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Attualità | 26 giugno 2019, 10:19

Diano d’Alba, Giordano Vini risarcirà le 41 ex addette del suo servizio clienti

Sindacati annunciano il raggiungimento di un accordo con l’azienda dopo la causa di lavoro intentata alla casa vinicola di Valle Talloria. Intesa trovata anche con Koinè per una risoluzione consensuale del rapporto e l’accesso delle lavoratrici alla disoccupazione

La protesta delle ex lavoratrici Giordano, nel marzo scorso in piazza Duomo ad Alba

La protesta delle ex lavoratrici Giordano, nel marzo scorso in piazza Duomo ad Alba

"Non possiamo dirci soddisfatti, perché si sono comunque persi sul territorio 41 posti di lavoro, però, dopo tanta fatica e lavoro, siamo riusciti a ottenere per tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti il diritto alla disoccupazione e una notevole somma di denaro. Cosa per niente scontata vista la situazione di partenza".

Così le segreterie provinciali di Slc Cgil, Flai Cgil, Fistel Cisl, Fai Cisl e Uila Uil commentano i risultati appena ottenuti dal sindacato nella vertenza di lavoro ingaggiata sul caso delle ex lavoratrici Giordano Vini, risultati che saranno meglio illustrati nel corso di una conferenza stampa convocata per questo venerdì, 28 giugno, nella sede Cgil di Alba.

La storia è nota e riguarda la decisione di Giordano Vini, azienda di frazione Valle Talloria a Diano d’Alba, di affidare a partire dal 1° aprile scorso la commessa della gestione Servizio Clienti alla Comdata di Ivrea, e della volontà di quest’ultima di spostare la gestione dello stesso servizio presso la propria sede aziendale. Il risultato: 41 dipendenti (impiegati al momento del cambio appalto con Koinè Nord Ovest) si sono trovati nell’impossibilità di continuare a lavorare per non dover affrontare quotidianamente un viaggio di 280 km e una spesa di circa 50 euro per benzina e autostrada.

Preso atto del loro rifiuto al passaggio aziendale, le 41 lavoratrici sono state trasferite da Koinè alla sede di Brescia, ancora più lontana di quella di Ivrea. Alla perdita del lavoro, già di per sé pesante, si è così aggiunto il rifiuto da parte di Koinè di arrivare a una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro stesso. Conclusione che avrebbe consentito alle lavoratrici l’accesso alla Naspi (disoccupazione), anziché ritrovarsi senza stipendio e senza indennità di disoccupazione.

"Purtroppo – spiegano i sindacati – una parte di lavoratrici, nonostante il parere fortemente contrario del sindacato, ha deciso di assegnare le dimissioni e di dare mandato a tutelare i propri interessi a un avvocato privato, ritrovandosi oggi senza lavoro, senza indennità di disoccupazione e dovendo inoltre pagare a Koinè l’indennità di mancato preavviso. In questa difficilissima e pesante situazione il sindacato ha però continuato a lavorare nell’interesse di tutte le lavoratrici, facendo causa a Giordano Vini per violazione dell’art. 28, della legge 300/70 (Statuto dei Lavoratori, ndr) e arrivando infine a un accordo con l’azienda che garantisse in primis la sicurezza del lavoro (e della sede) a tutti i dipendenti rimasti ancora in Giordano Vini, dall’altra facesse ottenere a tutte le lavoratrici di Koinè una somma in denaro (10mila euro, ndr) a parziale risarcimento del danno subito. Allo stesso tempo abbiamo continuato a trattare con Koinè. Dopo innumerevoli incontri, si è riusciti ad arrivare a un accordo che consentisse alle lavoratrici ancora dipendenti, una risoluzione consensuale con diritto di accesso alla Naspi".

Redazione

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