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Politica | 09 luglio 2019, 07:02

Cuneo perde peso, il baricentro del potere politico si sposta su Alba

Il poker di rappresentanti in Regione, due nelle stanze dei bottoni (Cirio e Icardi) e due nelle fila dell’opposizione (Marello e Martinetti), aumenta il ruolo della capitale delle Langhe a scapito del capoluogo di provincia

Cuneo perde peso, il baricentro del potere politico si sposta su Alba

Che Alba fosse la capitale economica non solo del Cuneese ma di una vasta porzione del Piemonte non è una novità.

Tuttavia, dopo la recente tornata elettorale si deve prendere atto che non solo il potere economico risiede qui, ma anche il baricentro della politica si è spostato da Cuneo nella capitale delle Langhe.

Il presidente della Regione, Alberto Cirio (Forza Italia), è un albese e l’assessore alla Sanità, Luigi Genesio Icardi (Lega, unico cuneese in giunta) è di Santo Stefano Belbo. Ma l’area albese, non paga di aver fatto il pieno nelle posizioni di potere, ha occupato anche i due seggi di minoranza assegnati nel Cuneese.

L’unico consigliere regionale Pd eletto nella Granda è infatti l’ex sindaco di Alba, Maurizio Marello, così come l’unico esponente pentastellato eletto a Palazzo Lascaris è Ivano Martinetti, già capogruppo del M5S in Consiglio comunale sempre ad Alba.

Un poker che assicurerà alla Città delle Torri e al suo territorio, verosimilmente in maniera trasversale, una debita attenzione perché, si sa, per i “langhet” viene prima la propria terra e poi l’appartenenza politica.

Né va dimenticato che il sindaco di Priocca d’Alba, Marco Perosino, siede a Palazzo Madama, eletto nell’unico collegio senatoriale uninominale della Granda. Alba sa fare “cartello”: era così già ai tempi della Prima Repubblica e ancora così sarà nelle Repubbliche che seguiranno.

L’astuto governatore, prima ancora che venisse ufficializzata la sua candidatura, aveva confidato che mai avrebbe considerato avversario Marello (sindaco uscente del centrosinistra e quindi tale, almeno teoricamente), né alcun altro candidato della sua terra in qualsivoglia lista.

E infatti, durante la campagna elettorale, si è ben guardato dal dire ai suoi concittadini elettori di non votare Marello, una volta avuta la rassicurazione che avrebbero fatto la croce sul suo nome come presidente.

Per contro, il capoluogo di provincia non avrà rappresentanti in Regione e questo fa dire agli osservatori politici, sia di destra che di sinistra, che Alba, in questo quinquennio, farà la parte del leone rispetto alle grandi questioni oggi sul tappeto, dalla viabilità alla sanità.

E’ pur vero – potrebbe legittimamente osservare qualcuno – che il completamento dell’Asti-Cuneo non è problema che riguardi solo Alba, così come l’agognata apertura dell’ospedale di Verduno non interesserà solo l’Albese e il Braidese.

Resta il fatto, oggettivo, che Cuneo con le sue valli e il triangolo della pianura Saluzzo-Savigliano-Fossano con i relativi hinterland rischiano di diventare il ventre molle di un territorio che da tempo non ha più, da parte dello Stato e dei Governi succedutisi negli anni, quell’attenzione che dovrebbe meritare.

Si pensi alla surreale vicenda del Tenda bis, al tema del nuovo ospedale Santa Croce-Carle, alla difficile situazione degli ospedali di pianura il cui destino è quanto mai incerto, per non parlare della viabilità provinciale e regionale con le tante varianti e circonvallazioni al palo da decenni. Insieme a mille altri problemi, il presidente Cirio dovrà tener conto anche di questi aspetti.

Il suo predecessore cuneese, Aldo Viglione, 40 anni fa, partendo da Morozzo seppe guardare alla complessità della Granda nella sua interezza. Speriamo che altrettanto possa fare il governatore testè insediatosi, pur sapendo che il suo cuore batterà sempre forte per la “sua” Alba.

Giampaolo Testa

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