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Attualità | 26 giugno 2019, 12:50

Il tristellato Enrico Crippa diventa il primo italiano nell’olimpo dei 50 migliori chef al mondo

Il 47enne cuoco brianzolo, dal 2003 alla guida del ristorante Piazza Duomo di Alba, confermato per il 7° anno consecutivo nella "The World’s 50 Best Restaurant". Ma rispetto al 2018 perde 13 posizioni, dalla 16ª alla 29ª

Enrico Crippa, all'ultima edizione del "Bocuse d'Or"

Enrico Crippa, all'ultima edizione del "Bocuse d'Or"

Non una novità, visto che in questa speciale ed esclusiva classifica dei cuochi migliori del mondo lo chef originario di Carate Brianza entrò nell’ormai lontano 2013, allora in 41ª posizione. Ma certo una positiva conferma, anche se consumata con un passetto indietro di qualche posizione: dalla 16ª piazza dello scorso anno alla 29ª odierna, ultimi termini di una serie iniziata nel 2013 (41°), e proseguita senza soluzione di continuità dalla 39ª del 2014 alla 27ª del 2015 e dalla 17ª del 2016 alla 15ª del 2017.

Parliamo ovviamente di Enrico Crippa, chef del "Piazza Duomo" di Alba, il celebre ristorante della famiglia Ceretto, produttori che nel 2003 hanno visto giusto, portando questo astro nascente della cucina italiana ai fornelli della loro esclusiva cucina con vista sulla cattedrale albese.

Di strada ne ha fatta davvero tanta da allora questo giovane cuoco, nato il 25 novembre 1971, formatosi alla corte e al fianco di mostri sacri della cucina italiana e non solo (su tutti Gualtiero Marchesi, Michel Bras e Ferran Adrià) e primo chef a portare le tre stelle Michelin su una piazza, quella di Langhe e Roero, che intanto, emulandone il primato, delle luminose stelle assegnate dalla celebre "rossa" ne ha intanto collezionate qualcosa come 17 (leggi qui), diventando uno dei più ricercati distretti della buona tavola italiana.  

Acquisito da tempo il massimo riconoscimento di marca francese, Crippa si è preso quello della "The World’s 50 Best Restaurant", che ieri, martedì 25 giugno, in quel di Singapore ha aggiornato la speciale classifica redatta sulla base di giudizi forniti da una platea di 1.040 esperti: chef, ristoratori, critici gastronomici) provenienti da tutto il mondo.

Una graduatoria che, tolti di mezzo i "best of the best" – i vincitori delle passate edizioni, ora ascesi a una speciale "hall of fame" (tra questi l’italiano Massimo Bottura e la sua Osteria Francescana di Modena, insieme a nomi quali El Bulli, The French Laundry, The Fat Duck, il Noma nella sua prima sede, El Celler de Can Roca e l'Eleven Madison Park) – quest’anno ha visto salire sul podio tre nomi tutti europei.

Sulla prima piazza abbiamo infatti il Mirazur di Mentone (Francia) con lo chef argentino Mauro Colagreco, seguito dal Noma di Copenhagen (Danimarca), nella sua nuova location, con René Redzepi, e in terza posizione Asador Etxebarri di Atxondo (Spagna) con Victor Arguinzoniz.

Con Bottura fuori concorso, Crippa risulta quindi il primo italiano della classifica, nonostante il passo indietro compiuto rispetto alla passata edizione, seguito a stretto giro – al 31° posto dal 23° del 2018 – da Massimiliano Alajmo, de "Le Calandre" di Sarmeola in Rubano (Padova).

A seguire – ma qui nella seconda metà di una classifica che quest’anno, in omaggio ai 120 anni del top sponsor San Pellegrino, si allunga fino a contemplare altrettanti classificati – figura Niko Romito, del Reale Casadonna a Castel di Sangro, in Abruzzo, che scende dalla 36ª alla 51ª posizione, insieme alle nuove entrate Mauro e Catia Uliassi da Senigallia (Ancona, 61esimi) e Riccardo Camanini del Lido 84 di Gardone Riviera (Brescia; 78°), che porta a casa anche il "Miele One to Watch Award 2019", menzione dedicata al locale "da tenere d’occhio".
Infine, nell’appendice sino alla 120ª posizione, Luca Fantin (107°), chef alla Ginza Tower di Tokyo, e Norbert Niederkofler (116°) col suo St Hubertus di San Cassiano in Badia (Bolzano).

Ezio Massucco

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