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Cronaca | 24 giugno 2019, 16:50

Non fu lei a inviare decine di lettere anonime a coppia di parenti: 40enne braidese assolta anche in appello

Dopo la battaglia a colpi di perizie calligrafiche andata in scena in primo grado il procuratore aveva chiesto una condanna a 2 anni e 6 mesi. La corte ha invece respinto le ragioni dell’accusa, scagionando l’imputata

Foto d'archivio

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Era stata assolta in primo grado dal tribunale di Asti. Ora è stata scagionata anche dalla prima sezione della Corte d’Appello di Torino la 40enne braidese imputata nel procedimento nato dalla denuncia di due coniugi, parenti della donna, anche loro residenti ai piedi della Zizzola, che avevano riconosciuto in lei la possibile autrice della vera e propria persecuzione compiuta in loro danno tra il 2012 e il 2014, tramite l’invio al loro domicilio di decine e decine di lettere anonime.  

Agli scritti, contenenti ora minacce – anche di morte –, ora semplici maldicenze, ora illazioni circa presunti amanti dei due, se ne affiancavano altri spediti dalla stessa mano all’indirizzo di terze persone, che si vedevano recapitati commenti negativi sui coniugi e sul loro operato.

Esasperata, la coppia si era rivolta a un perito calligrafo, il parere del quale li orientava a sospettare della parente, anche in ragione del fatto che la stessa conosceva bene le loro abitudini di vita.

Da qui la denuncia e l’istruzione di un processo aperto davanti al tribunale di Asti con le ipotesi di reato di diffamazione, sostituzione di persone e atti persecutori.

Fissata l’udienza preliminare, i coniugi si costituivano parte civile, mentre l’imputata – difesa dall’avvocato albese Roberto Ponzio – chiedeva il giudizio abbreviato.
In aula andava così in scena un serrato confronto tra il consulente grafologo dei coniugi, costituiti come parte civile, quello incaricato dal pubblico ministero – che aveva avallato e confermato le ragioni dei denuncianti –, quello della difesa – che invece contrastava le ragioni dell’accusa – e il perito grafologo nominato invece dal Tribunale.
Nel gennaio 2016 il giudice delle indagini preliminari Alberto Giannone assolveva imputata per "non aver commesso il fatto".

Sia l’accusa che le parti civili presentavano però appello, cosicché nei giorni scorsi le parti sono comparse nuovamente in giudizio, questa volta presso la Corte d’Appello torinese. Qui il procuratore generale ha chiesto l’accoglimento dell’appello, avanzando per la donna la richiesta di una condanna ad anni 2 e mesi 6 di reclusione, mentre la difesa chiedeva di respingere gli appelli. La corte si è infine pronunciata confermando la sentenza emessa dal tribunale di Asti e disponendo l’assoluzione dell’imputata.

L’avvocato Roberto Ponzio: "Finisce così un’odissea giudiziaria connotata di sospetti e perizie che hanno molto provato psicologicamente la mia assistita. Riteniamo di aver provato la sua innocenza ed estraneità ai fatti, avendo potuto dimostrare come la donna abbia una grafia diversa da quella riconoscibile nell’autore delle lettere anonime".

Ezio Massucco

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