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Agricoltura | 25 giugno 2019, 07:45

A Dronero, Serena e Devid, in quattro giornate di terreno, producono fragole per la catena di gelaterie Grom (FOTO)

Lei, laurea in Medicina Veterinaria, 40 anni, lui, Perito meccanico, nato nel 1976, si sono sposati nel 2007. Ma volevano un’attività che permettesse loro di stare vicino ai figli nel cammino di ogni giorno: condizione impossibile con i lavori precedenti. Allora hanno deciso un radicale cambio di vita. E adesso, nell’antica cascina rimessa a nuovo dell’Addolorata, in frazione Monastero, dove abitano, hanno anche il piccolo agriturismo “I Tre Porcellini” e, a breve, apriranno una agri-gelateria

Devid e Serena gustano le fragole appena raccolte nelle loro serre

Devid e Serena gustano le fragole appena raccolte nelle loro serre

Arrivando da Cuneo, prima di entrare in Busca, si imbocca la strada che conduce alla frazione di Castelletto. Oltrepassato il piccolo paese si raggiunge la borgata di Monastero  di Dronero, e, dopo un paio di chilometri, via dell’Addolorata. In mezzo alla campagna, vicino alla chiesetta che ricorda la Madonna, c’è il complesso agricolo gestito, a livello famigliare, da Devid Capraro e la moglie Serena Pozzetti, nati nel 1976 e nel 1979. Hanno tre figli: Elia, Iacopo e Pietro.

Lì, al numero 9, si trovano l’abitazione, la sede dell’azienda “L’Araba Fenice” e l’agriturismo “I Tre Porcellini”. Un luogo incantevole dove la fanno da padrone le preziose ricchezze della natura. Poi, prima di entrare in Dronero passando da Caraglio, lavorano i campi di “Santa Rita”: la loro terza struttura produttiva.

Il papà di Devid è veneto, la mamma è ligure e si sono sempre occupati di cibo, gestendo negozi di gastronomia nel Cuneese. Lui ha il diploma di Perito meccanico, con numerose esperienze lavorative e l’ultima di agente immobiliare a Dronero. I genitori di Serena sono originari di Dogliani. Lei, nata a Cuneo, consegue la laurea in Medicina Veterinaria nel 2003 e dopo esercita la professione a Borgo San Dalmazzo.

Si sposano nel 2007 e vanno ad abitare in quell'antica cascina dell’Addolorata di fine 1800, acquistata e ristrutturata durante quegli anni. Ma nel momento in cui scelgono di vivere insieme, si rendono anche conto che i lavori nei quali sono impegnati non li soddisfano più. “Una convinzione - dicono - ulteriormente rafforzata dal matrimonio. Volevamo vivere in mezzo alla natura e, pur non avendo ancora figli, trovare un’attività che ci permettesse, nel momento in cui fossero arrivati, di stare il più possibile vicino a loro. Obiettivo che le nostre occupazioni di allora non ci avrebbero consentito”.

Aggiunge Serena: “E’ stata una scelta di vita fondamentale per poterci dedicare alla famiglia. Personalmente, da madre, non mi sarei mai perdonata di averli privati di attenzioni perché si doveva sempre lavorare lontano da loro”.

Nel 2007 Serena abbandona la professione. Il 2009 vede la nascita di Elia. Nel frattempo lei e Devid pensano a un mestiere che potesse appagare il desiderio di entrambi e concretizzare quel sogno di accompagnare il cammino di vita dei figli. 

Poi nel 2012, viene alla luce Iacopo. Ed è proprio in quell’anno che prende forma la svolta famigliare. Devid continua a fare l’agente immobiliare, ma Serena, apre la prima azienda agricola. La chiamano “L’Araba Fenice”: una ripartenza come vuole la leggenda dell’uccello mitologico. Lei, in due giornate piemontesi di terreno accanto all’abitazione, acquistate nel 2011, con l’aiuto del marito quando ha del tempo disponibile, inizia la coltivazione delle fragole nelle canaline fuori suolo. All’interno di dieci serre e usando l’impianto di irrigazione a goccia.

Nel 2014 la famiglia cresce ancora con l’arrivo di Pietro. L’anno dopo Devid decide  di dedicarsi totalmente all’attività agricola, diventando titolare dell’azienda “Santa Rita”. Sono un altro paio di giornate piemontesi, affittate e non distanti dall’abitazione, vicino alla strada Caraglio-Dronero. Anche qui vengono lavorate le fragole sempre nelle serre, che sono sei e più grandi di quelle realizzate a Monastero. La messa a dimora delle piantine, però, avviene in suolo. Utilizzando il sistema tradizionale del telo biodegradabile per impedire la crescita dell’erba lungo le file della coltura.

