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Ad occhi aperti | 06 luglio 2019, 19:30

Il "continente-social", terra senza responsabilità - Neon Genesis Evangelion

Netflix e il nuovo adattamento italiano della celebre serie animata giapponese: come perdere un'occasione per non perdere un'occasione

Neon Genesis Evangelion

Neon Genesis Evangelion

Neon Genesis Evangelion è una serie tv animata di produzione giapponese del 1995, composta da 26 episodi realizzati da lo scrittore e regista Hideaki Anno e dallo studio Gainax.

Ambientata in futuro lontano nella città di Neo Tokyo-3, vede come protagonista il giovane Shinji, incaricato dalla misteriosa organizzazione Nerv di pilotare un gigantesco robot meccanico di nome “Eva” allo scopo di combattere una serie di creature aliene di incredibile potere conosciute come “Angeli”. Nulla, però, è davvero come sembra e la Nerv affonda le radici della propria attività in un disastro apocalittico passato...

Lo sappiamo tutti: la vastità dell'internet ha reso la cultura popolare un gigantesco e sterminato continente, parallelo rispetto a quello in cui viviamo tutti concretamente, con solo alcune tangenze in comune tra di loro.

E se nelle ultime settimane l'attenzione generale del secondo è stata catalizzata dalla questione Sea Watch 3, quella del primo ha visto come argomento principale il nuovo adattamento italiano della celebre serie tv animata “Neon Genesis Evangelion” (ritenuta da molti appassionati una delle più importanti e seminali mai realizzate), pubblicato sull'altrettanto celebre piattaforma di streaming Netflix.

Quale può essere il problema che ha travolto la comunità, tanto da spingere – è notizia di pochi giorni fa – Netflix a rimuovere l'adattamento dal proprio catalogo?

Per quanto di solito – e, a parer mio, nella maggior parte dei casi per pura moda – a disturbare maggiormente l'utenza sia la sfera del doppiaggio (nonostante il nostro paese possa vantare una delle più floride tradizioni di doppiaggio in tutto il mondo), il nocciolo della questione nel caso di Evangelion è stato l'adattamento: un passaggio precedente al doppiaggio e più relativo alla traduzione dei testi e dei dialoghi di un soggetto da una qualunque lingua straniera al nostro italiano; tanto per farla breve, l'adattamento – a opera di Gualtiero Cannarsi, già ben conosciuto e non troppo ben visto dalla comunità di appassionati – ha portato a un risultato sostanzialmente incomprensibile per qualunque spettatore (provare per credere, nel vasto internet di certo esistono ancora delle prove, nonostante la rimozione di Netflix).

E anche senza conoscere per forza la materia, è facile immaginare come un adattamento sintatticamente incomprensibile non sia proprio l'obiettivo principale in una serie tv che fa dei monologhi interiori tra i personaggi e dei rimandi alle tradizioni mistiche e occulte della cabala i propri principali punti di forza. Insomma: Evangelion è già sufficientemente complesso di suo, non era proprio il caso.

Ma tutto è bene ciò che è finito bene, no? La comunità di appassionati dell'intero stivale ha unito le forze, Netflix ha capito l'errore e ha ritirato l'adattamento dal catalogo. Giustizia è stata fatta, no? Non proprio.

Perché la comunicazione con cui il servizio di streaming ha messo al corrente il pubblico del ritiro dell'adattamento – fatta a mezzo social network – gli ha anche permesso di prendere le distanze in maniera netta dall'autore dell'adattamento stesso, indicandolo (con il proprio fare scanzonato e ironico, che negli anni è diventato cifra stilistica apprezzata dagli utenti) sostanzialmente come unico e vero responsabile. Come se Netflix, nel progetto, non avesse avuto alcun tipo di ruolo concreto.

Una mossa di marketing assolutamente comprensibile e, in fin dei conti, condivisibile. Ma che molti potrebbero definire con una singola parola, ben precisa: scaricabarile.

Insomma, mi rendo conto che a fronte dei tanti e molteplici e giganteschi problemi che la nostra società sta vivendo in questo periodo storico, l'adattamento errato di una serie tv non abbia sostanzialmente alcun peso. Ma credo anche che ce l'abbia – e ormai sarebbe ora che le cose cambiassero - , invece, la tendenza degli abitanti del grande “continente-social” ad allontanare da sé ogni responsabilità. In ogni tipo di situazione.

simone giraudi

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