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Cronaca | 11 luglio 2019, 19:11

Processo per presunte truffe dei contributi europei: l’accusa chiede condanne da 9 mesi a 3 anni per cinque imprenditori agricoli

Le difese: “I pascoli furono realmente utilizzati”

Foto generica

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Il pm Alberto Braghin ha chiesto pene che vanno dai 3 anni e 3 mesi fino a 9 mesi per gli imprenditori agricoli E.G. di Marene, A.G. di Sant’Albano Stura, S.S. di Cherasco, G.B. residente nel Torinese e A.B. di Chiusa Pesio,imputati davanti al tribunale di Cuneo per i reati di truffa, malversazione e falso.

L’inchiesta denominata “Heidi” aveva portato nel 2015 all’arresto dell’intera famiglia titolare della cooperativa agricola “Il Falco” di Marene, che si erano assicurati un notevole numero di terreni, di proprietà comunale ma anche da privati, nella Granda e nel nord d’Italia. Alle aziende agricole socie della cooperativa, fra le quali c’erano anche quelle riconducibili agli imputati, avrebbero offerto un "pacchetto documentale" completo, utile per poter chiedere all'Unione Europea ingenti finanziamenti per attività di pascolamento (i cosiddetti PAC).

Secondo la tesi accusatoria varie sarebbero state le modalità dei raggiri: più aziende, compilando il “modello 7” sarebbero risultate utilizzatrici dello stesso appezzamento o avrebbero attestato l’uso di terreni non pascolabili in quanto irraggiungibili dagli animali. O, ancora, avrebbero fatto risultare il pascolamento di animali da parte di margari che in realtà non avevano portato nemmeno un animale.

In contestazione sono alcune domande di contributi per terreni nei comuni di Entracque e Valdieri, non ammissibili perché nella fase di controllo era stato rilevato il mancato rispetto dei requisiti per l’erogazione del finanziamento. L’Agea – agenzia per le erogazioni in agricoltura – costituita parte civile, ha chiesto risarcimenti nei confronti di tre degli allevatori di oltre 800 mila euro oltre a un danno di immagine stimato nel 10% del danno patrimoniale subito.

I difensori Alberto Leone, Stefano Barzelloni, Elio Botto, Francesco Gambino e Raffaella Giuliano sostengono che non fu messa in atto alcuna truffa perché, parlando di alpeggi di migliaia di ettari, gli imputati non fecero richieste per terreni che sapevano non potessero essere pascolati. Per altre porzioni, furono subaffittate “alla luce del sole e previa autorizzazione da parte dei Comuni”. Sui discussi “modelli 7”: “Non si è contestato che i modelli fossero falsi ma che fossero utilizzati in modo illegittimo: però fino al 2013 e forse al 2014 era lecito”.

La sentenza è prevista il 2 ottobre.



Monica Bruna

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