In entrambi gli impianti, viene impiegato lo stesso metodo di coltivazione senza l’uso di sostanze chimiche. “Le fragole - sottolineano Serena e Devid - le mangiamo in campo senza lavarle e così fanno i nostri figli. Siamo tranquilli della loro assoluta genuinità”.

I vantaggi di lavorare in serra? “Il prodotto viene protetto dall’eccesso di acqua dovuto alle precipitazioni, dalla grandine e anche dal troppo sole che può bruciare la superficie molto delicata delle fragole”.  

QUALITA’ E SICUREZZA ALIMENTARE SU TUTTO

Serena e Devid: “Con il primo impianto di Monastero del 2012 inizialmente vendevamo a una cooperativa ed eravamo seguiti dai tecnici. Rispettavamo tutte le norme previste dai regolamenti italiani, già più severi degli altri Paesi europei, ma non eravamo soddisfatti. Con l’esperienza e il passare del tempo ci siamo resi conto che il sistema migliore era quello di ricreare quel micro ambiente in cui, ad esempio, sono gli insetti utili a contrastare quelli dannosi. Per favorire questo processo abbiamo anche effettuato dei lanci di insetti utili in modo che ora il processo si auto-genera. Siamo riusciti a ripristinare la natura nella sua essenza: un sistema perfetto, che sta in piedi da solo senza bisogno dell’intervento dell’uomo e tantomeno della chimica usata dall’uomo. Questo anche nelle due giornate dell’azienda Santa Rita”.

Praticamente sono produzioni biologiche? “Le fragole fuori suolo, per un’assurda legislazione, non sono considerate biologiche. Pur piantandole in sacche di fibra di cocco: perciò un materiale naturalissimo. Quelle in suolo devono avere intorno altro terreno biologico: è non è il nostro caso. Però, non ci è mai interessato avere la certificazione in quanto abbiamo capito che ottenere un pezzo di carta non è assolutamente sinonimo di qualità e di sicurezza alimentare per un prodotto. Dopo alcuni anni di lavoro possiamo dire che meno interviene la mano dell’uomo nelle colture, anche con i metodi biologici,  è meglio è per la natura. Le nostre fragole sono più bio del bio”.  

L’erba, soprattutto all’interno delle serre del fuori suolo, cresce rigogliosa nel terreno sottostante. E la pezzatura dei frutti è molto variabile. Segni chiari di nessun trattamento messo in atto: e questo rappresenta il miglior biglietto da visita per l’azienda.  

COME NASCE LA COLLABORAZIONE CON GROM

Siamo nel 2014. Devid è a cena insieme a degli amici. Uno di loro lo mette in contatto con l’allora responsabile qualità della famosa catena internazionale di gelaterie Grom. Lui manda una mail di presentazione del percorso produttivo delle fragole costruito insieme a Serena. “La comunicazione - spiega Devid - ha colpito nel profondo uno dei due titolari fondatori dell’azienda, Guido Martinetti, l’altro è Federico Grom. Ci siamo incontrati e abbiamo scoperto di condividere la stessa passione per il gusto del buono e la costante ricerca di materie prime eccellenti. Giorno dopo giorno è nata la collaborazione. Diventata totale a partire dal 2016. Vendiamo loro praticamente tutte le nostre fragole. A parte qualche cassetta che, soprattutto nel terreno di “Santa Rita”, ci viene richiesta dalle persone di passaggio lungo la strada molto frequentata”. 

Cosa significa per le vostre aziende l’opportunità di Grom?Un’ulteriore garanzia dei controlli della qualità e della sicurezza alimentare. Ma soprattutto una rilevante crescita dal punto di vista del percorso produttivo. Abbiamo sperimentato, contemporaneamente alla loro azienda agricola di Costigliole d’Asti, numerose varietà di fragole per arrivare a quelle che, per la trasformazione in gelato e dolci, presentavano le migliori caratteristiche organolettiche. E cioè: aroma intenso e una certa acidità. Adesso ne coltiviamo tre tipi: Dely; Joly e Clery. Tra l’altro le nostre, attraverso l’assaggio senza l’indicazione della provenienza, paragonate ad un'altra decina di produzioni, tra le quali quelle della loro azienda, sono state giudicate le migliori a livello gustativo. Una bella soddisfazione che ti ripaga delle tante fatiche di ogni giorno”.

