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Attualità | 09 luglio 2019, 17:43

In Piemonte oltre 25mila giovani apprendisti, Confartigianato Imprese: "Mancano figure professionali formate"

A realizzare l'indagine basandosi su dati INPS, l'Ufficio Studi: in un anno sono state realizzate 13,6 nuove assunzioni tramite apprendistato ogni 100 nuovi rapporti U30 attivati

Foto generica

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In Piemonte negli ultimi dodici mesi sono 25.249 i giovani che sono entrati nel mondo del lavoro attraverso l’utilizzo dell’apprendistato nelle imprese. Un numero di gran lunga superiore ai 15.426 nuovi contratti under 30 a tempo indeterminato stipulati nello stesso periodo. 

Secondo l’indagine dell’Ufficio Studi di Confartigianato Piemonte, sui dati INPS, quest’anno in Piemonte si sono contate 13,6 nuove assunzioni con l’apprendistato ogni 100 nuovi rapporti under 30 attivati. Tale dato pone la nostra regione al quarto posto nazionale, subito dopo l’Umbria dove si contano 16,7 nuovi rapporti di apprendistato ogni cento nuovi rapporti attivati per under 30; seguono il Veneto con 14,2% e la Toscana con 13,8%. Tutto contro la media nazionale del 10,8%. 

In Piemonte – sottolinea Giorgio Felici Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – l’apprendistato continua a giocare un importante ruolo di sostegno per l’occupazione dei giovani. Questo contratto è una valida risposta per le opportunità di lavoro delle nuove generazioni”.

Bisogna, dunque, continuare ad investire sull’apprendistato – sottolinea Felici - per preparare i giovani ad entrare nel mercato del lavoro. E’ necessario rilanciare questa ‘palestra’ nella quale i giovani studiano e lavorano, anche per soddisfare le esigenze di un mondo che richiede competenze tecniche evolute imposte anche dalla rivoluzione digitale”.“Occorre, però, lavorare anche sull’immagine delle imprese artigiane per renderle più attraenti agli occhi dei giovani - continua Felici - . Ricordo che il 16,5% degli artigiani ha più di 60 anni, il 60% tra i 40 e i 59, appena il 5,5% ha meno di 30 anni”.

Due le soluzioni proposte da Confartigianato Piemonte per mantenere allineata la qualità dell’offerta e della domanda di lavoro.

La prima è la necessità di rendere lo strumento dell’apprendistato più appetibile dal punto di vista del costo del lavoro a carico dell'impresa, soprattutto al termine del percorso di apprendistato laddove ci sia l'assorbimento in azienda del giovane. La seconda è il consentire la valorizzazione del ruolo del maestro artigiano, l’unico in grado di trasferire al giovane le conoscenze e competenze utili per una corretta qualificazione professionale.

 In ogni caso, anche in Piemonte, nonostante la carenza di offerta di lavoro, tante imprese faticano a trovare figure professionali formate e preparate. In Piemonte, infatti, nel periodo compreso tra il 2018 e il 2019, le imprese hanno previsto 231.760 assunzioni, di cui 65.440 di difficile reperimento, pari al 28,2% del totale. 

Le professioni più difficili da reperire in Piemonte sono analisti e progettisti di software con una difficoltà di reperimento del 62,8% delle assunzioni, seguita da attrezzisti di macchine utensili e professioni assimilate con il 52,4%, da ingegneri energetici e meccanici con il 47,6%, da tecnici della vendita e della distribuzione con il 45%, da elettricisti nelle costruzioni civili e professioni assimilate con il 44,7%, da operai macchine utensili automatiche e semiautomatiche industriali con il 44,7% da meccanici e montatori di macchinari industriali e assimilati con il 44,6%, da installatori e riparatori di apparati elettrici ed elettromeccanici con il 43,9%, da cuochi in alberghi e ristoranti con il 41,9%, da meccanici artigianali, riparatori automobili e professioni assimilate con il 36,5%, da acconciatori con il 36,2%, da professioni sanitarie riabilitative con il 35,8% e da tecnici esperti in applicazioni con il 35,2%.

Dedicarsi a un’attività artigianale - conclude Felici - non è facile per un giovane neanche se ha il vantaggio di rilevare l’azienda di famiglia: la tassazione è devastante, l’accesso al credito è puramente teorico e, appena si apre una partita IVA, lo Stato dichiara al neoimprenditore una guerra sconsiderata che non si sognerebbe mai di intraprendere contro i cattivi pagatori. Perchè? Perché dovrebbe fare la guerra a se stesso”. 

comunicato stampa

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