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Attualità | 24 giugno 2019, 14:45

Saluzzo, sull’“annosa vicenda degli stagionali” “tutto il Consiglio comunale ha individuato alcuni elementi minimi condivisi”

Come annunciato, si è riunita la prima conferenza dei capigruppo, allargata a tutti i consiglieri. Calderoni commenta così la condivisione di alcuni aspetti: “Un piccolo ma significativo passo avanti!”. Ma Bachiorrini e Piano inviano una nota alla stampa locale: “Troppa incertezza di fronte ad un problema dalla gestione complessa e soggetto a mutamenti improvvisi”

Immagine di repertorio

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Così come era stato annunciato nel primo Consiglio comunale della seconda legislatura di Mauro Calderoni sindaco di Saluzzo, si è riunita la conferenza dei capigruppo, allargata a tutti i membri dell’assemblea cittadina.

Unico punto all’ordine del giorno: la situazione degli stagionali.

Il primo commento – a margine dell’incontro – è proprio quello del primo cittadino.

Calderoni annuncia che, su quella che lui stesso definirà “l’annosa vicenda degli stagionali” c’è “una base condivisa”: “Dopo tanti anni – le sue parole – le forze consigliari hanno finalmente individuato alcuni elementi minimi condivisi”.

Condivisione, stando alle parole del sindaco – si è avuta su tre temi.

Il primo: “Il sistema della frutta del saluzzese ha bisogno di questa manodopera che ormai rappresenta il 50% del totale”. Spazio poi, anche alla necessità di porre in essere “ogni sforzo per accogliere nelle aziende o in strutture della rete alloggiativa almeno le persone che lavorano”.

Infine, i nodi da sciogliere: “Allargamento della partecipazione delle aziende e dei comuni alla rete di accoglienza e aggiornamento di una normativa su incontro domanda/offerta di lavoro ormai inadeguata”.

“Tutte le forze consigliari – ha concluso Calderoni – valuteranno se e come intervenire politicamente presso i sindaci del territorio della propria area politico-culturale e coinvolgere altresì i livelli regionali e parlamentari espressione del territorio.

Un piccolo ma significativo passo avanti!”.

L’altra presa di posizione ufficiale risulta essere quella di (parte) della minoranza in Consiglio comunale. Fulvio Bachiorrini (FI) e Alessandra Piano (gruppo autonomo “Il coraggio di fare”) hanno inoltrato agli organi di stampa locale alcune loro riflessioni in merito.

“La passata Conferenza dei capigruppo – scrivono – ha ancora una volta messo in evidenza il tentativo da parte dell’Amministrazione Comunale di gestire una situazione che presenta circostanze difficilmente ponderabili a priori.

La frutticoltura saluzzese ha necessità della manovalanza dei migranti stagionali, ma questo non può essere assunto a postulato che lasci, successivamente, spazio a situazioni degenerative e socialmente delicate; nemmeno i cittadini saluzzesi possono farsi carico di costi che non competono loro, non solo dal punto di vista etico, ma anche civico.

Nel passato, le amministrazioni di sinistra hanno gestito la presenza dei migranti stagionali in modo improvvisato, tollerando e subendo la presenza di campi autogestiti.

Si prende atto che dopo le molte sollecitazioni, l’amministrazione civica, ha provveduto ad una gara ad evidenza pubblica per l’assegnazione del servizio di gestione del Pas all’interno dell’ex Caserma Filippi ed ha effettuato lavori edili per migliorare il livello di sicurezza della struttura.

Ciò non esime l’Amministrazione dalla circostanza che vengano garantiti il rispetto delle norme edilizie del Pas attraverso il rilascio di un verbale di regolarità igienico-edilizia, come si chiederebbe a qualunque cittadino in presenza di un intervento edile.

La struttura del Pas deve essere gestita con regole chiare e precise; non solo può accedere chi sia in regola con i permessi di soggiorno e munito di un contratto di lavoro, ma solo chi è assunto in aziende agricole di Saluzzo; la città non può farsi carico di costi che competerebbero ad altre comunità.

Non secondario è l’aspetto economico, relativo sia al costo di mantenimento (acqua, gas, luce e oneri manutentivi ordinari) delle due strutture, Pas e ‘casa del cimitero’ e quello del costo della cooperativa pari ad 150.536 euro.

Costi che, in questo momento, non sono stati quantificati, seppur in via preventiva, come sarebbe stato necessario, in quanto negli atti deliberativi comunali, emerge che gli impegni di spesa avverranno in relazione alle effettive esigenze, compatibilmente con le risorse finanziarie.

Non di meno, al momento attuale, non compaiono certezze in merito a contributi da parte di Fondazioni bancarie e dal Fondo FAMI (Fondo ausilio, migrazione e integrazione).

Troppa incertezza di fronte ad un problema dalla gestione complessa e soggetto a mutamenti improvvisi”.

Ni.Ber.

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