Le tre varietà di frutti coltivati vengono raccolti senza picciolo. Però presentano uno svantaggio: la brevissima durata di conservazione. Allora Serena e Devid hanno un laboratorio a Caraglio dove abbattono la temperatura delle fragole: operazione che impedisce la proliferazione di eventuali microbi, mantenendone il sapore. Quindi, le congelano. Infine, le confezionano in cassette da dieci chili, le accatastano sui pallet e le spediscono a Mappano, in provincia di Torino, dove ha la sede il centro raccolta di Grom.    

E POI C’E’ L’AGRITURISMO

L’agriturismo, aperto nel 2018, in realtà, è un posto di ospitalità rurale famigliare. Qual è la differenza? Serena: “Si tratta di una possibilità offerta alle aziende agricole di somministrare pasti a quanti vengono, senza usare locali specifici e dedicati, ma impiegando la stessa cucina, la stessa sala da pranzo e gli stessi servizi igienici di cui ci serviamo noi. Praticamente è come se fossero degli ospiti della famiglia”.

Come è nata l’idea? Devid: “Grazie al lavoro dei miei genitori ho sempre avuto la passione della cucina. Mi piace e ci piace far da mangiare e mangiare. Come abbiamo applicato il metodo della ricerca dell’eccellenza nella produzione delle fragole, con l’agriturismo ci siamo posti lo stesso obiettivo. I cibi vengono elaborati utilizzando totalmente le nostre produzioni. Perché coltiviamo anche piccole quantità di ortaggi di stagione e altra frutta: mele; pere; pesche; albicocche; ciliegie; lamponi; mirtilli e more. Inoltre, alleviamo galline, conigli, pecore e capre. E sforniamo il pane. Lavorando come si faceva una volta in un luogo dove l’aria e l’acqua sono ancora pure come un tempo. Quanto ci manca, per preparare i piatti, lo cerchiamo tra le materie prime migliori sul mercato, prodotte come vogliamo noi, e da aziende locali. Quindi, a chilometro zero. La cucina è quella della tradizione italiana, influenzata dalle ricette piemontesi, liguri e venete delle nostre origini”.

Un motivo per cui le persone dovrebbero provare la vostra struttura? “Per ritrovare i gusti e i sapori dimenticati. Badiamo certamente all’estetica dei piatti, ma vogliamo soprattutto appagare il palato delle persone. Evitando accostamenti troppo arditi”. Serena: “Molte persone, dopo aver trascorso alcune ore da noi e assaggiato i cibi, ci dicono di essersi sentiti come a casa loro. E poi le pietanze hanno nei nostri tre figli dei giudici molto severi”.

I posti disponibili nell’agriturismo sono dieci.  

LE PROSPETTIVE FUTURE

Accanto all’abitazione c’è un meraviglioso giardino ombreggiato con tavoli e sedie per pranzare fuori o per un riposante momento di relax. Serve per gli ospiti dell’agriturismo, ma sarà utile per una prossima attività progettata dalla mente vulcanica di Devid. “A breve - spiega - apriremo qua a Monastero un’agri-gelateria. Abbiamo già tutti i macchinari nel laboratorio di Caraglio e direi che siamo pronti. Aspettiamo solo più alcune autorizzazioni. Useremo la nostra frutta. Ci crediamo e vogliamo fare anche questo nel miglior modo possibile. Chi verrà a trovarci potrà gustare un buon gelato prodotto da noi”.   

I PROBLEMI DEL MESTIERE AGRICOLO

Serena e Devid: “Le tante ore di lavoro che, in certi periodi dell’anno, diventano difficili da conciliare con l’intenzione di stare vicino ai figli. Ma, fino a ora, ce l’abbiamo sempre fatta. E poi le Istituzioni che dovrebbero snellire la burocrazia, rendendo meno complicata l’attività delle aziende”.  

LA SODDISFAZIONE PIU’ GRANDE

“Aver raggiunto - concludono Serena e Devid - il nostro obiettivo di vivere con i figli, in mezzo alla natura e in un ambiente semplice, ma sano”.       

Chiediamo ancora a Devid se ha uno slogan per promuovere l’azienda. Risponde senza dubbi: “L’eccellenza a 360 gradi”.

In effetti, lui e Serena hanno realizzato un sogno, costruendo un insieme di tre piccole e preziose aziende dove il buono e il genuino sono le colonne portati di un lavoro faticoso e impegnativo.

Salutandoci esprimono ancora un altro sogno: “La speranza è di vedere i figli continuare l’attività. Anche perché potrebbero sfruttare più strade a seconda della loro predisposizione: coltivare le fragole; gestire l’agriturismo o seguire la gelateria”.

Un desiderio che è anche il nostro augurio così da veder ricompensati i loro tanti sacrifici.     

Sergio Peirone

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