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Attualità | 26 giugno 2019, 18:51

Sciopero in Corsica: decine di piemontesi bloccati per 22 ore sul traghetto

Racconta uno di loro: "La tensione era altissima e ad un certo punto si è anche sfiorata la rissa con i dimostranti. Non abbiamo visto alcun intervento da parte della polizia francese"

Immagine di repertorio

Immagine di repertorio

C’erano anche una ventina di piemontesi, sulla nave Moby Zazà che alcuni giorni fa è stata bloccata in porto a Bastia per uno sciopero di lavoratori portuali corsi, che ha paralizzato il porto per oltre 22 ore.

“Abbiamo vissuto una situazione assurda e in certi momenti la tensione era così alta che abbiamo avuto paura. Ci siamo sentiti come dei sequestrati in balia di una trentina di lavoratori, o poco più, che hanno creato caos e seminato il panico e, nonostante la protesta sia durata diverse ore, non c’è stato l’intervento della gendarmerie francese. E questo ha alimentato la nostra sensazione di abbandono”.

Con queste parole un imprenditore piemontese racconta quelle ore vissute durante il rientro da una vacanza in Corsica. “Noi siamo arrivati in porto alle 9 - prosegue - perché la partenza era fissata per le 11 e da quel momento c’é stato impedito di ripartire, senza che nessuno ci desse una spiegazione. E siamo riusciti a salpare solo alle 8,30 del mattino dopo. Il personale della Moby ci ha dato assistenza, cibo e una cabina per dormire, ciò non toglie che la situazione che abbiamo vissuto è stata assurda, non degna di un paese civile. Inoltre c’é mancato poco che la protesta dei lavori - per carità comprensibile, sia chiaro - degenerasse fino ad un punto di non ritorno”.

Sulla Moby erano presenti 400 viaggiatori e il traghetto avrebbe dovuto arrivare nel porto di Genova alle 18.30. Ma così non è stato e, ad un certo punto, si è sfiorata la rissa.

“Poco dopo il nostro arrivo - prosegue nel suo racconto l’uomo che ha voluto mantenere l’anonimato - i corsi in sciopero hanno deciso di bloccare il porto, chiudendo le porte di ingresso sulla nave e rallentando le partenze ed impedire alle persone a bordo di muoversi.  Il nostro traghetto è stato caricato fino a metà e poi le operazioni sono state rallentate, con una cadenza di una vettura o di una moto ogni trenta minuti. Nessuno ci dava spiegazioni, il comandante della nave era sceso per cercare di trattare con gli scioperanti e la polizia non si vedeva. Ad un certo punto, siccome non avevamo informazioni, io ed una decina di altre persone siamo scese dal traghetto per andare dai manifestanti. E lì abbiamo rischiato che la situazione degenerasse, con gravi conseguenze”.

La tensione alta ed i nervi tesi da entrambe le parti, hanno infatti innescato una piccola rissa, sedata solo nel momento in cui i viaggiatori sono riusciti a rientrare sulla Moby e quindi a mettersi al sicuro.

Eravamo stanchi e soprattutto volevamo sapere a che ora saremmo partiti. Sulla nave c’erano donne e bambini, persone che dovevano rientrare al lavoro ma quando abbiamo chiesto spiegazioni ai manifestanti, questi si sono alterati a tal punto che hanno iniziato a spintonarci. E non siamo stati noi italiani ad iniziare la lite, come hanno detto alcuni giornali. Eravamo in una situazione di pericolo, in balia di una trentina di manifestati e per tutte quelle ore non abbiamo visto la gendarmeria francese. Noi eravamo tutti molto preoccupati ed infatti io mi sono messo in contatto con la Farnesina ed ho parlato con il nostro console, che era perfettamente a conoscenza della situazione. Ciò non toglie che la questione sia stata gestita male e ho il sentore che la diplomazia tra Francia ed Italia abbia lavorato affinché la notizia non arrivasse in tutta la sua gravità ai media".

NaMur

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