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Attualità | 24 giugno 2019, 20:00

Ocm Vino Piemonte: in dieci anni 131 milioni di euro spesi in una promozione che troppo spesso guarda solo ai "mercati sicuri"

A Castagnito un incontro per fare il punto sulla misura sostenuta dall’Ue. Tra i dati emersi quello che il vino è il prodotto più colpito dal protezionismo estero: il Paese con i dazi maggiori è la Cina, seguita da Russia, India, Indonesia, Usa e Turchia

Ocm Vino Piemonte: in dieci anni 131 milioni di euro spesi in una promozione che troppo spesso guarda solo ai "mercati sicuri"

Sono stati 131 milioni di euro i soldi investiti dalle aziende piemontesi in promozione nei paesi extra Ue nell’ultima programmazione dell’Ocm Vino. La Regione ha sostenuto tali investimenti approvando 60 milioni di fondi comunitari, il resto è il contributo messo da 350 aziende vinicole e 5 consorzi di tutela, oltre a Piemonte Land of Perfection, che raggruppa tutti i consorzi di tutela piemontesi.

Il dato è quello che arriva da "2009-2019. Dieci anni di Ocm per il vino del Piemonte", incontro che, giovedì scorso presso la sede di Vignaioli Piemontesi a Castagnito, ha fatto il punto sulla misura entrata ufficialmente in vigore il 1° agosto 2009, dopo che l’Unione Europea aveva stabilito così il diritto a regolamentare il comparto vinicolo, stanziando contributi a fondo perduto alle aziende per la promozione all’estero.

I fondi Ocm sono stati spesi soprattutto sui mercati sicuri: Usa (40%), Cina (20%), Svizzera e Nord Europa (10%), Canada (9%), Russia e Giappone (8%). L’Organizzazione Comune del Mercato vitivinicolo entrò ufficialmente in vigore il 1° agosto 2009. Ai tempi si cominciava a capire che i concorrenti dell’Italia enoica non erano più i vicini di casa, ma i Paesi dove la viticoltura stava crescendo e modernizzandosi. Bisognava essere più competitivi per affrontare il futuro. Oggi è una certezza.

"Ma le aziende piemontesi non rischiano", commenta Daniela Scarzello, funzionaria della Regione Piemonte, che ha presentato un bilancio dei primi dieci anni di Ocm Vino in Piemonte. Scarzello ha spiegato come sono stati utilizzati i finanziamenti Ocm e quali traguardi si sono raggiunti, proponendo una riflessione sulle nuove sfide che gli imprenditori del vino piemontesi dovranno affrontare nei prossimi anni. "I piemontesi vanno a fare promozione sui mercati sicuri – conferma la funzionaria regionale –, ma il senso dei fondi europei dovrebbe essere quello di essere investiti in nuovi ed emergenti mercati. Tra l’altro, emerge che il vino è il prodotto più colpito dal protezionismo estero: il Paese con i dazi maggiori è la Cina, seguita da Russia, India, Indonesia, Usa e Turchia".

Scarzello ha incalzato i rappresentanti dei consorzi di tutela presenti in sala: "La Cina è un’opportunità? Vale la pena fare un piano sul Made in Italy solo per la Cina? La Russia è solo un mercato da difendere dalla contraffazione? Le politiche protezionistiche di Trump sono un pericolo per le nostre esportazioni? Quali sono i mercati emergenti interessanti?".

Di prospettive future ha parlato Tiziana Sarnari, analista di mercato Ismea, partendo dal dato dell’export: nel 2018, il Piemonte ha esportato 2,9 milioni di ettolitri di vino per un valore di 1 miliardo di euro. "Il settore del vino va bene, l’Ocm ha funzionato ma ora dove va il mercato? – si chiede Sarnari –. Entro il 2025, si ipotizza che il volume di produzione e di consumo cresca del 10%. Per il Piemonte la crescita è confermata anche nel primo trimestre del 2019 per le Docg e Doc rosse sono 74 mila ettolitri e un fatturato di 61 milioni di euro con +7% in volume e +11% in valore".

Non così bene per l’Asti spumante in crisi: nel primi tre mesi del 2019, segna una vendita di 52mila ettolitri, pari a 20 milioni di euro, ovvero -32% in volume e -16% in valore. "Aumenterà la fascia media dei vini, quelli tra i 5 e i 7 euro – avverte Sarnari –. E nella nuova Pac, che partirà in primavera, sarà importante il concetto di sostenibilità ambientale nelle vigne".

Stefano Massaglia, ricercatore dell’Università degli Studi di Torino, ha presentato una ricerca condotta in 103 aziende del Piemonte su come hanno investito i fondi comunitari e il grado di soddisfazione. "Emerge che le aziende più piccole hanno aumentato il fatturato – rileva Massaglia – come nei matrimoni, questo rapporto ormai di lungo termine ha trovato una sua stabilità, ma rimangono ampi margini di miglioramento con nuovi approcci e nuove strategie".

Redazione

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