenti.

Ho pianto perché sono partiti piangendo dal loro Piemonte pieno di fame e miseria, e poco più di 100 anni dopo, questa è una zona di benessere e sviluppo. E questa Argentina, che loro hanno trasformato nel granaio del mondo, è oggi minacciata dalle ombre dell’instabilità permanente.

Ho pianto pensando che forse qualcuno dei loro discendenti partirà per cercare un binario come quello di Bra. Con lo stesso destino: dover lasciare la sua terra".

Roberto Battaglino
rbattaglino.com/en-ese-anden/
twitter.com/battaglino

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